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Siamo una nazione senza la Capitale – Corriere.it

corriere.it – l’anomalia di roma. Siamo una nazione senza la Capitale  di Giovanni Belardelli

Può un grande Paese europeo non avere una capitale? Il quesito apparirà inverosimile, ma temo non lo sia. Quel Paese infatti esiste ed è il nostro.

È l’Italia, che da tempo si trova di fronte al lento ma apparentemente inarrestabile sprofondare di Roma in una fanghiglia melmosa fatta di scandali continui, del crescente degrado di ciò che un tempo si chiamava decoro urbano, della più totale carenza dei servizi essenziali, di un’amministrazione capitolina tanto elefantiaca quanto inefficiente. S

candali, degrado, carenza di servizi, inefficienza della macchina amministrativa che non sono certo di oggi, ma che oggi hanno raggiunto e superato il livello di guardia.

Non era mai avvenuto che in certe strade o piazze della capitale, continuiamo a chiamarla così, gli autobus rotti sostassero per giorni prima di essere rimossi.

E poche cose come quelle carcasse di mezzi pubblici, costretti a circolare per troppi anni a causa delle ruberie o dell’incapacità di chi doveva pensare a sostituirli, rappresentano i muti testimoni di quale sia la condizione attuale di Roma.

Una condizione che rischia d’essere accentuata dalla paralisi quasi totale della nuova giunta capitolina.

La prima che, per bocca del nuovo sindaco Virginia Raggi, non faccia più neanche finta di credere che la città possa avere un giorno una rete di trasporto sotterraneo, non dico paragonabile a quella delle altre capitali europee, ma almeno minimamente decente.

Tutto questo è avvenuto, e continua ad avvenire, nella generale disattenzione del resto del Paese, non escluso il presidente del Consiglio Renzi, per il quale Roma sembra essere solo il luogo fisico nel quale risiedono il capo del governo e le principali istituzioni.

Ma neppure il Pd o i partiti di quello che un tempo si chiamava centrodestra si sono distinti per particolari denunce, sollecitazioni, iniziative di fronte alla sostanziale perdita dello status di capitale che Roma ha subìto.

Non vi si sono distinti perché, avendola governata sia gli uni sia gli altri, sono stati corresponsabili di quella perdita e hanno tutti qualcosa, spesso molto, da farsi perdonare.

Dal canto loro, ai Cinque stelle non può essere imputato alcun ruolo particolare nella crisi dell’Urbe; ma è anche vero che, arrivati in Campidoglio, si sono mostrati per nulla consapevoli del carattere essenziale e strategico che per un Paese ha la sua capitale.

 Neppure i romani sembrano particolarmente sensibili allo stato di abbandono della loro città. Forse perché costituiscono ormai un amalgama composito e indefinito, formatosi attraverso successive immigrazioni dal resto della penisola, fatto sta che subiscono senza protestare gli autobus che non ci sono, le strade fatte ormai solo di buche e rattoppi, la spazzatura ovunque, l’assenza, quando servirebbe, della polizia municipale (anzi della «Polizia di Roma Capitale» come pomposamente e ridicolmente ha voluto chiamarsi).

In effetti non sembra esistere alcuna società civile romana che abbia davvero a cuore la città, nessun peculiare spirito cittadino come esiste in altri grandi centri del Paese.

Non si può ignorare che il disinteresse, a volte la vera e propria ostilità, degli italiani per la loro capitale può vantare radici antiche. Senza andare indietro fino a certe invettive antiromane di Savonarola, pensiamo all’identificazione tra Roma e la corruzione (economica e politica) diffusasi all’indomani della nascita dello Stato unitario.

Un’identificazione che ha avuto uno sviluppo nell’Italia repubblicana, a partire da un famoso articolo di Manlio Cancogni sull’Espresso di 60 anni fa: «Capitale corrotta, nazione infetta».

Certamente esiste anche un’altra immagine, questa volta non negativa, di Roma: quella della Grande bellezza, che colpisce, oggi come ieri, milioni di stranieri in visita nella capitale.

Ma la Roma del Colosseo e del Palazzo del Quirinale, abitato da papi e re prima che dai nostri presidenti della Repubblica, la Roma davvero unica dei grandi monumenti del passato non può sostituire quel che Londra, Parigi, Berlino sono per Inghilterra, Francia e Germania: il centro pulsante del Paese, una città che lo riassuma tutto come simbolo e come vetrina di modernità, efficienza, vitalità.

Precisamente quello che purtroppo Roma non è fin qui riuscita a essere.

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Sorgente: Siamo una nazione senza la Capitale – Corriere.it

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