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Julian Assange, nuovi documenti inediti fanno luce sulle indagini per stupro – l’Espresso

espresso.repubblica.it – Julian Assange, nuovi documenti inediti fanno luce sulle indagini per stupro. I file ottenuti da l’Espresso grazie al Freedom of Information Act permettono di ricostruire il caso legale contro il fondatore di WikiLeaks.

I passi falsi della procura svedese e le interferenze della magistratura inglese  di Stefania Maurizi

Gli agenti di Scotland Yard che circondano l’ambasciata dell’Ecuador, dove Julian Assange è asserragliato da tre anni, non ci saranno più. Ma l’assedio che, si stima, sia costato 12 milioni di sterline, è tutt’altro che finito, come la polizia di Londra ha ammesso la settimana scorsa in un comunicato stampa: Scotland Yard «continuerà a fare ogni sforzo per arrestarlo», usando «una serie di tecniche alla luce del sole e sotto copertura».

Assange è confinato nell’ambasciata dell’Ecuador, nel quartiere londinese di Knightsbridge, dal 19 giugno 2012: il prossimo 7 dicembre saranno cinque anni che il fondatore di WikiLeas ha perso la sua libertà per finire prima ai domiciliari e poi recluso in una stanza di circa venti metri quadri.

«Nonostante tutti gli sforzi compiuti da più parti», ha dichiarato Scotland Yard, «non si intravede un’imminente soluzione diplomatica o legale di questo caso»: una chiara ammissione di quanto il caso giudiziario di Julian Assange sia ormai un pantano legale e diplomatico difficile da risolvere.

vedi anche:

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Five years confined: New Foia documents shed light on the Julian Assange case

The role of the Crown Prosecution Service lawyers in advising the Swedish prosecutors, their comments on the extradition case as not being handled as just another extradition request, the questioning in the embassy that never took place. Files obtained by l’Espresso under the Freedom of Information Act provide a five-year account of the Swedish case against the WikiLeaks founder



L’Espresso ha utilizzato il “Freedom of Informaction Act” (Foia) in Svezia e in Inghilterra per avere accesso al fascicolo dell’accusa sul caso Assange in modo da ricostruire i fatti così come risultano dalle carte ufficiali. Abbiamo fatto richiesta dei documenti alla “Swedish Prosecution Service” di Stoccolma, che da cinque anni porta avanti l’inchiesta giudiziaria contro Assange, ancora alla fase preliminare, e al “Crown Prosecution Service” di Londra, l’autorità che in Inghilterra e nel Galles esercita il ruolo della pubblica accusa nelle indagini condotte dalla polizia e da altri organi investigativi e che, nel caso Assange, supporta il lavoro dei magistrati di Stoccolma, visto che il fondatore di WikiLeaks è sotto indagine in Svezia, ma si trova a Londra.

Mentre gli inglesi hanno rigettato in toto la richiesta di accesso agli atti, gli svedesi della “Swedish Prosecution Authority” hanno rilasciato 226 pagine di documenti.  I file ottenuti da l’Espresso  rivelano che fin dall’inizio il “Crown Prosecution Service” di Londra ha fortemente sconsigliato ai procuratori svedesi una strategia investigativa che avrebbe potuto portare a una rapida chiusura dell’indagine preliminare: interrogare il fondatore di WikiLeaks a Londra, come lui ha chiesto in più occasioni, anziché estradarlo in Svezia, come la procura di Stoccolma ha sempre cercato di fare.

I documenti esclusivi sul caso Assange – pdf

Nel gennaio 2011, neppure due mesi dopo che Julian Assange era stato arrestato a Londra, un avvocato del Crown Prosecution Service, Paul Close, sconsigliò assolutamente ai magistrati svedesi di interrogarlo nel Regno Unito. Secondo Close, la strategia più appropriata era condurre l’interrogatorio «solo dopo che lui si fosse consegnato alla Svezia e di sentirlo in base alle leggi svedesi».

Ai magistrati di Stoccolma, Close spiega: «E’ semplicemente incredibile quanto lavoro questo caso stia generando. A volte sembra un’industria. Sicuramente un caso non stop. Non pensiate che il caso possa essere trattato come una richiesta di estradizione come tutte le altre».

I documenti rivelano che nell’aprile 2015 – dopo che il procuratore svedese Marianne Ny, titolare dell’inchiesta, aveva deciso di interrogare Assange nell’ambasciata dell’Ecuador – il fondatore di WikiLeaks aveva acconsentito subito ad essere sentito e a fornire un campione di Dna.

L’interrogatorio era previsto per il 17 e 18 giugno, ma le autorità svedesi contattarono l’Ecuador per chiedere le autorizzazioni e l’assistenza necessari solo all’ultimo minuto. Così, l’interrogatorio atteso per anni da Julian Assange e dai magistrati svedesi, alla fine è saltato.

Cinque mesi che sconvolsero il mondo

Tutto ha avuto inizio nell’agosto 2010, meno di un mese dopo che WikiLeaks aveva pubblicato i documenti segreti sulla guerra in Afghanistan, facendo infuriare il Pentagono e il governo americano. Il 20 agosto, i magistrati svedesi aprono un’inchiesta su Assange e ne chiedono l’arresto per stupro e molestie sessuali ai danni di due donne svedesi. Il caso però collassa immediatamente: il magistrato Eva Finne revoca il mandato di arresto e derubrica le accuse in molestie sessuali. Assange viene interrogato dalla polizia svedese il 31 agosto in merito alle presunte molestie.

Il giorno dopo un altro procuratore svedese, Marianne Ny, riapre l’indagine per stupro, dopo che l’avvocato della due donne, Claes Borgström, aveva chiesto la revisione del caso.

Il 27 settembre 2010, Assange vola a Berlino per incontrare, tra gli altri, l’Espresso. Due settimane prima, il 14 settembre, il suo avvocato svedese di allora, Björn Hurtig, aveva verificato con il procuratore Marianne Ny se Assange potesse lasciare la Svezia.

«Per telefono», scrive la Ny nei documenti consegnati a l’Espresso, «il signor Hurtig fu informato che l’inchiesta doveva ancora compiere alcuni passaggi importanti prima che fosse necessario un nuovo interrogatorio e che non c’era alcun mandato di arresto contro di lui».

Verificato che non c’erano problemi per la sua partenza, Assange lascia la Svezia e vola a Berlino il 27 settembre, dove l’Espresso lo incontra in tarda serata.

Arriva all’appuntamento raccontando che tutti i suoi bagagli, ad eccezione di una tracolla che teneva con sé e in cui aveva il suo computer personale, si erano persi nel volo diretto da Stoccolma. . Fu proprio quel 27 settembre 2010 che il procuratore Marianne Ny ordinò l’arresto di Julian Assange.

L’indagine preliminare condotta da Ny si focalizza su tre accuse: stupro (la fattispecie meno grave, secondo la legge svedese), coercizione e molestie sessuali. Nei documenti rilasciati all’Espresso dagli svedesi, Ny ricostruisce le difficoltà nell’interrogare Assange nel 2010, quando, in appena cinque mesi, lui e la sua organizzazione pubblicarono un diluvio di documenti segreti del governo americano mai visto prima.

Ny ricostruisce quelle difficoltà, ma anche l’avvocato di Assange, Björn Hurtig, mette nero su bianco come lui avesse cercato di proporre più date per l’interrogatorio del suo cliente: «Nessuna delle date suggerite allora e in un’altra occasione le andava bene», scrive Hurtig a Ny, «alcune erano troppo in là (parliamo di poche settimane), un’altra volta uno degli investigatori era malato», e conclude: «pare strano che un interrogatorio non si possa tenere perché un investigatore è malato».

Ma in ogni caso Marianne Ny va avanti e ordina la detenzione di Julian Assange: «Questa misura fu presa perché era stato impossibile interrogarlo durante l’inchiesta», scrive la Swedish Prosecution Authority. Per riuscire ad arrestarlo, Ny notifica un mandato di arresto europeo e il 1° dicembre 2010 l’Interpol emette un “red notice”: Assange è ufficialmente un ricercato in tutto il mondo.

Sei giorni dopo, il fondatore di Wikileaks si consegna alla polizia di Londra, dove si trovava, perché aveva appena iniziato a pubblicare i 251.287 cablo segreti della diplomazia Usa in collaborazione con il quotidiano londinese Guardian e con un team di giornali internazionali.

Poco dopo l’arresto, Assange viene rilasciato su cauzione, mandato ai domiciliari a Ellingham Hall con un braccialetto elettronico che ne tracciava ogni movimento. Da quel lontano 2010, Julian Assange si è sempre opposto all’estradizione richiesta da Marianne Ny per interrogarlo. Ny ha sempre insistito che interrogarlo a Londra «avrebbe abbassato la qualità dell’interrogatorio», mentre Assange ha sempre combattuto l’estradizione in Svezia, convinto che avrebbe aperto la strada a quella negli Stati Uniti, dove è in corso un’inchiesta sulla pubblicazione dei documenti segreti di WikiLeaks.

Estradizione speciale

A scrivere che l’estradizione di Assange non è come tutte le altre è l’avvocato del Crown Prosecution Service, Paul Close, nella citata email del 13 gennaio 2011.

Cosa la rende speciale? Close non lo spiega, ma nel suo scambio email con i procuratori svedesi, sembra soddisfatto che l’udienza per l’estradizione tenutasi l’11 gennaio 2011 di fronte alla Belmarsh Magistrates’ Court non sia stata un evento eccitante per i giornalisti: «E’ stato tutto piuttosto noioso e tecnico, ovviamente  proprio quello che io volevo succedesse».

