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Cari Gianni, Giuliano ed Enrico, la sinistra deve stare dalla parte giusta | Stefano Fassina

In vista del referendum costituzionale del 4 dicembre, la categoria dei pontieri della sinistra si arricchisce ogni giorno di grandi personalità. I barbari sono alle porte. Dobbiamo stare uniti. Tutti a difendere la cittadella assediata. La revisione costituzionale è regressiva e debilita fondamentali funzioni di garanzia e autonomie territoriali? Non importa, il pericolo è l’instabilità, tanto governeremo sempre noi, insieme all’establishment. Sempre noi? L’Italicum, approvato con un voto di fiducia al Governo Renzi, consegna il Governo del Premier assoluto a Beppe Grillo, grazie al ballottaggio. No problem, con la copertura del Presidente emerito Giorgio Napolitano e il campione liberal-democratico Eugenio Scalfari, democratici a la carte, lo cambiamo. La legge elettorale la scrive, per il proprio tornaconto, chi ha la maggioranza pro-tempore. Ma, così, facevano Berlusconi e la Lega Nord con il “Porcellum”. Contraddiciamo la stessa cultura della democrazia costituzionale che vorremmo salvare. Pazienza. Il Pd non veleggia più oltre il 40% dei consensi, le elezioni amministrative indicano senza pietà le disfatte al secondo turno. Quindi, cancelliamo il ballottaggio.

Caro Gianni, caro Giuliano, caro Enrico, raccomandate appassionatamente unità. Ma uniti per fare che cosa? Uniti per il Jobs Act, per la cosiddetta Buona scuola o le trivelle facili? Uniti per una legge di Bilancio che, in linea con le precedenti, insiste su bonus elettorali, ulteriori tagli camuffati alla Sanità e politiche supply side, quando sarebbe necessario un piano keynesiano di investimenti? Uniti per chi vuole il Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) e il Ttip (Trans-Atlantic trade investment partnership) e considera un intralcio il voto dei parlamenti nazionali? Uniti con chi continua a applicare un’agenda neo-liberista sempre più soffocante, ma finge di essere altro e toglie la bandiera della Ue oramai fuori moda? Uniti con chi sta con i signori della globalizzazione e considera Sergio Marchionne il suo mito?

Caro Gianni, caro Giuliano, caro Enrico, con grande rispetto, vorrei dirvi che l’unità spalanca le porte alle forze regressive senza radicali discontinuità sull’euro, sul lavoro, sulla scuola pubblica, sulla sanità, sulla funzione dello Stato nazionale e sulla democrazia. Come si può non vedere che il popolo delle periferie ha abbandonato la sinistra storica perché la sinistra storica è stata subalterna e corresponsabile dell’agenda neoliberista, dell’euro e del mercato unico, scelte che hanno umiliato il lavoro e marginalizzato larga parte delle classi medie? Senza radicali discontinuità di paradigma culturale e politico e di classe dirigente, l’unità inibisce ogni possibilità di ricostruzione di una forza politica dalla parte del lavoro. Il ‘900 è finito. Con la Brexit e Donald Trump, è finito anche il neo-liberismo globale e finanziario. Fukuyama è stato clamorosamente smentito. History is back, scrive The Economist. La sinistra vuole provare, controcorrente, a rappresentare il popolo delle periferie economiche, sociali, culturali o si rassegna a stare con il compassionate establishment politicamente corretto? Fuori da una discussione autoreferenziale e politicista, è evidente che la vittoria del Sì rafforzerebbe un impianto economico, sociale e politico insostenibile e allargherebbe la faglia tra il Pd e il popolo delle periferie.

Caro Gianni, caro Giuliano e caro Enrico, la vostra legittima posizione per il Sì contraddice il fine unitario. La condizione per aprire un confronto costruttivo è la sconfitta della revisione costituzionale, tappa conclusiva di un percorso regressivo. La sinistra deve stare dalla parte giusta della faglia.

Sorgente: Cari Gianni, Giuliano ed Enrico, la sinistra deve stare dalla parte giusta | Stefano Fassina

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