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Tycoon, Leopolde, cortigiani e rivolte senza rivoluzione – L’Indro

lindro.it – 4 dicembre 2016/SI-NO-MARE – Tycoon, Leopolde, cortigiani e rivolte senza rivoluzioneLa tentazione di andare al mare, sebbene sia quasi inverno; infatti il 4 dicembre potrei defezionare.

Credevo che Sandro Bondi avesse elevato l’ammirazione, diciamo così, per il capo a dignità d’arte, così come George Gershwin aveva fatto col Jazz. Insomma pensavo che l’ex Sindaco di Fivizzano fosse inarrivabile, ma non avevo visto ancora l’ultima edizione della Leopolda che, tra i tanti meriti, possiede pure quello di avere aumentato i miei corposi dubbi in materia di referendum.

Confesso che, in origine, il NO mi sembrava la scelta più saggia, giacché mi pare evidente che il problema del nostro Paese non è il copione ma gli attori. Poi è arrivata la discesa in campo di Massimo D’Alema. Il Baffino per me è una bussola, se lui va a Nord io vado a Sud. Ora dice che dopo il referendum non si occuperà più della politica, ci crederò quando vedo Valter Veltroni in Africa. Se devo essere sincero fino in fondo, già vacillavo di mio. Votare insieme a uno schieramento, quello del NO, che ricorda il brodo primordiale, mi toglieva il sonno.

Infine sono arrivati, nell’ordine, la Leopolda e Donald Trump, e io mi trovo punto e accapo. A Firenze si sono uditi i discorsi burino/banali/bar sport di Matteo Renzi, al cospetto dei quali quello pronunciato del neo Presidente americano dopo l’esito del voto, sembrava la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Ce ne vuole a perdere un confronto con il padrone degli Usa, ma il nostro Presidente del Consiglio è l’uomo dei miracoli, riesce dove uomini preparati e audaci falliscono.

Donald Trump sembrava avere attinto agli appunti di Abramo Lincoln, Matteo Renzi a quelli di Cetto la Qualunque. Il rottamatore, fedele al suo personaggio, in un’intervista al ‘Corriere della Sera‘ si definisce «Impulsivo e cattivo», ma il capo di qualcosa che è sempre in guerra col resto del mondo è nella migliore delle ipotesi una ‘testa di birillo’, con possibili varianti sul secondo termine.

Sono arrivate, sempre alla Leopolda, alcune manifestazioni di servilismo che lo stesso Duca di Mantova e finanche l’irritante Rigoletto del primo atto, avrebbero trovato eccessive. Una in particolare resterà negli annali, quella di un professionista che sembra trovarsi a proprio agio quando naviga nei miti ma poi inciampa in modo imbarazzante nella realtà. Dopo la sua performance avevo chiesto a Luciano come si sarebbe sentito se fosse stato suo figlio. «Se fossi stato suo figlio non me ne sarei neppure accorto, perché l’avrei considerato normale». Acuto.

Sono arrivati, durante la kermesse fiorentina, i soliti toni da primo della classe che sa tutto ma ancora non è stato interrogato, anzi, è stato interrogato e rimandato al posto con un’inattesa insufficienza. E il peggio deve ancora arrivare.

Così sono tornati i dubbi, la tentazione di andare al mare, sebbene sia quasi inverno, perché non vorrei scegliere tra un cancro e una fibrosi cistica. Qualcuno mi farà la morale, ma quel giorno, sebbene votante compulsivo, potrei defezionare. Sarei anche stufo di fare come si usa nelle comunità di recupero, dove si utilizza il metadone per disintossicare dall’eroina. La logica del male minore, quella a cui sembriamo condannati.

Da una parte il centrodestra italiano, Lega inclusa, sa troppo di destra. Il M5S non è ancora atterrato, è fermo al Vaffa e da quella posizione, comoda, non si sposta, ma forse è meglio perché appena ci prova fa rimpiangere tempi migliori. Non parliamo della sinistra, interna ed esterna al Pd, si muove sull’asse impalpabile-indifendibile e aspetta, come le accade da tempo.

L’ultima Leopolda, purtroppo, è un brutto segnale, perché ci conferma che la risposta all’indecenza è il vuoto, la presunzione, la convinzione infantile di essere il centro del mondo, come accade ai bambini viziati, che si raccontano di essere bravi ma alla lunga gli crede solo la loro mamma e, appunto, i cortigiani.

La verità è che siamo nei pasticci. Un giorno è arrivato uno senza arte né parte annunciando di volere rottamare l’universo, in realtà si è dato molto da fare per togliere di mezzo le persone che non si piegavamo, dimenticando di rottamare l’unica cosa che andava gettata via della politica italiana, i suoi metodi.

Ora vorrebbe che i rottamati fossero clementi, dopo averli fatti sentire la causa di tutti i mali del mondo, come se in politica le emozioni non contassero, proprio lui che si comporta spesso emotivamente, gettando e riprendendo a seconda delle convenienze (emotive) del momento. Così è da leggere il patetico ritorno di Matteo Ricchetti, che appena 5 mesi prima aveva dichiarato a ‘Il Giornale.it’ «È stata un’amicizia intensa ma non incontro Matteo Renzi in privato da un anno e mezzo, e va bene cosi.

Quando ci incrociamo in Parlamento o agli appuntamenti del Pd, è sempre affettuoso ma la relazione privata con lui non esiste più, e se per caso mi arriva qualche emissario, neppure lo ascolto.

Le difficoltà che io ho nel rapporto con Renzi dipendono da me e dal mio modo di vivere la politica. Io sposo le idee e non le persone e sono disorientato nel vedere lo spirito della Leopolda appannarsi nella gestione del potere. C’erano una tensione al cambiamento e un’apertura alle intelligenze più diverse che si sono perse. Ma io ormai sono un peone e posso permettermi di essere radicale, Matteo deve coniugare molti interessi ed è costretto a fare dei passi indietro». È lo stesso soggetto che faceva il presentatore, titolo esatto, alla Leopolda.

Ecco cosa intende il Segretario del Pd quando parla di cambiamento, per lui è un atteggiamento esistenziale dinamico, che muta in continuazione panorami e convinzioni, ogni dieci minuti.   

C’è da dire che, come molti sessantenni, forse sconto un filo di quella patetica limitazione che chiamo ‘reducismo’, una malattia dell’età, una specie di sciatica esistenziale, che ci rende certi di essere stati diversi ovvero migliori. Tuttavia non è quasi mai vero che il passato era meglio, ci sono però delle eccezioni evidenti, la Leopolda, ad esempio.

A noi adulti, almeno a quelli che non possiedono il dinamismo da posizionamento incessante dei soggetti appena citati e neppure la cortigianeria dei professionisti di cui sopra, rimane il dubbio di coscienza sull’atteggiamento da tenere il 4 dicembre. Riesce difficile pensare di potersi allineare alla Destra e al M5S, il cui unico obiettivo è punire il monello e mettere le mani sulla torta, rimangono solo due alternative, quella montanelliana di turarsi il naso e quella balneare. Prima di allora è meglio continuare a documentarsi, per decidere con senso di responsabilità, quello che manca ai bambini viziati e ai loro adoratori.

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Sorgente: Tycoon, Leopolde, cortigiani e rivolte senza rivoluzione – L’Indro

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