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Referendum, Berlusconi licenzia Stefano Parisi con giusta causa: “Non si può rompere con la Lega per lui”

Oggi è il giorno del “Berlusconi 2”, quello che vuole l’alleanza con la destra e Salvini. E licenzia in diretta radiofonica Stefano Parisi: “Parisi –
dice a Radio Anch’io – sta cercando di avere un ruolo all’interno del centrodestra, ma avendo questo contrasto con Salvini non credo possa averlo”. Solo tre giorni fa, nel giorno della manifestazione di Salvini a Firenze, “Berlusconi 1” in un’intervista al Corriere si era definito popolare, liberale, non di destra, insomma lo spartito di Parisi.

In mezzo, in questa storia di licenziamento con o senza giusta causa, c’è poca epica ma molto realismo. Tra una forchettata di penne con le melanzane e un branzino al forno lunedì sera Giovanni Toti, governatore della Liguria, ha fatto capire a “Berlusconi 1” che mezza Forza Italia sta bussando alle porte della Lega, che come dicono i sondaggi “il nostro popolo” vuole mandare a casa Renzi, e che non c’è posto per un Papa straniero, ma solo per l’alleanza con la Lega e Fratelli d’Italia, modello Liguria. Per tenere assieme i suoi e uno straccio di coalizione, il Cavaliere si è detto d’accordo, anche perché un conto è rompere con Salvini (questo il suo pensiero) il 5 dicembre per fare un governo “per la legge elettorale”, un conto è rompere per “questo Parisi”, che si è montato la testa, non ha tutto questo quid per non parlare dei voti: “Chi rompe la coalizione – ha detto Berlusconi a Radio Anch’io – è condannato all’irrilevanza”.

Chi ha avuto contatti con Arcore racconta che c’è tanta politica in questa storia ma c’è anche dell’altro. Ebbene sì, è accaduto anche questa volta: “Parisi gli è cascato sulle scatole, perché si è montato la testa, si sente leader, fa come gli pare. Non erano questi gli accordi”. Gli accordi prevedevano che Parisi si ponesse da manager, rinnovando Forza Italia e iniettando nel partito energie nuove. Invece l’ex candidato sindaco prima ha rinunciato a fare il “coordinatore nazionale”, poi si è autoproclamato leader di fatto, e sabato da Padova ha invocato la rottura con la Lega in nome di un non ben definito centro. Più volte Berlusconi lo ha utilizzato proprio in funzione anti-Salvini, ma “stavolta Stefano ha esagerato”.

Ora le strade si separano, Parisi andrà avanti, con un licenziamento alle spalle da Forza Italia e senza aziende che gli aprono le porte visto che Alfano non lo vuole – ha parlato di “flop” – né gli altri cespugli centristi. “Nessun passo indietro”, dice Parisi durante la trasmissione Porta a Porta e aggiunge: “Io sono convinto che Berlusconi mi sosterrà, non mi molla, non si fa guidare da Salvini e non lascerà a lui la guida del centrodestra” perché “chi sta con Salvini perde. Sono convinto che non cambierà idea, non credo che in un weekend si cambia linea”. “Poi – lascia cadere – non so cosa è accaduto tra venerdì ed oggi, ma so che bisogna essere stabili perchè altrimenti si genera confusione e sconcerto, la gente non capisce e poi resta a casa quando si tratta di andare a votare”.

Sta di fatto che come spiega un ex ministro azzurro: “In fondo Parisi non gli serviva a niente, gli dava solo guai coi suoi. Berlusconi spera che vinca il no anche se ci stiamo mobilitando poco e ci mette la faccia ancora meno. Ma non ha bisogno di nessuno per trattare il minuto dopo il referendum per fare un governo”.

Sorgente: Referendum, Berlusconi licenzia Stefano Parisi con giusta causa: “Non si può rompere con la Lega per lui”

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