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Gli Stati Uniti hanno il bicameralismo paritario tale e quale a quello italiano.

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Gli Stati Uniti hanno il bicameralismo paritario tale e quale a quello italiano. Inoltre le due Camere si rinnovano ogni due anni e sono entrambe elette a suffragio universale e senza furbate come i capilista bloccati e le multicandidature. Il presidente, titolare del potere esecutivo, è eletto da un collegio di grandi elettori e separatamente dal Congresso. La governabilità, insomma, non è mai assicurata. Per fare un esempio: Obama inizialmente ha avuto la maggioranza solo al Senato, poi persa anche lì.

Negli Stati Uniti mai nessuno ha lanciato accuse contro il bicameralismo paritario neppure dopo lo shutdown che nel 2013 paralizzò il Congresso a seguito del mancato accordo tra le due Camere sul provvedimento Obamacare.

Bestemmia di tutte le bestemmie, la Costituzione degli Stati Uniti è “vecchia” di oltre 200 anni e dall’approvazione è stata emendata pochissime volte, ad esempio per rendere il Senato elettivo.

Fatta la premessa, cosa c’entra che l’Italia è l’unico Paese europeo con un sistema bicamerale di questo tipo? Il Parlamento italiano non produce meno leggi rispetto agli altri, anzi è più veloce. Il problema italico è che le leggi sono troppe e scritte con i piedi, un esempio è il governo che mendica altro deficit per tappare il buco scavato dal Jobs Act e dagli 80 euro che hanno prodotto crescita zero.

Lo ha capito anche Tony Barber, giornalista del Financial Times, solo un anno fa sostenitore di Renzi: “Con il dovuto rispetto, Signor Renzi, ciò che serve all’Italia non sono più leggi più in fretta, ma meno leggi fatte meglio. Esse vanno scritte con cura, e attuate accuratamente”.

Sorgente: Contro la disinformazione

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