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Il Nicaragua di Ortega – lintellettualedissidente.it

lintellettualedissidente.it – Il Nicaragua di Ortega.

Rispetto al grave periodo di crisi che gran parte dei Paesi del continente Sud Americano devono affrontare il Nicaragua, capitanato dall’ex guerrigliero Daniel Ortega, rappresenta una piacevole eccezione alla tendenza.
Un ritratto politico, economico e sociale del risultato positivo che dal 2007 a questa parte caratterizza il Paese.  – di Andrea Muratore

In una fase storica che vede l’America Latina caratterizzata dalla fase di maggiore difficoltà dei governi e dei regimi politici sorti sull’onda lunga delle “Rivoluzioni Bolivariane” e inquadrabili nel filone ideologico del socialismo del XXI secolo, due paesi rappresentano un’importante eccezione: Nicaragua e Bolivia.

I due Paesi rappresentano oggigiorno gli Stati in cui gli ideali bolivariani e le politiche progressiste implementate dai regimi del socialismo del XXI secolo stanno ottenendo maggiori successi. I due paesi aderenti all’Alleanza Bolivariana per le Americhe sono stati caratterizzati da un substrato storico e da un’evoluzione politica recente alquanto differente, ma sono accomunate dalla vivacità della realtà interna e, soprattutto, dalla concretezza delle conquiste dei governi oggigiorno in carica.

In questo articolo, sarà la prima delle due nazioni ad essere analizzate, mentre nei prossimi giorni verrà pubblicato, sempre su L’Intellettuale Dissidente, un articolo analogo in cui saranno descritte le condizioni attuali della Bolivia di Evo Morales.

Il piccolo e poco conosciuto Nicaragua ha recentemente eletto per il quarto mandato presidenziale l’ex guerrigliero Daniel Ortega, che nelle elezioni tenutesi a inizio novembre ha conquistato il 72% dei suffragi in un voto al quale il leader del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) si presentava in target con la moglie Rosaria Murillo, candidata alla vicepresidenza.

Il FSLN, che prende il nome dal mitico Augusto César Sandino, leader della guerriglia resistenziale contro l’occupazione americana del Nicaragua negli Anni Trenta, ha attualmente il controllo dell’Assemblea Nazionale con 63 membri su 92 e vede in Ortega una guida stabile, un presidente riconosciuto da tutte le componenti della società nicaraguense, in carica dal 2006 dopo aver ricoperto un primo mandato tra il 1984 e il 1990.

A partire dall’inizio del secondo mandato alla guida del governo di Managua, Ortega ha implementato numerose politiche volte a stabilizzare la struttura economica, politica e sociale di un paese rimasto a lungo tra i più poveri della fascia centroamericana e ancorato a un sistema afasico, basato essenzialmente sul settore agricolo.

Applicando le teorie proposte dal massimo ideologo del FSLN, Carlos Fonseca, Ortega ha costruito un sistema economico maggiormente diversificato, nel quale i settori più tradizionali sono stati modernizzati e resi più efficienti.

Un ambizioso programma di socializzazione dell’economia ha portato alla nascita di una serie di strutture corporative incaricate di gestire la produzione e la lavorazione delle derrate agricole e il settore dei trasporti sulla base di principi di “economia popolare” che si sono diffusi profondamente in Nicaragua.

Oggigiorno circa il 59% del PIL viene generato proprio dalle strutture corporative, che hanno contribuito all’innalzamento dei tassi di autosufficienza alimentare del paese, giunti oltre l’80% per la maggior parte dei materiali cerealicoli e oramai eccedenti la domanda nazionale per quanto concerne i legumi.

Dall’insediamento di Ortega nel gennaio 2007 ad oggi, il PIL complessivo del Nicaragua è quasi raddoppiato, passando da 7,46 a 12,69 miliardi di dollari, e al tempo stesso è stata favorita una più equa distribuzione della ricchezza che ha innalzato il reddito pro capite da 1533 a 1849 dollari.

Nicaraguan President Daniel Ortega (L) celebrates with First Lady Rosario Murillo after receiving the credentials in Managua on January 9, 2012, a day before his re-inauguration. AFP PHOTO/Rodrigo ARANGUA (Photo credit should read RODRIGO ARANGUA/AFP/Getty Images)

Il Presidente del Nicaragua Daniel Ortega con sua moglie e Vicepresidente Rosario Murillo – AFP PHOTO/Rodrigo ARANGUA

Il sandinismo si pone come fattore di rottura e il suo leader, nonostante le contestazioni ricevute da parte dell’opposizione, che lo accusa di essere sulla strada volta alla costruzione di un regime personale, beneficia dei consensi garantiti dal miglioramento delle condizioni del Nicaragua.

