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Società – Cercate ancora | Walter Veltroni | l’Unità TV

.unita.tv – Cercate ancora. La società chiusa genera autoritarismo, intolleranze e, al termine della notte, anche violenza. Allora non chiudetevi nei recinti, ma cercate 

Nel suo bel libro Confessioni di un ottuagenarioo Achille Occhetto compie un viaggio nella categoria filosofica della libertà. Si incontrano così Spinoza e Leopardi, Nietzsche e Gramsci.

Il cuore della ricerca di uno dei dirigenti della sinistra italiana che rimarrà, per il suo coraggio, nella storia del Paese, è il rapporto tra libertà e necessità, uno dei grandi temi che, in particolare dalla rivoluzione francese in poi, si è posto a definire la natura delle comunità umane.

Ma, a ben vedere, come un sottotesto implicito di quelle pagine lontane dal turbinio della vita quotidiana, si può leggere in esse qualcosa di ancora più attuale e profondo, persino di doloroso.

La coscienza cioè del legame che si va perdendo tra cultura e politica, tra ricerca e azione. Lo spessore del pensiero politico, in ogni tempo della storia, è dato dalla dimensione della speculazione intellettuale che lo accompagna. Perché essa stessa è figlia della fatica del dubbio, assai più squassante della semplicità volgare dell’invettiva.

I nazisti bruciavano i libri e gli stalinisti di ogni tempo hanno imprigionato scrittori e registi solo perché erano portatori del più potente strumento di libertà: il dubbio. La politica senza cultura è tecnica di potere. La politica, senza il desiderio di esplorare per capire le condizioni materiali e il pensiero del proprio paesaggio storico, si riduce a un teatrino di ombre.

In una delle sue pagine Occhetto cita una frase di Hannah Arendt, meravigliosa pensatrice del Novecento : «Se la conoscenza (nel senso moderno di know how, di competenza tecnica) si separasse irreparabilmente dal pensiero allora diventeremmo esseri senza speranza, schiavi non tanto delle nostre macchine quanto della nostra competenza, creature prive di pensiero alla mercé di ogni dispositivo tecnicamente possibile, per quanto micidiale».

Eccolo, il rischio di questo tempo meraviglioso e terribile. Che tecnica e conoscenza si allontanino, che il dubbio sia sostituito da nuove certezze di carta velina.

Che gli strumenti che la scienza ci mette a disposizione per legarci l’uno all’altro con la pretesa dichiarata di creare comunità virtuali in realtà finiscano, al contrario, per definire tribù omogenee, sempre più esaltate dalle loro convinzioni, sempre più impenetrabili per il dubbio, la ricerca, la contaminazione.

Che, insomma, a guisa di un mondo globalizzato che tende a costruire muri e a rifugiarsi impaurito nelle piccole identità, anche la rete, per sua natura aperta e attraversabile, finisca con il diventare una somma di rifugi blindati in cui i singoli appartenenti non fanno altro che rovesciare olio bollente su chi è diverso da loro. Ponti levatoi chiusi e senso dell’assedio.

Nulla di buono all’orizzonte, quando è così. La società chiusa genera autoritarismo, intolleranze e, al termine della notte, anche violenza. Quella aperta, seppure a fatica, produce la ricerca di una armonia che consenta la convivenza degli umani. Mi ha colpito in questi giorni, ad esempio, il clima di aggressione mediatica nei confronti di intellettuali che si sono dichiarati per il Sì al referendum.

Vengono, per le loro parole, fatti oggetto di attacchi personali, di intimidazioni verbali. E, chi mi conosce lo sa, la mia preoccupazione non cambierebbe se questo accadesse nei confronti di coloro che sostengono la posizione opposta.

Non rinunciate mai al dubbio, non regalate il vostro pensiero al pensiero di altri, abbiate passioni forti senza essere mai tifosi acritici, non smarrite la voglia di cercare. Ancora, sempre. Ho iniziato citando un libro.

Finisco alla stesso modo. La vita è divertente perché è carica di sorprese, di regali inaspettati. Sono andato a Cuneo per una presentazione del mio romanzo Ciao. Nell’auto che da Torino mi portava a destinazione c’era un giovane scrittore, un giornalista free lance poco più che trentenne, che, mia colpa, non conoscevo.

Mi ha parlato del suo lavoro e poi mi ha regalato il libro che sta per uscire, una raccolta di suoi reportage. In primo luogo mi ha colpito l’editore, Adelphi, non uso a pubblicare volumi scritti da giornalisti. Dunque doveva esserci qualche ragione speciale,se questo era accaduto.

Ho cominciato a leggere Storie dal mondo nuovo in albergo e non mi sono più staccato da quelle pagine. Raramente ho trovato qualcosa di più inusuale e godibile nella descrizione della realtà.

Daniele Rielli, ricordate questo nome, ha scelto luoghi e occasioni le più varie per raccontare, attraverso di esse, il grande caos che, allegro e inquietante come un clown, accompagna questo avvio di millennio. È stato in Parlamento nei giorni della elezione del presidente della Repubblica come nei casinò del Montenegro o al cospetto di ciò che resta di Frank Serpico.

Ovunque unisce la capacità di osservazione dei dettagli della realtà, il materiale più succulento che ci sia, con la evidente bisaccia di buone letture e le ali di una cultura pop contemporanea.

Il pezzo su Montecitorio mi ha fatto pensare alle magistrali pagine di Giampaolo Pansa sul Consiglio nazionale della Dc del 1975 poi raccolte in un volume intitolato Trent’anni dopo; quelle sulle partite a Hold’em a Budva invece mi hanno riportato al magnifico reportage che, da direttore de l’Unità , chiesi di scrivere a Sandro Veronesi in occasione dell’incontro di scacchi tra Spassky e Fischer che si svolse a Belgrado nel 1992.

Ho chiuso le pagine di Storie dal mondo nuovo con la duplice sensazione di aver capito un po’meglio il mio tempo e, soprattutto, di aver letto parole libere.

Come aria fresca e nuova. Parole non nate in uno di quei recinti chiusi, ovvi e grigi, ma nel luogo più libero dell’universo: la propria mente, che funziona a pieno regime solo quando non ha confini per il suo viaggio, sa essere imprevedibile, aiuta gli altri ad avere voglia di cercare. Speriamo sia davvero questo, e non il livore ottuso delle certezze e dei pregiudizi, “il mondo nuovo”.

Sorgente: Società – Cercate ancora | l’Unità TV

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