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Anni ’70. Perché gli eredi di Berlinguer debbono continuare a coprire lo scandalo della loro esistenza in vita ieri, oggi, domani- Di Barbara Balzerani

Anni ’70. Perché gli eredi di Berlinguer debbono continuare a coprire lo scandalo della loro esistenza in vita ieri, oggi, domani. Continuare a vomitare veleni in imbarazzanti commissioni parlamentari non li ha salvati né li salverà.

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Nel nostro paese non c’è mai stata un’operazione di spionaggio affidata alla cittadinanza, non c’erano le nostre foto segnaletiche nei locali e nei mezzi di trasporto pubblici come in Germania, con il numero di telefono da comporre per una denuncia. Il potere non ha mai potuto contare sulla fedeltà dei più alle sue istituzioni. I motivi di insofferenza allo stato delle cose erano palpabili. La delazione vera e propria è stata portata avanti dai militanti del pci, vedi la denuncia alla digos di Guido Rossa di un operaio che distribuiva nostri volantini. E, in quegli anni, per “reati” del genere si dovevano scontare molti anni di carcere speciale. Per il partito di Berlinguer noi eravamo solo un problema di ordine pubblico. Sintomatici i “questionari antiterrorismo” distribuiti a Torino. Tanta era la loro paura di perdere il controllo sul conflitto in atto. La più efficace controprova di questo è nelle parole del dirigente comunista di allora che l’ha ideati e sostenuti. Per sua stessa ammissione (intervista a Giuliano Ferrara riportata su Insorgenze.net) i berlingueriani erano diventati una specie di controterrorismo: “Contrariamente a quanti consideravano il terrorismo un fenomeno isolato, minoritario, totalmente avulso dalle lotte sociali, che era poi la versione di comodo di una parte del Pci, ritenevo già allora il terrorismo una cosa molto seria. Un partito armato con un progetto socialmente sostenuto da ragioni forti, da movimenti di massa, da situazioni nuove nella fabbrica, da una dottrina. La fabbrica non era più solo un luogo dello sfruttamento, che è un rapporto matematico, era il luogo dell’oppressione. La volontà di impedire quel processo di oppressione ha creato il fenomeno del terrorismo politico di matrice marxista in tutta Europa, Raf e Brigate rosse. Se tu riconosci questo allora capisci le ragioni di quell’atto. Se fossero stati soltanto delle pattuglie scollegate dalla società non ce ne sarebbe stato bisogno. Sei mesi prima di via Fracchia, quelli che dormivano lì e che erano nella direzione strategica delle Br, erano avanguardie operaie di fabbrica. Il terrorismo non era criminalità organizzata. Era azione politica che andava al cuore dello Stato, quindi se ti identificavi, se ti immedesimavi con lo Stato, a differenza di Sciascia che se la passava bene dicendo che non stava né con gli uni né con gli altri, non potevi agire altrimenti. Noi ci identificavamo e facevamo quello che consideravamo il nostro dovere. Certo ci voleva anche una certa dose di fanatismo allora per fare cose di questo genere”.
Che altro c’è da dire?

Sorgente: Barbara Balzerani  Facebook

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