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A chi e a cosa serve il Si al referendum?

Consentitemi di essere tranchant, e quindi di perdere per strada le necessarie sfumature. Non esiste una ragione obiettiva per sostenere la riforma della Costituzione. Non raggiunge nemmeno gli obiettivi che essa stessa si propone (ammesso che siano obiettivi realment utili, cosa che nego). Non velocizza il processo legislativo, perché crea una congerie di procedure diverse, con grossi rischi di ricorsi e incertezze, non consente di risparmiare, perché il risparmio è una micro-goccia nell’oceano del bilancio pubblico, non razionalizza il rapporto Stato-Regioni, perché di fatto elimina il secondo elemento della dialettica, in nome di un neo-centralismo assolutamente inadeguato a gestire la complessità territoriale e sociale del Paese.

Serve solo ad una élite politica screditata a rimanere in piedi, costruendo un assetto istituzionale talmente ingestibile da poter poi invocare una specie di commissariamento europeo che elimini ogni traccia residua di sovranità nazionale e popolare, mantenendo in piedi questa élite compradora in veste di esecutrice delll’imperialismo esterno della tecnocrazia europea (piegata all’interesse del più forte, cioè la Germania) e dei centri di potere economico del capitalismo globale. Pertanto, non è possibile votare Si per motivi obiettivi e contemporaneamente in buona fede.

Chi voterà Sì si classifica in una di queste tre categorie: la classe di chi vive o aspira a vivere dentro l’establishment attuale, o ne sta fuori ma ne viene foraggiata direttamente o indirettamente. L’elettorato popolare sottoproletario più debole culturalmente, meno politicizzato e più dipendente dalla propaganda, specie televisiva. Un elettorato anziano, o garantito, ma “in limine”, nel senso che corre il pericolo di cadere nell’abisso (pensionati, dipendenti pubblici sensibili all’intelligente aggressione quotidiana che quel genio strategico di Grillo riserva loro) che vota tappandosi il naso e solo per paura, terrorizzato dall’idea (evidentemente assurda, lo abbiamo visto con la Brexit e con Trump) che con la vittoria del No si crei una situazione di destabilizzazione del quadro che ancora (in modo sempre più precario) fornisce loro protezione.

Riccardo Achilli

Sorgente: VOCI DALLA STRADA: A chi e a cosa serve il Si al referendum?

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