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Nera, donna, indiana, Kamala è la speranza democratica – corriere.it/cultura

Kamala Harris (Ap)

corriere.it/cultura –verso il 2020 – Nera, donna, indiana, Kamala è la speranza democratica. L’ex procuratore generale della California tra quattro anni potrebbe vendicare Hillary –  Massimo Gaggi

«A volte la storia procede a zig zag», dice Obama agli elettori democratici delusi. Dopo il primo presidente nero della storia americana si aspettavano la prima donna alla Casa Bianca.

E invece ha vinto a sorpresa un maschio bianco fiero avversario della società multietnica, uno poco attento ai diritti delle minoranze.

Tramortiti dalla vittoria di Trump, privi di una guida politica per il vuoto lasciato dalla caduta dei Clinton, mentre Obama, ancora alla Casa Bianca, ha un ruolo istituzionale che lo costringe a scommettere sul successo di chi verrà dopo di lui, i democratici sono privi di leader e di bussole.

La loro prima mossa — Chuck Schumer scelto come capo dei senatori progressisti — ha il sapore di un passo difensivo: il Senato è l’ultima trincea democratica per bloccare, col «filibustering», i provvedimenti più controversi che verranno adottati da Trump.

A guardia di questa trincea è stato messo un uomo in passato generosamente finanziato proprio da Trump, miliardario della sua città (Schumer è eletto a New York).

 Ma in questi giorni tra i democratici al Senato è arrivata anche aria nuova con la neoeletta Kamala Harris, una sfida vivente al vento di «vendetta dell’uomo bianco» uscito dalle urne presidenziali: donna, nera e con una madre arrivata negli Usa dall’India, l’ex procuratore generale della California tra quattro anni potrebbe vendicare Hillary.

E’ quello che sperano molti democratici, colpiti dal vigore e anche dal fascino di una donna che ha portato perfino Obama a scivolare su un commento un po’ sessista («non solo brava, è anche l’”attorney general” più bello d’America») del quale si è poi scusato.

Certo, è presto per parlare delle candidature 2020, ma in un campo dem nel quale spiccano quasi solo grandi vecchi, la 51enne Kamala è un’iniezione di fiducia. In California ha difeso con tenacia i diritti civili dei gay e dei neri, ma si è rifiutata di mettere sotto accusa le polizie. Anche quella di Los Angeles.

Appena arrivata a Washington ha conquistato tutti con la sua cordialità e fisicità — pacche sulle spalle, abbracci, le mani che ti afferrano i polsi — e con un primo discorso col quale ha dato la carica a un popolo democratico disorientato: «Pensavamo di aver conquistato i nostri diritti una volta per tutte. Un’illusione: rimbocchiamoci le maniche e rimettiamoci al lavoro per difenderli».

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Sorgente: Corriere della Sera

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