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MediaVillage – I moderni aruspici | l’Unità TV

Tutti vogliono sempre conoscere in “anticipo” la volontà di chi conta attraverso strumenti divinatori, uccelli che volano o inchieste sociologiche che siano

Venerdì si è chiusa la “grande bouffe”dei numeri e dei titoloni sui numeri. Poco importa se poi la verità delle urne li confermerà o li smentirà. Quel che conta è che i moderni aruspici abbiano avuto la possibilitá di
scrutare il cielo e di emettere i loro verdetti. Ognuno li ha interpretati in base alle proprie aspettative o alle proprie esigenze comunicative. In qualche caso sono stati trasformati in strumenti di propaganda. Ci vuol poco a fare una sintesi dei dati pubblicati. Li riassumo con lo slogan usato da uno studioso, Pierangelo Isernia, in occasione della presentazione di una ricerca particolare fatta dal Dipartimento universitario che dirige: “il Sì convince, ma non vince”.

Quasi tutti sono d’accordo: il No è più o meno avanti, specie se non si entra nel merito della riforma. Comunque tutti gli osservatori, questa volta, hanno aperto un paracadute per evitare, se possibile, difficili atterraggi post- elettorali: un giudizio definitivo è difficile darlo perché sono ancora troppi gli indecisi e ancor più numerosi sono i cittadini che ancora non sanno se andranno a votare. Troppo recente è la sbornia presa dai sondaggisti statunitensi perché non si affacci, anche tra i nostri, una qualche preoccupazione. E qualche mal di testa. In base a quanto letto, però, non c’è elezione – elezione americana che tenga.

La dinamica è andata avanti come se nessuno avesse messo in conto gli effetti di quel cortocircuito tra media e sondaggi che, negli Usa, ha portato allo svuotamento delle previsioni in campo politico. Prima dell’ultimo clamoroso fallimento vi erano già stati segnali preoccupanti anche in casa nostra. La macchina delle previsioni oggi andrebbe tarata, introducendo non solo algoritmi più efficaci ma anche nuove tecniche per analizzare comportamenti e disagi sociali, paure, speranze e stili di vita dei cittadini chiamati al voto.

L’autoreferenzialità del sistema dell’informazione non aiuta a cogliere i mutamenti in atto: il più delle volte i diversi media s’inseguono, copiandosi. Basta guardare le aperture nei giorni scorsi delle principali testate tutte dedicate al tema. Non è dato sapere se in que st’ultima occasione le principali società di sondaggio abbiano o no apportato correzioni al tradizionale modo di operare. Nella baruffa in corso tra i sostenitori dell’una e dell’altra tesi, le persone tendono a difendersi perché non vogliono essere strattonate o costrette a schierarsi. Per questo il numero degli indecisi è così alto: l’e strema drammatizzazione del confronto giova a chi vuole che gli elettori si chiudano in casa. Se il confronto si trasforma in scontro e se si vive in clima di perenne scomunica, le persone possono essere indotte a non pronunciarsi.

Se si scorrono i titoli dei giornali, parole come allarme, rischio, bufera, scontro, ormai la fanno da padrone. Questo clima non avvicina i cittadini alla normale pratica democratica e corre il rischio di creare barriere difficili poi da abbattere. È qualcosa di più specifico anche rispetto alla già nota “spirale del silenzio”: le persone, proprio per effetto di questo conflitto esasperato, tendono a nascondere le loro opinioni su un tema che appare così controverso. Cioè stanno attente a non esprimersi specie se questo vuol dire esporsi, isolarsi, o non sentirsi compresi o rispettati dall’a m b i e n te circostante. E l’ambiente circostante, in questi anni, non è più il bar sotto casa o il circolo aziendale o la sezione di partito, ma i social. Facebook sembra diventato un ring o il luogo dove si pratica la moderna gogna. Facile sprizzare veleni su chi la pensa in modo diverso da te, facile il tifo da ultras.

Trump ha vinto una campagna, va ricordato, fatta d’insulti, di accuse, di notizie false diffuse ad arte nella Rete. Ecco perché l’ultimo miglio è importante, molto importante. Anzi, decisivo: alla fine prevarrà chi saprà spiegare meglio, e più pacatamente, i contenuti della riforma; chi starà lontano dall’as tio sociale; chi saprà parlare a quei cittadini che non sanno ancora se andranno a votare.

E ci andranno molti, molti di più, se si eviteranno le crociate. Fare i sondaggi è difficile e non solo perché sono complessi i modelli matematici e ingegneristici che vengono usati. Ma soprattutto perché i secoli volano ma alcune attitudini umane restano, seppur con molte varianti, quelle di sempre. Nei giorni scorsi conversavo con Maurizio Bettini e la sua cerchia di filologici e antichisti proprio sui sondaggi. Siamo finiti a parlare di quale ruolo avesse la divinazione per i romani. Prima di attaccare battaglia, infatti, o al momento di convocare un’ass emblea, osservavano il modo in cui volavano certi uccelli per conoscere in anticipo qual era l’orientamento degli dei. Erano favorevoli o contrari? Facile per gli antichisti dire che i sondaggi sono l’equivalente moderno della divinazione romana, con l’aggiunta che oggi la volontà degli elettori ha sostituito quella degli dei, come del resto è logico in una società democratica di massa. Tutti vogliono sempre conoscere in “anticipo” la volontà di chi conta attraverso strumenti divinatori, uccelli che volano o inchieste sociologiche che siano. E come gli aruspici, anche i moderni sondaggisti a volte prendono delle cantonate. Che scrutino, anche loro, il cielo. Con apprensione.

Sorgente: MediaVillage – I moderni aruspici | l’Unità TV

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