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Il Parlamento europeo vuole stoppare i negoziati di adesione per la Turchia

Roma, 24 nov. (askanews) – Il Parlamento europeo ha chiesto oggi con una risoluzione la sospensione dei negoziati di adesione con la Turchia, una decisione che Ankara considera nulla e che vede su posizioni avverse anche la maggior parte degli Stati membri. L’Italia ritiene che sia “fondamentale” tenere aperto “il sentiero di dialogo” con la Turchia, pur continuando a denunciare come “inaccettabili” le “frequenti violazioni dello stato di diritto”, ha detto ieri alla Camera il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. La risoluzione, sostenuta dai quattro principali gruppi dell’Europarlamento – conservatori, socialisti, liberali e Verdi – è stata approvata con 479 voti a favore, 37 contrari e 107 astensioni. Il testo “chiede alla Commissione e agli Stati membri di avviare un temporaneo congelamento dei negoziati in corso con la Turchia” per l’adesione all’Ue, alla luce delle purghe e delle diffuse violazioni delle libertà fondamentali scattate con il fallito golpe del 15 luglio.Le misure repressive adottate dal governo turco nell’ambito dello stato di emergenza sono considerate “sproporzionate” dal Parlamento europeo e – si legge nel testo – “attentano ai diritti e alle libertà fondamentali riconosciuti dalla Costituzione turca”, violando i “valori democratici fondamentali dell’Unione europea”. Gli eurodeputati hanno anche lanciato un monito sul fatto che un eventuale “ripristino della pena capitale da parte del governo turco dovrebbe portare a una sospensione ufficiale del processo di adesione”. Una linea rossa condivisa dall’Italia: la reintroduzione della pena di morte in Turchia, ha più volte chiarito in passato il ministro Gentiloni, sarebbe inaccettabile e determinerebbe l’automatica e definitiva interruzione del negoziato.La richiesta del Parlamento europeo è chiaramente una decisione dall’alto valore simbolico e diplomatico ma, di fatto, solo i governi Ue possono sospendere i colloqui con la Turchia. La risoluzione, dunque, non è vincolante, e la maggior parte degli Stati membri ha già espresso la propria contrarietà a un congelamento del negoziato con Ankara, nonostante i crescenti motivi di attrito con il Paese, in ultimo dopo “la gravissima vicenda dell’arresto del gruppo dirigente di opposizione”. Ieri, il capo della diplomazia italiana ha spiegato alla Camera che “l’ingaggio al dialogo” resta “il modo migliore per esercitare come Europa un’influenza decisiva su questo vicino così importante”. “Come Unione europea e come Italia non abbiamo alcun vantaggio a chiudere la porta in faccia alla Turchia”: “è in questa dinamica certamente complicata che bisogna muoverci, condannando episodi gravissimi e contemporaneamente lasciando alla Turchia la decisione se intende riprendere il percorso con l’Ue, conservando la dinamica che ha portato ad aprire capitoli del negoziato e l’accordo sulle migrazioni, oppure andare in direzione contraria”, ha spiegato Gentiloni.Da parte sua, il presidente turco Recep Tayyp Erdogan sempre ieri ha liquidato la questione come “priva di valore”, in una nuova invettiva contro l’Ue, che ha accusato di dare lezioni di diritti umani, mentre non sa proteggere i bambini che cercano rifugio in Europa. E questa mattina, il ministro turco per gli Affari europei Omer Celik ha definito “nulla” la risoluzione. “Non è una decisione che può essere presa seriamente per la visione che contiene e il linguaggio che pervade il testo”, ha detto Calik in una conferenza stampa. Coa/Int2

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