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L’esercito in città serve davvero o è solo uno spot? Tutti i dubbi sulla missione sicurezza – Repubblica.it

Settemila uomini in campo, che incidono poco nella lotta al crimine. Intanto però la ministra dice sì ai soldati a Milano

di Gianluca di Feo

CHE SIANO efficienti nessuno lo mette in dubbio. Ma sono anche efficaci? Perché quando si cerca di misurare i risultati ottenuti con lo schieramento dei soldati nelle città, ci si trova di fronte a tanti pareri e pochi punti fermi. Una certezza in realtà c’è: fanti, alpini e parà possono influire pochissimo sulla sicurezza globale, visto che la loro attività ha una rilevanza statistica minima. Oggi gli uomini e le donne dell’Esercito in servizio nelle strade sono 7000 – il record numerico assoluto – contro gli oltre 250 mila tra carabinieri, poliziotti e finanzieri a cui vanno sommati i corpi di polizia locale, i vigili urbani di una volta, e una moltitudine di guardie private. Insomma, i soldati sono troppo pochi per pesare nella battaglia contro il crimine. Tanto che la Corte dei Conti non ha potuto verificare le prestazioni dei militari perché la “percentuale di risultati è estremamente ridotta rispetto a quelli delle forze dell’ordine”.

Certo, invocare l’Esercito è uno slogan ad alto impatto e basso costo. Con un’importante valenza politica, esplicitata lunedì scorso dal primo cittadino milanese Giuseppe Sala: “Non voglio lasciare il tema della sicurezza in appalto alla destra”. E’ una questione che da oltre un decennio tormenta i sindaci di sinistra, spesso costretti a improvvisarsi “sceriffi democratici” senza mai riuscire a elaborare una ricetta vincente per il controllo delle città. Così adesso si finisce per santificare la misura voluta nel 2008 da Ignazio La Russa e accolta da contestazioni feroci. “Si tratta di un provvedimento tipico delle situazioni di grave emergenza”, chiosa Fabrizio Battistelli, docente di sociologia alla Sapienza che da anni studia questa materia: “Invece in questa fase storica si stanno dissolvendo i confini tra sicurezza interna ed esterna con la scomparsa delle distinzione dei compiti di polizia e soldati: una separazione che aveva sempre caratterizzato le democrazie europee “.

All’inizio si disse che l’azione dell’Esercito sarebbe durata “al massimo un anno”. Con una missione principale: “liberare” gli agenti che presidiavano obiettivi fissi e centri immigrati. Infatti due terzi dei militari furono mandati a piantonare tribunali, ambasciate e cpt. Da questo punto di vista, l’intervento ha funzionato: tra il 2008 e il 2012 con duemila soldati è stato possibile recuperare 1.568 agenti delle forze dell’ordine. Ma il beneficio dell’operazione – sottolinea la Corte dei Conti – è svanito perché nello stesso periodo il blocco del turn over ha privato i ranghi delle polizie di ben 8.722 unità. Insomma, lo spot del governo Berlusconi è servito solo a mimetizzare la falla negli organici.

L’aspetto critico è proprio l’impegno nelle strade. I militari infatti non vanno quasi mai in giro da soli, ma li accompagna un appartenente alle forze dell’ordine, a cui spetta contestare i reati. Questa convivenza obbligata però ha depotenziato gli effetti sul campo: nel 2012 per garantire circa 300 pattuglie al giorno, servivano altrettanti agenti con il risultato di sottrarne – scrive la Corte dei Conti – almeno 220 dai servizi di controllo del territorio. Per questo la magistratura contabile ha consigliato di ripensare l’operazione e rinunciare a tutte le ronde.

Ma dopo gli attacchi dell’Isis bersaglieri e granatieri nelle piazze sono diventati un’arma psicologica, a cui nessun sindaco sembra volere rinunciare. Nella Capitale ci sono 1800 soldati “extra” per il Giubileo che difficilmente torneranno in caserma. Cinquecento si stanno spostando nelle zone terremotate. E ieri Roberta Pinotti ha detto che la Difesa è “disponibile a rispondere positivamente alla richiesta del sindaco Sala”, usando parte di questo contingente. La ministra ha dichiarato che “Strade sicure” ha prodotto “riscontri estremamente positivi “, tra i quali la “riduzione del 30 per cento dei reati a Roma “.

Pinotti ha citato dati del Viminale sui quali è difficile trovare riscontri. Se guardiamo alle rilevazioni dell’Istat, i cittadini italiani dal 2010 in poi si sono sentiti sempre meno sicuri, con una percezione del rischio che ha cominciato a migliorare solo nel 2014. Nel nostro paese però le statistiche sulla prevenzione sono all’anno zero. “Non siamo in grado di valutare pienamente la performance dei militari perché non misuriamo fattori come la deterrenza”, spiega il professore Battistelli: “Quanti reati non sono avvenuti perché la presenza dei soldati ha tenuto lontani i criminali? Non abbiamo nemmeno una stima del gradimento dei cittadini: si sentono più sicuri o più spaventati?”. Una sicurezza costruita al buio, senza fare luce sui problemi e sulle possibili soluzioni.

Sorgente: L’esercito in città serve davvero o è solo uno spot? Tutti i dubbi sulla missione sicurezza – Repubblica.it

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