L’Osservatorio sulle spese militari italiane ha pubblicato l’approvazione, delle commissioni Difesa e Bilancio di Camera e Senato, per l’acquisto di nuovi prodotti militari per l’Esercito: in particolare, i carri armati Centauro 2 al costi di 530 milioni di euro e gli elicotteri Mangusta 2 per 487 milioni.

La spesa è stata approvata da tutte le forze politiche presenti nelle Commissioni, fatta eccezione per il gruppo dei 5 Stelle. Una cifra notevole, elargita senza troppe opposizioni e senza il consenso dei cittadini, i quali avrebbero diritto all’ultima parola per quanto concerne le spese parlamentari.

L’acquisto potrebbe salire ben oltre il miliardo, considerando che l’Esercito ha dichiarato di voler acquistare 136 tanks Centauro 2, mentre gli elicotteri Mangusta dovrebbero raggiungere le 48 unità.

La domanda che sorge spontanea riguarda l’effettiva utilità, ma soprattutto il fine di utilizzo di questi mezzi.

Le polemiche in merito all’ingente cifra non sono mancate, dal momento che i prototipi non diverranno proprietà militare, bensì, come si legge nel documento della Difesa sul programma di attuazione della spesa:

“la produzione estensiva di sistemi per il cliente nazionale è il prerequisito di referenza indispensabile ad ogni opportunità di vendita all’estero”

In breve, l’acquisto non sarà finalizzato a una maggiore efficienza dei corpi militari, bensì a un’operazione di finanziamento della costruzione dei veicoli armati e la successiva rivendita nel mercato internazionale, con la mediazione e il beneplacito dell’industria militare nazionale.

Il Parlamento, in breve, ha tentato una manovra brusca di rilancio economico del Paese attraverso un intervento autorevole nel settore della produzione bellica. Qualcosa che ricorda molto da vicino il gioco d’azzardo, dove si punta il massimo ma senza garanzie di vittoria.

Tra l’altro, a farsi carico delle spese sarà il Ministero dello Sviluppo Economico, il quale evidentemente preferisce concentrare i propri sforzi sul “guadagno facile” rappresentato dalla guerra, piuttosto che nell’industria civile.

Questa tipologia di intervento non costituisce una novità, bensì ricorda il ben noto “keynesismo militare”, ovvero quella dottrina economica che, durante la seconda guerra mondiale, si rivelò determinante nell’uscita dalla crisi economica per stati quali Germania e Usa.

La filosofia di questa politica economica consiste nel recupero dell’occupazione attraverso l’impiego di giovani soldati ma, soprattutto, nella riconversione dell’industria civile nell’apparato di produzione bellica.

E’ dunque drammatico constatare come l’attuale sistema economico risenta ancora del fenomeno delle crisi cicliche profetizzato da Karl Marx, dove la guerra e le risorse che essa implica risultino essere l’unico strumento per la risoluzione delle contraddizioni dell’economia di mercato, nella vecchia formula, capitalismo.

L’Italia, per l’ennesima volta nella storia, opta per la strada della guerra, ponendosi al servizio del mercato militare internazionale ed esponendo prodotti che andranno a incrementare i conflitti già esistenti.

E’ risaputo, infatti, che numerosi modelli d’elicottero italiano Mangusta 1 siano stati acquistati dalla Turchia, la quale attualmente ne fa un utilizzo ai fini di bombardamento dei villaggi curdi, i quali già resistono faticosamente agli attacchi dei miliziani dello Stato Islamico.

Un’altra costante storica, altrettanto triste, è la negligenza del Bel Paese per quanto riguarda il rilancio della ricerca e dell’istruzione, della cultura in generale, che vengono quotidianamente spazzate via dalla barbarie riformista dell’ultimo quindicennio.

Ebbene, poco importerebbe se vi fossero enormi possibilità di crescita e sviluppo attraverso il recupero delle miriadi di beni culturali esistenti, altrettanto poca importanza avrebbe il turismo nel fatturare potenzialmente miliardi di euro, attirando migliaia di investimenti esteri.

Il governo italiano ha scelto di dimenticare il passato prospero dell’economia dello stivale, un tempo fondata sul trionfo del settore alimentare, meccanico (civile).

L’Italia, con la sua classe dirigente e l’indifferenza ostentata dei suoi abitanti, ha deciso di porsi al servizio della politica d’imperialismo militare portato avanti dalle attuali oligarchie finanziarie e liberiste.

Se questo è lo spirito parlamentare, se questa è la decantata vena “pacifista e democratica” del nostro paese, l’italiano medio ha il diritto di sapere che le tasse pagate allo stato non verranno utilizzate per risollevare la società civile, bensì verranno inondate del sangue dei civili in Medioriente, per riempire le tasche dell’industria bellica e dell’egemone finanza internazionale.

Rabbia democratica

Quando l’élite si aggrappa al potere