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Renzi in campagna permanente: “Ci servono 15 milioni di voti” – La Stampa

L’abbraccio tra Matteo Renzi e Barack Obama ieri a Berlino durante la visita del presidente Usa

lastampa.it – Renzi in campagna permanente: “Ci servono 15 milioni di voti”Raffica di impegni elettorali per il presidente del Consiglio. “I sondaggi hanno già sbagliato”. E glissa sull’ipotesi dimissioni. 

fabio martini
roma – A mezzogiorno se ne è andato dal palazzo della Cancelleria di Berlino senza dire una parola, lasciando i giornalisti con i microfoni in mano.

Poco prima Matteo Renzi aveva incontrato per due ore i capi di governo di Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna convocati per un summit crepuscolare: l’addio a Barack Obama, appositamente arrivato dagli Stati Uniti.

Ma Renzi ha fatto di tutto per far scivolare questo evento, che forse rischiava di “schiacciare” la sua immagine su quella dell’Obama uscente: silenzio all’uscita e persino sul sito del governo, solitamente generoso di immagini del leader, soltanto otto foto e un breve video.

Significativamente è iniziata così una delle giornate più tambureggianti di Matteo Renzi che oramai da due mesi sta conducendo quella che probabilmente resterà come la più massiccia campagna elettorale nella storia della Repubblica.

Una giornata che racconta il personaggio e il suo impegno totale e super-personalizzato alla causa del Sì: alle 8 del mattino partenza per Berlino; dalle 10 alle 12 summit per salutare Obama; alle 13 di nuovo in volo per Roma; alle 16 convegno dei giovani dell’Ncd di Alfano; alle 18,15 conferenza stampa sui 1000 giorni; alle 1930 a “La 7” da Lilli Gruber; alle 21 decollo per Bari, alle 22,15 manifestazione per il Sì nel capoluogo pugliese.

Da Obama ad Alfano, da palazzo Chigi a Bari vecchia, in tutte le occasioni Renzi si è sforzato di mostrarsi sorridente, spiritoso, non aggressivo, che mette persino nel conto una sconfitta al referendum, come se la cosa non lo turbasse più di tanto e dunque con un’immagine capovolta rispetto a quella – onnipresente, auto-elogiativa, aggressiva con tutti i dissenzienti – che gli ha drasticamente ridotto i consensi, al punto che – a 17 giorni dal voto – tutti i sondaggi (nessuno escluso) danno in testa il No. «Nel 2016 i sondaggi non hanno azzeccato un solo risultato, non è che devono iniziare questa volta – scherza -. La partita è aperta».

Un Renzi soft che ha lanciato messaggi soft, decisamente ambivalenti. Utilizzerà il consueto escamotage di tanti politici di produrre messaggi ansiogeni?

«Se evochiamo la paura, non andiamo da nessuna parte», dice nella conferenza stampa di palazzo Chigi ma poco prima aveva detto: «Se si fanno le riforme, il Pil va su, senza le riforme sale lo spread».

Aggiungendo: «E’ logico che sia così», una chiosa soggettiva, per ora non dimostrata. Ambivalente anche nelle risposte alla domanda: se vince il No, lascia o non lascia palazzo Chigi?

Ecco le diverse risposte di Renzi: «Rispetteremo il risultato con grande tranquillità», «Cosa accadrà al governo?

Lo sapremo solo vivendo…»; «questo governo è nato per fare le riforme, ma verificheremo la situazione politica…».

Una risposta in dissolvenza che non è diventata più chiara, quando Renzi ha detto in tv: «Chi fa il premier deve sperare che chi viene dopo farà meglio, certo io non sono nato per fare un governo tecnico. Se si cambia e si continua ci sono, se si torna alla grande accozzaglia che è la base politica del No, che sono sempre i soliti politici, se vogliono galleggiare, che gestiscano loro il paese. Io non sono capace a fare inciuci e accordicchi».

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Dunque, Renzi non dice più, neppure in queste ultimi giorni, che la vittoria del No comporta le sue dimissioni irrevocabili da palazzo Chigi. Si lascia la porta aperta. Ovviamente sperando che vinca il Sì.

E anzi Renzi ha svelato anche le sue stime: «Si vince, secondo le mie previsioni, con il 60 per cento di affluenza, con 15 milioni di voti per il «Sì» o per il «No», quindi è fondamentale portare tanta gente a votare». Le firme false dei grillini in Sicilia? «È un problema loro, io sono garantista». S

e vince il sì al referendum nel Pd ci sarà spazio anche per chi ha votato no? «Non c’è ombra di dubbio, il Pd è un partito democratico, che vinca il sì o il no partirà la fase congressuale».

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Sorgente: Renzi in campagna permanente: “Ci servono 15 milioni di voti” – La Stampa

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