Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

.

L’HYPOCRITE

finestra-ii-180x300

DI GIANDIEGO

È davvero difficile capire come l’essere umano, nelle sue, manifestazioni collettive e nel pensiero che le sottende non riesca in alcun modo ad introdurre realmente la sete di cambiamento che a parole manifesta.

Ha qualche cosa a che fare con l’ipocrisia, ma nemmeno questa definizione, per quanto forte e marcata, riesce precisamente a definirne i contorni. La rassegnazione e la manipolazione del potere vi hanno gioco, ma non bastano nemmeno loro.

Vi è costante differenza fra le speranze e le necessità interiori e la manifestazione del proprio pubblico. Vi è una forma deteriore di adeguamento al ritmo all’onda, al sistema.

Noi mettiamo in discussione la struttura ecclesiale, abbiamo forme di fede assolutamente personalizzate, ma betteziamo e comunichiamo i nostri figli per inerzia e forma … difendiamo la scuola pubblica ma , potendo, mandiamo i nostri figli alle private. Aborriamo il sistema ma riempiamo le piazze vestiti a festa ed acconciati secondo Norma. Difendiamo di fatto la normalità, inconsapevolmente, ma costantemente ogni volta che ci troviamo individualmente e personalmente di fronte al diverso vero … non a quello formale.

Siamo connessi, in rete e cogliamo il suo divenire, spesso condividendo anche “visioni differenti ed asistemiche”, ma poi confluiamo fedeli davanti al video, preferendo magari quel che ci viene venduto come “critico”, ma ingrassando di fatto il sistema. Così come poi riempiamo le piazze di leader improvvissati e Masanielli 2.0, che vivono vite da miliardari.

Vestiamo alla moda, cerchiamo il capo “carino”, ci prepariamo per essere accettabili, ci arrendiamo al sistema ed alla sua struttura, accettiamo la tecnologia modaiola e le sue follie. Viviamo da occidentali, non vedendo affatto un’alternativa, nelle pratiche quotidiane, a questo modo di vivere. Deridiamo il vegano di turno, sbialnciandoci in considerazioni conformiste sulla natura umana e sul rapporto naturale.

Difendiamo l’omosessuale, ma nell’intimo aborriamo il transessuale chiassoso e il culattone molesto. Arriviamo a preoccuparci delle invasioni migranti, perchè non siamo razzisti, ma… Scordandoci l’uno, il tutto, la condivisione e l’orizzontalità. Ci indignamo per il femminicidio, ma manteniamo rapporti normalizzati con le nostre donne ed al contrario perliamo di forme di sensibilità e particolarità femminile, ma accettiamo ruolo e funzione sociale, ma soprattutto il modello di consumo, adeguandoci al “sentire” di una società squisitamente maschile.

Lo abbiamo sempre fatto e non a caso, nella realtà, non è cambiato realmente molto, anzi quasi nulla.

I rapporti di potere fra gli umani sono rimasti invariati, nei secoli, così come quellioi fra i viventi. Noi ci curiamo di loro, sterminandoli e dichiariamo normale, giusto e naturale il farlo.

Stigmatizziamo il sistema , ma accettiamo e ri-perpetuiamo la competizione, la verticalità il dominio del forte. Il concetto maschile, occidentale … arturiano e lo chiamiamo normalità, definendo impossibile qualsiasi forma alternativa.

Anche gli intellettuali, cosiddetti, progressisti, di arrendono di fronte a quella che viene definita Natura Umana, vissuta e definita come non modificabile e sostanziale.

Nella pratica parliamo di cambiamento, ma viviamo la normalità. Quasi senza accorgercene e non a caso neghiamo il fatto, anzi ci offendiamo se ce lo fanno notare. Rifugiandoci però nella nostra normalità casalinga, con rapporti delineati e soliti.

Negli anni sessanta e settanta, che definiremo dell’intuizione. Si era compreso in molte aree come il cambiamento passasse dall’uomo, dalla persona … dai rapporti fra le persone. Come la discussione non dovesse essere sulla forma del potere, non solamente, quantomeno, ma sul potere stesso e sulla sua qualità.

Questa consapevolezza però venne spesso derisa, il più delle volte definita secondaria, rispetto al piano economico e squisitamente politico, senza mai comprendere veramente quanto fosse impossibile che un umano impregnato di vecchia filosofia potesse davvero produrre nuovi sistemi d’organizzazione, senza ri-perpetuare internamente a questi rapporti le vessazioni, le prevaricazioni, la verticalità di sempre, inficiandoli quindi e privandoli d’ogni significato.

Su questo fronte i fallimenti, anche di portata storica e mondiale, anche profondamente radicati in quella che chiamammo politica o alternativa.

Non siamo realmente disposti a discutere il nostro modello di vita. Il che sarebbe, per altro, la risposta migliore alla condizione dissestata di questo pianeta e sarebbe anche un primo vero passo verso il cambiamento. Parliamo di accoglienza , ma non delle ragioni che l’hanno attualizzata e resa indispensabile. Ma quand’anche si affronti la tematica, con tutta la retorica e l’ipocrisia del caso, si parla d’altri, d’un occidente indeterminato, generalmente anglosassone, lontano da noi e dalle nostre personali responsabilità. Mentre facciamo la terza doccia giornaliera, alzando la temperatura del nostro riscaldamento o sistemando il condizionamento d’aria. O parlando attraverso i nostri computer riempiti di terre rare e componenti in leghe speciali, derubate ai paesi terzi. Un discorso a parte poi per coloro che non si riconosceranno in questo scritto, pensando di sé “Sì certo, ma non io!” … continuando poi la propria vita nel sistema.

si ringrazia foto(di)vagando per la foto

Sorgente: L’HYPOCRITE | DecreTento

Spread the love
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *