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 Renzi: «Se devo restare per galleggiare meglio vengano altri»

Il premier ospite di «Che Tempo che fa» su RaiTre ed è sarcastico con i trumpisti: «Sembra che abbia vinto Salvini». E il leader della Lega attacca Fazio: «Vergogna, dovremo occupare lo studio per avere lo stesso spazio»

di Redazione Online

Matteo Renzi a «Che tempo che fa» con Fabio Fazio su RaiTre ha raccontato di aver sentito il presidente eletto Donald Trump al telefono , «come è giusto che sia» e di averlo salutato con un «ciao». Poi una punta di sarcasmo: «Ci sono molti trumpisti oggi. Sembra che Salvini sembra che abbia vinto lui, le sue ultime vittorie sono Gallarate e Cascina, non il Michigan e il Wisconsin».

Risultato non atteso

«Il risultato di Trump non era atteso ed è difficile capire che Presidente sarà. Sono stati smentiti tutti i pareri e i sondaggi, la gente vuole scegliere il cambiamento. In un alcuni casi questo cambiamento fa un po’ paura – ha aggiunto il premier – Penso che Trump Presidente sarà diverso dal Trump candidato. Sono molto ottimista che Italia e Usa continueranno a lavorare bene insieme».

Dimissioni in caso della vittoria del no al referendum?

Il premier ha naturalmente toccato l’argomento referendum, ormai alle porte: «Io non sono in grado di restare nella palude. Uno sta al potere finché può cambiare se dobbiamo lasciare le cose come stanno vengano altri che son bravi a galleggiare». Proprio da Fazio Matteo Renzi legò le sue dimissioni all’esito del referendum. «Quindi si dimetterà?», gli viene chiesto. «E che facciamo, lo stesso errore?», scherza Renzi che poi afferma: «La politica non è l’unica cosa che conta nella vita». E dice: «Ci sono autorevoli ex politici rosi dal rancore che cambiano posizione perché non gli ho dato una poltrona. Se avessero avuto una poltrona in Europa sarebbero stati felicissimi». «Questo referendum – ha precisato il premier- non è il congresso del Pd, chi vuole fare il congresso del Pd deve aspettare il 5 dicembre»

Chi guida il fronte del no

«Guida il fronte del no gli stessi che per 20 anni hanno promesso le riforme, non le hanno fatte e ora vorrebbero bloccare noi. Questa riforma è un treno che ripassa tra 20 anni, se ripassa. Non ci sarà più un politico disposto a ridursi lo stipendio. In Italia si fa fatica a cambiare le cose e c’è paura di dire sì».

Rischio voto antisemita

Renzi poi si è spostato dagli studi Rai allo Spazio Ansaldo dove partecipa a un evento per promuovere il sì al referendum costituzionale, organizzato dal Pd Metropolitano dove risponde alle domande sul Referendum. «Sono i 20 giorni che possono riscattarci degli ultimi vent’anni. Tocca a voi prenderci per mano e riportarci nel futuro» si è ricolto ai giovani in platea. «Ci stiamo cascando nel giochino che stanno facendo gli altri, quindi bisogna che vi muoviate voi. C’è il rischio di un voto antisistema, lo abbiamo visto negli Stati Uniti e sul referendum della Brexit». A costi di dire di no rimaniamo nella palude . Ea avverte anche il rischio degli astensionisti pentiti come dopo Brexit e come le elezioni americane.

Salvini: ci aspettiamo stesso spazio da Fazio, pronti a occupare studio

Sulla presenza di Renzi si è fatto sentire Matteo Salvini della Lega Nord: «Che vergogna. Anche stasera Renzi a reti unificate a spese dei contribuenti. Ci aspettiamo da Fazio lo stesso spazio concesso stasera al premier sull’immigrazione, sul referendum e su tutto il resto. Diversamente saremo costretti ad autoinvitarci e ad occupare fisicamente lo studio. Ora basta».

A Napoli

In mattinata Renzi era stato a Napoli all’assemblea nazionale sul Mezzogiorno: «I soldi per il Sud ci sono se c’è anche la volontà della classe dirigente del Mezzogiorno di cambiare e quella della classe politica romana di vivere senza pregiudizi. Il Mezzogiorno deve tornare al centro del dibattito ma non con i vecchi schemi. No a un Mezzogiorno che chiede. Sì a un Sud che si mette in moto con la sua classe dirigente che ha diritto di chiedere allo Stato centrale di non voltarsi dall’altra parte e di non vivere di pregiudizi. Per questo però serve una classe dirigente che non viva di rassegnazione»

Sorgente: Corriere della Sera

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