IL VANGELO NON DI DIFFONDE CON IL POTERE – Papa Francesco nell’omelia della messa per la chiusura dell’Anno Santo, celebrata sul sagrato di piazza San Pietro, ha ammonito: “Quante volte invece, anche tra noi, si sono ricercate le appaganti sicurezze offerte dal mondo.

Quante volte siamo stati tentati di scendere dalla croce: la forza di attrazione del potere e del successo è sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo, dimenticando in fretta come opera il regno di Dio.

Quest’Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all’essenziale”.

Il Papa ha così ha offerto una meditazione sulla regalità di Gesù, così diversa dalle regalità del mondo, e ha in particolare esaminato l’atteggiamento nei confronti di Gesù crocifisso, tanto lontano dalla figura di un re.

PELLEGRINI LONTANO DA FRAGORE – “Tanti pellegrini – ha osservato il Papa – hanno varcato le Porte sante e fuori del fragore delle cronache hanno gustato la grande bontà del Signore.

Ringraziamo per questo – ha esortato – e ricordiamoci che siamo stati investiti di misericordia per rivestirci di sentimenti di misericordia, per diventare noi pure strumenti di misericordia. E proseguiamo questo nostro cammino, insieme”.

GESU’ NON CONDANNA – “Davvero il regno di Gesù non è di questo mondo, Cristo è un re senza potere e senza gloria, sulla croce, sembra più un vinto che un vincitore, la sua regalità è paradossale”. E Cristo è un “Re che si è spinto fino ai confini dell’universo per abbracciare e salvare ogni vivente.

Non ci ha condannati – ha detto il Papa – non ci ha nemmeno conquistati, non ha mai violato la nostra libertà, si è fatto strada con l’amore umile che tutto scusa, tutto spera, tutto sopporta; solo questo amore ha vinto e continua a vincere i nostri grandi avversari: il peccato, la morte, la paura”. Un concetto, quello di regalità di Cristo contrapposto alle ‘regalità’ del mondo su cui il Papa ha insistito molto.

“Sarebbe poca cosa credere che Gesù è Re dell’universo e centro della storia, senza farlo diventare il Signore della nostra vita: tutto ciò è vano se non lo accogliamo personalmente e non accogliamo anche il suo modo di regnare”. In un passaggio successivo: “Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi e crede che sia sempre possibile ricominciare, rialzarsi.

Chiediamo anche noi il dono di questa memoria aperta e viva”.

GRAZIE ITALIA – “Saluto con deferenza il Presidente della Repubblica Italiana e le Delegazioni ufficiali presenti. Esprimo viva riconoscenza ai responsabili del Governo italiano e alle altre Istituzioni per la collaborazione e l’impegno profuso. Un grazie caloroso alle Forze dell’Ordine, agli operatori dei servizi di accoglienza, di informazione, sanitari e ai volontari di ogni età e provenienza”.

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