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Il mondo non può attendere: dichiarazione di Marrakech

La dichiarazione finale della società civile presenta a Marrakech in occasione della COP22

Da Marrakech la dichiarazione finale della società civile presente alla COP22, tradotta dai/lle nostri/e attivisti/e

Noi, movimenti sociali marocchini, magrebini, africani e internazionali, riuniti a Marrakech in occasione della COP22 riaffermiamo la nostra determinazione a costruire e difendere la giustizia climatica, e specialmente ad agire per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C – secondo l’impegno assunto a Parigi da tutti i capi di Stato e di governo.

Il mondo non può attendere.

Ovunque, le disuguaglianze sociali stanno crescendo, i diritti regrediscono, i conflitti e le guerre si moltiplicano o si arenano. I nostri popoli sono oppressi e la biodiversità si estingue. Le conseguenze del cambiamento climatico sono particolarmente forti in Africa e nei paesi del Sud.
I record di calore che hanno attraversato tutto l’anno 2016, la successione di cicloni, uragani, inondazioni, incendi boschivi, siccità, ci ricordano che il cambiamento climatico è una realtà che colpisce già centinaia di milioni di persone – in particolare il flusso di migranti strappati dalle loro terre e gettati nei mari a rischio della loro vita. Noi sappiamo che la differenza tra i 1,5°C et 2°C di riscaldamento non è matematica ma una questione di vita o di morte. I movimenti e le organizzazioni della società civile stanno scoprendo che i negoziati internazionali sul clima guideranno le riforme politiche indispensabili, e pensano che continuare il movimento per la giustizia climatica sia una priorità. Noi denunciamo anche la presenza di multinazionali inquinanti e criminali all’interno della COP. La COP non dovrebbe essere trasformata in un’operazione di “greenwashing” dai governi che non rispettano i nostri diritti e le nostre libertà.

Zero fossili, 100 % rinnovabili: il nostro orizzonte, la nostra lotta

Contenere il riscaldamento globale a 1,5 °C significa lasciare i combustibili fossili sotto terra, a partire dagli idrocarburi non convenzionali. Noi invitiamo pertanto i leader del mondo a congelare lo sviluppo di nuovi progetti fossili e a perseguire la giusta transizione verso un futuro al 100% rinnovabile e democratico. L’industria fossile sta portando avanti una battaglia per la propria sopravvivenza. Noi sappiamo che dobbiamo mobilitarci per bloccare i suoi progetti distruttivi ovunque sarà necessario.
Dobbiamo lottare anche per non essere privati delle alternative: stiamo lavorando a una trasformazione sociale, ecologica, femminista e democratica e quindi per costruire i posti di lavoro di domani.
Esigiamo anche un controllo cittadino sui fondi verdi, così che il 50% dei finanziamenti possa andare ai progetti e alle strategie basate sulla comunità e gli ecosistemi.

E’ l’unico modo per uscire dal modello produttivista estrattivo, sottomesso alle regole del mercato e non cadere nella trappola dell’economia verde e delle false soluzioni: il nostro avvenire non dipende dalla mano invisibile del mercato ma dal potere dei popoli del mondo intero.

Contro Donald Trump e il suo mondo…

Alcuni utilizzano la crisi sociale per giustificare delle politiche reazionarie,conservatrici, razziste,sessiste,che non fanno altro che aumentare le ingiustizie climatiche. Donald Trump non è che l’ultima incarnazione di questo nazional-populismo autoritario, che minaccia in primo luogo le donne, le persone di colore, i migranti, i musulmani e i più poveri tra di noi.

…un clima di convergenza

Esigiamo la liberazione immediata di tutti i prigionieri e la protezione di chi difende l’ambiente, in tutto il mondo.

Da parte nostra, ci impegniamo a lavorare congiuntamente per:
– introdurre processi di elaborazione di politiche collettive e concrete a livello locale e territoriale per garantire una partecipazione effettiva dei cittadini, far sentire la voce della società civile, e fare delle leggi nazionali vettori di giustizia sociale e di emancipazione che permettano di garantire ai popoli la riappropriazione dei beni comuni (terra, acqua, aria, semi), che passa specialmente per la difesa della sovranità alimentare;
– concepire e implementare uno spazio cittadino regionale, integrando in particolare lo spazio africano, quello mediterraneo e quello degli Stati insulari che riflettono la portata e l’urgenza di fare passi avanti nella nostra battaglia comune per la giustizia climatica.

La nostra gente soffre, ma le nostre lotte sulla terra sono in perenne aumento e la presa di coscienza collettiva della necessità di unità, di rispetto della diversità e della complementarità delle pratiche si sta amplificando.

Siamo convinti che i cambiamenti necessari sono profondi. Rifiutiamo che i nostri stati si pieghino alle scelte del libero scambio e permettano a delle aziende di dotarsi di armi legislative che gli diano la libertà di agire impunite e che le leggi del mercato possano oltrepassare l’accesso ai diritti per tutte le donne e gli uomini, per difendere il diritto dei piccoli agricoltori e pescatori, e di tutte quelle e quelli che sono in prima linea nella costruzione di un mondo che sia realmente giusto e sostenibile.

Non attenderemo i momenti di negoziazione internazionale per riunirci e lavorare sulle nostre convergenze.

Il lavoro si fa da molto tempo, prosegue e continuerà sul terreno e a livello dei movimenti di base che lottano localmente per un altro sistema, un altro mondo.

Ci teniamo in particolare ad affermare la nostra solidarietà con tutte quelle e tutti quelli che sono in prima linea nella lotta contro l’estrattivismo: a Imider, a Gabes, in Aïn Salah, a Standing Rock, a Notre Dame des Landes, e ovunque altrove. Siamo solidali nella lotta del popolo Palestinese per la sua libertà e i suoi diritti alla terra e all’accesso alle sue risorse.

Oggi, riaffermiamo con forza e convinzione che un altro mondo è possibile!

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Sorgente: Il mondo non può attendere: dichiarazione di Marrakech – Rete della ConoscenzaRete della Conoscenza

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