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#26N #NonUnadiMeno – La violenza istituzionale è violenza di genere – Al di là del Buco

Dalle lotte delle donne a Rosario, Argentina

abbattoimuri.wordpress.com – #26N #NonUnadiMeno –  di Eretica – La violenza istituzionale è violenza di genere,troppo facile, mi dico, avendo stampate in testa le tante immagini dei tutori dell’ordine che manganellano persone che rivendicano diritti. è troppo facile parlare di lotta alla violenza sulle donne e poi dimenticare che ci sono donne in ogni parte del mondo minacciate dalle polizie che le braccano durante i cortei in cui si rivendicano il diritto all’aborto, all’autodeterminazione, alla possibilità di esistere a prescindere dalla religione, dal colore della pelle, dalla classe economica e dall’identità politica che le caratterizza.

troppo facile marciare per chiedere altre leggi, pene ancora più severe, più galere, più finanziamenti diretti sempre e solo all’industria del salvataggio che poi usa quei soldi per coccolare la misoginia di certi militari che negano l’esistenza della violenza di genere perché la praticano. la praticano sulla faccia della compagna che marcia per il diritto di dire NoTav, sulla testa dell’altra compagna che dice No al referendum, per quella che lotta contro la precarietà, per il diritto allo studio e l’altra che lotta per i diritti delle sex workers, delle unioni omosessuali, delle famiglie omogenitoriali.

c’è chi anzi invoca la violenza delle polizie usandole come cecchini per censurare idee, per delegare loro la sconfitta delle altrui opinioni, di altre vite, altri respiri, altre esperienze. troppo facile criticare il modo in cui i media trattano le notizie di cronaca sui delitti senza notare che per ciascuna c’è un’immagine a promozione delle forze dell’ordine. non inseriscono un numero utile da chiamare, gli indirizzi di luoghi di riferimento che possono servirti da rifugio e conforto. invece per ogni notizia vedi solo immagini di auto della polizia, dei carabinieri, in un continuo marketing istituzionale che non finisce mai.

ed è quello il modello proposto, paternalista, coerente con la cultura patriarcale applicata dai governi, sollecitata dalle femministe radicali (della differenza) che invocano ancora divieti, censure, contro i femminismi che a loro non piacciono. perché quel che vogliono è la guerra e non esitano a delegare a uomini il lavoro sporco pur di liberarsi di chi la pensa diversamente. sapeste voi cos’è davvero certo mondo femminista, con scazzi allucinanti e l’impossibilità a comunicare e dibattere perché ci sono quelle che decidono che l’unica idea plausibile sia la propria.

nel frattempo sono demonizzate compagne e compagni dei centri sociali, quell* che lottano contro un’economia che non ci dà futuro, né reddito, né casa. Contro un sistema che difende i bianchi/ricchi/etero o le bianche/ricche/etero che poi sono anche quelle che immaginano di poter governare il femminismo a loro immagine e somiglianza. non sentirete mai dire loro parole di condanna contro le polizie. anzi plaudiranno la violenza istituzionale quando viene esercitata sulle teste di donne e uomini che lottano nelle piazze, perché chiameranno “violenti” coloro che quella violenza la subiscono.

allora come si può evitare di porre un problema che riguarda l’approccio alla lotta contro la violenza di genere se non sento parole che condannino l’approccio securitario, giustizialista, forcaiolo, di alcun* rispetto alla lotta contro la violenza di genere. la violenza di genere non è una questione di ordine pubblico e chi ancora non capisce questa lingua dovrà impararlo perché  di metterci in fila come tanti soldatini, per fare numero mentre a prendere il merito delle mobilitazioni sono altre, possono scordarselo. tengano da sole i loro tristi striscioni e le scritte degne del family day.

la lotta contro la violenza di genere è altro. significa che abbiamo la responsabilità di praticarla senza dimenticare la questione di classe, di razza, di identità politica oltre che di genere. qualcun@ ancora insiste sul fatto che i “maschi”, come fossero corpo unico, non dovranno partecipare alla manifestazione. io vorrei non partecipassero fasciste che usano la lotta antiviolenza spacciando l’autoritarismo per femminismo.

ci sono donne che non sono mie sorelle. sono autoritarie, fasciste, razziste, classiste, antiabortiste, contro la libertà di scelta e omotransofobe. ci sono donne alle quali nulla importa della violenza economica e istituzionale che ciascun@ di noi subisce. sono le stesse che auspicano e fabbricano prigioni per la gente e per i pensieri antiautoritari. di queste presenze, nella mia lotta politica, faccio a meno. e voi?

leggi anche, sulle polizie:

#25N – le discussioni antiviolenza, contraddizioni e l’industria del salvataggio

#Argentina: la polizia carica le donne autodeterminate

La Polizia fa spogliare le donne che indossano il #burkini

La polizia ungherese fa victim blaming sulle donne stuprate

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Sorgente: #26N #NonUnadiMeno – La violenza istituzionale è violenza di genere – Al di là del Buco

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