Il progetto corporativo, sicuramente, rappresenta un autentico esempio di politica progressista rivoluzionaria, e la sua istituzionalizzazione attraverso una serie di misure varate a partire dalla Ley 804 del 2012, che ha migliorato il tenore di vita dei campesinos, tutelato i piccoli proprietari terrieri e consentito la nascita di mercati locali, sviluppato l’industria manifatturiera nei borghi di provincia e migliorato le condizioni sanitarie delle classi popolari, come sottolineato dall’attivista di Via Campesina Nils McCune ai microfoni di TeleSur. Il governo socialista del Nicaragua ha visto i suoi progressi riconosciuti anche dalle istituzioni internazionali.

Dopo essere riuscito a concludere nel 2011 la restituzione di un prestito negoziato con il Fondo Monetario Internazionale ereditato dopo la sua entrata in carica nel 2007, il governo di Daniel Ortega ha recentemente incassato le soddisfatte dichiarazioni di Humberto Lopez, presidente della sezione centroamericana della Banca Mondiale, che lo scorso 20 gennaio si è così espresso:

“La prestazione [macroeconomica] del Nicaragua è una delle migliori dell’area latinoamericana; per noi è certo che anche nel prossimo anno continuerà nella stessa direzione”.

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Crescita del Pil del Nicaragua in termini nominali dal 2007 ad oggi – fonte data.Worldbank.org

L’outlook di crescita previsto per il paese da FMI e Banca Mondiale dovrebbe essere paragonabile a quello registrato nel 2015 e variare tra il 4,3 e il 4,8%. Un’analisi di TeleSur ha riconosciuto che i principali meriti della gestione economica del governo sono rappresentati dal suo “approccio pragmatico”, che si manifesta sotto forma di un’ampia gamma di interventi.

L’interesse alla diversificazione dell’economia e dello sviluppo infrastrutturale si accompagna ai programmi di diffusione della previdenza sociale (che oggigiorno interessa 783.000 persone contro le 481.000 del 2006) e alle manovre volte a mantenere intatta la stabilità del sistema fiscale e della valuta nazionale, il córdoba.

Ciò ha consentito la crescita diffusa degli investimenti diretti esteri nel paese, che hanno raggiunto la quota di 1,5 miliardi di dollari nel 2015, e l’instaurazione di stretti legami economici con gli altri paesi ALBA, con il Messico e con la Cina.

Proprio il governo di Pechino si è dimostrato negli ultimi anni il principale partner politico, economico e strategico del Nicaragua: oltre a portare avanti il colossale progetto del canale destinato a fare concorrenza a quello di Panama, infatti, la Cina ha investito attivamente nel settore delle telecomunicazioni del paese e sta contribuendo a realizzare i primi due satelliti nicaraguensi, destinati a entrare in orbita nel 2017.

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Nel giugno 2013, il parlamento nicaraguense ha approvato un disegno di legge che attribuisce una concessione cinquantennale per la costruzione dell’opera alla Hong Kong Nicaragua Canal Development Investment Company (HKND). La concessione è rinnovabile per altri cinquant’anni dal momento dell’effettiva entrata in funzione del canale.[1] Il progetto permetterebbe di gestire il transito delle maggiori navi del mondo, incluse le portacontainer mercantili di dimensioni eccessive anche per il nuovo sistema di chiuse in corso di costruzione a Panama (classe New Panamax)

Le maggiori problematiche a cui il Nicaragua si trova oggi giorno tenuto a far fronte sono connesse, in maniera preponderante, con il perdurare di importanti disuguaglianze sul piano della concentrazione della ricchezza: le più recenti rilevazioni sull’indice di Gini di concentrazione della ricchezza per il Nicaragua riportavano un valore di 0,457, dato in linea con le tendenze della regione centroamericana (che oscilla tra lo 0,433 dell’El Salvador e lo 0,537 dell’Honduras) ma entro al quale risalta il fatto che il 10% più ricco della popolazione possegga una quota di reddito 31 volte maggiore di quella posseduta dal 10% più povero.

Al tempo stesso, le difficoltà vissute dal principale alleato strategico del Nicaragua nella regione, il Venezuela, potrebbero porre numerose problematiche nel campo del rifornimento delle materie prime.
Ciò non toglie concretezza ai risultati ottenuti sino ad ora dalla rivoluzione sandinista, che nella sua lunga marcia verso il progresso rappresenta oggi un felice esempio delle possibilità di applicazione di un sistema di sviluppo economico e sociale diverso da quelli imposti dai dogmi e dai paradigmi dominanti.
Nel successivo articolo, il tema centrale sarà invece l’analisi delle modalità con cui la Bolivia, da tempo vero e proprio laboratorio della seconda fase delle rivoluzioni bolivariane, sta garantendo efficienti standard di convivenza sociale ai suoi cittadini integrando nel migliore dei modi la caleidoscopica varietà dei popoli che la abitano.
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Sorgente: Il Nicaragua di Ortega

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