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Referendum: perché NO. Basta la pazienza di leggere la Riforma

Referendum: da questa scelta molto dipenderà del nostro futuro istituzionale e politico. Dieci motivi ‘facili’ per votare NO

«E il menù?», «Non c’è tempo, come viene viene» risponde al cliente il cameriere ‘renziano’ nella vignetta di Altan. E nel fare questa Riforma Costituzionale ed Istituzionale davvero il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha tirato giù un tanto al chilo. Con tutto che i suoi consulenti, e veri ‘padri della Riforma’, non sono affatto da poco. Ma proprio poco, e male, e ‘pasticciato’, hanno prodotto, forse sotto la spinta delle pressioni politiche che hanno portato a questo bel risultato. Si fa per dire. Ma ora bisogna prescindere dalle considerazioni storiche e di contesto, esaminando la politica senza risentimento (e con qualche sentimento, parafrasando Pietro Nenni), leggendo il Testo della Riforma in sé, a prescindere addirittura dal modo in cui ci si è arrivati (brutto, brutto assai), dal ‘combinato disposto’ con la Riforma Elettorale denominata ‘Italicum’ (brutta, brutta assai), persino dalle modalità violente con cui viene propagandata e pure dalla parossistica occupazione mediatica che la sostiene. Se il prodotto di tutto questo fosse, in una sorte di eterogenesi dei fini inversa, uno ‘strumento’ migliore del precedente, allora si potrebbe e dovrebbe comunque accettarlo. Ché le Costituzioni, e le più effimere Leggi Elettorali, devono servire al di là del contingente, e dei tempi su cui arriva il nostro sguardo. Tutelando da ‘buoni’ e ‘cattivi’, e da buoni che diventano cattivi e da cattivi che non tornano buoni.

Purtroppo non accade nel caso di specie. Ché la Riforma che verrà sottoposta al Referendum di domenica 4 dicembre 2016 è così messa.

  1. Non supera il bicameralismo. Rendendolo anzi più confuso e creando conflitti di competenza tra Stato e Regioni, tra Camera dei Deputati e nuovo Senato.
  2. Non produce semplificazione. Moltiplicando anzi fino a dieci i procedimenti legislativi e incrementando la confusione.
  3. Non diminuisce i costi della politica. Quelli del Senato sono ridotti solo di un quinto.
  4. Non è una riforma innovativa. Conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie, perdipiù private di mezzi finanziari.
  5. Non amplia la partecipazione diretta da parte dei cittadini. Portando da 50.000 a 150.000 le firme per i Disegni di Legge di iniziativa popolare.
  6. Non garantisce la sovranità popolare. Nell’intreccio con la nuova Legge elettorale, l’’Italicum’, espropria il popolo della sua sovranità e la consegna a una minoranza parlamentare che grazie al premio di maggioranza si impossessa di quasi tutti i poteri.
  7. Non garantisce l’equilibrio tra i poteri costituzionali. Mette gli Organi di garanzia, Capo dello Stato e Corte Costituzionale, in mano alla ‘falsa maggioranza’ prodotta dal premio ad hoc.
  8. E’ confusa e incomprensibile. Si moltiplicano, tra l’altro, esponenzialmente nel nuovo testo la quantità di frasi e parole rispetto agli articoli soppressi o modificati.
  9. E’ ‘illegittima’. Prodotta da un Parlamento eletto con una Legge elettorale, il ‘Porcellum’, dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale.
  10. E’ stata scritta sotto dettatura del Governo. E non si sa mai che poi, giusto cambiando una vocale…

E noi ci siamo andati anche leggeri, se c’è chi la descrive come «in alcune parti letteralmente sgrammaticata o fa addirittura schifo» e ancora «un misto di compromessi vari in sede parlamentare e di un certo analfabetismo da parte del governo in materia costituzionale», «una riforma maldestra». Sarebbe Massimo Cacciari, che poi per misteriosi motivi invita a votarla. E noi stiamo alle sue parole anche se traendone conseguenti, e quindi opposte, conclusioni.

Ma nonostante tutto non voto NO e non invito a votare NO, in base a queste considerazioni, e neppure a quelle ben più autorevoli, e convincentissime, dei miei ‘Maestri’, da Alessandro Pace a Stefano Rodotà, e neppure per quelle di tanti giuristi da Lorenza Carlassare a Gustavo Zagrebelsky che della Corte Costituzionale è stato Presidente (e di Costituzione qualcosina ne dovrebbe quindi capire), né per i tanti altri già Presidenti della stessa Consulta, in tutto 11 (undici!), assieme a 5 Vicepresidenti (cinque!) ed altri membri, e poi giuristi su giuristi, e costituzionalisti a frotte. Se in tanti, e tanto autorevoli, rigettano drasticamente questa Riforma qualche fondata riflessione dovrebbe pur derivarne. Ma tutto questo diviene secondario, al massimo ‘ad adiuvandum’, di fronte al semplice fatto di confrontarsi con il Testo stesso della Riforma, cosa che ciascuno può fare purché ne abbia davvero voglia. E non abbia voglia invece di prendersi la ‘pappa fatta’, da qualunque parte provenga. L’importante è che ciascuno ‘studi’, approfondisca e poi direttamente decida. Se così fosse, se così sarà anche generosamente superando tacitianamente «sine ira et studio» le reazioni indotte dal ‘neoducettismo’ di Renzi, a quel punto sarebbe quasi inverosimile che questo ‘nuovo’ (più che altro ‘nuovista’) testo che manipola la ‘vecchia’, tostissima Costituzione possa essere approvato ed entrare in vigore.

Da questa scelta molto dipenderà del nostro futuro istituzionale e politico, ma anche economico e tutto il resto. E quindi a maggior ragione il vero momento, il vero ‘tempo’ che ciascuno dovrebbe darsi è quello per leggere, da solo e prendendo il tempo necessario, vecchio e nuovo testo, la ‘Costituzione 1948’, quella vigente, e la ‘Nuova Costituzione 2016’ che entrerà effettivamente in vigore in caso di successo del SI’. Poi ciascuno faccia come meglio crede. Dopo, vietato lamentarsi.

 

Gabriele Paci

Sorgente: Referendum: perché NO. Basta la pazienza di leggere la Riforma

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