Due settimane dopo questi commenti, il 25 gennaio 2011, Paul Close è anche più esplicito con gli svedesi: «Il mio consiglio iniziale rimane valido: sarebbe imprudente interrogare l’incriminato nel Regno Unito».

«Ogni tentativo di sentirlo secondo la rigorosa legge svedese», continua Close, «sarebbe inevitabilmente zeppo di problemi». E conclude: «Dunque, io vi suggerisco di interrogarlo solo dopo che si è consegnato alla Svezia e in base alla legge svedese.

Come abbiamo detto, la vostra inchiesta è ben fondata sulle prove che avete e che sono sufficienti ad andare a processo, che è poi quello che intende fare il procuratore». I due passaggi successivi di questa email sono stati censurati: la Swedish Prosecution Authority non li ha voluti rilasciare a l’Espresso.

Due cose sono interessanti in questo scambio email tra il Crown Prosecution Service di Londra e i magistrati svedesi: Paul Close usa la parola “incriminato” [defendant] riferita ad Assange, un termine che per la legge inglese indica una persona già incriminata di un reato. Ma Assange non era incriminato nel gennaio 2011 né lo è oggi, dopo cinque anni di indagini preliminari.

Non solo: Close sostiene che i magistrati svedesi abbiano già intenzione di portare a processo Julian Assange senza mai averlo sentito. Da notare che appena sei giorni prima quella email, Marianne Ny aveva scritto a Paul Close: «Per la legge svedese, la decisione di andare a processo non può essere presa in questo stadio delle indagini preliminari. La decisione di incriminarlo, ovvero di andare a processo, non può essere presa fino a quando l’indagine preliminare non è chiusa».

L’Espresso ha presentato una richiesta di accesso agli atti del Crown Prosecution Service per ottenere l’intero fascicolo su Assange, tra cui ogni eventuale corrispondenza con il dipartimento della Giustizia americano e con il dipartimento di Stato di Washington.

Ogni nostra istanza è stata rigettata e alle nostre richieste di acquisire l’eventuale corrispondenza con le autorità americane, il Crown Prosecution Service ha risposto: «Non confermiamo né smentiamo di possedere alcuna rilevante informazione al riguardo». Il ministero della Giustizia svedese e la Swedish Prosecution Authority, invece, ci hanno comunicato di «non avere intrattenuto alcuna corrispondenza con gli Stati Uniti sul caso Assange».

Una impasse diplomatica

Dal 2010 fino a marzo 2015, l’indagine svedese è rimasta paralizzata: Stoccolma ha sempre insistito sull’estradizione, mentre Assange vi si è opposto con le unghie e con i denti, lottando sia nelle corti inglesi che in quelle svedesi senza successo. Quando nel giugno 2012, ha esaurito ogni opzione legale di opporsi all’estradizione, si è rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador che gli ha concesso asilo politico perché ha ritenuto fondato il rischio che possa essere estradato negli Usa e processato per il suo lavoro giornalistico.



Alla paralisi giudiziaria, si è aggiunta l’impasse diplomatica, perché le autorità inglesi hanno sempre dichiarato che non gli concederanno mai e per nessuna ragione un salvacondotto per uscire dall’ambasciata e godere del diritto di asilo.

Di fatto, la scorsa settimana i suoi avvocati e le autorità dell’Ecuador hanno denunciato che gli inglesi gli hanno negato anche un salvacondotto per recarsi in ospedale a fare una risonanza magnetica necessaria per un grave e persistente dolore.

Quanto alla Svezia, ha sempre rigettato l’idea che Assange si sia rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador perché corre un rischio reale di estradizione negli Usa: la Svezia considera la sua reclusione nell’ambasciata come una scelta puramente volontaria, a cui Assange potrebbe mettere fine in qualsiasi momento.

Nel novembre 2012, rivelano i documenti rilasciati a l’Espresso, un diplomatico inglese ha cercato di incontrare il procuratore svedese Marianne Ny: «Non ho idea del perché il vice ambasciatore inglese voglia incontrarla», scrive l’avvocato Paul Close alla Ny, che evidentemente aveva chiesto se ne sapeva qualcosa.

L’interrogatorio

Solo nel marzo 2015, il magistrato svedese Ny ha accettato di interrogare Assange a Londra nell’ambasciata. Perché ha cambiato idea? Secondo quanto scrive la Swedish Prosecution Authority sul suo sito ufficiale, due fatti hanno portato la Ny a questa decisione: la prescrizione che incombeva per due dei reati ipotizzati dall’accusa – quello di molestie e coercizione, che cadevano in prescrizione ad agosto 2015 – e il fatto che a novembre 2014 la corte di Appello di Stoccolma, nel rigettare la richiesta di Assange di annullare il mandato di arresto, ha criticato Marianne Ny, rilasciando una dichiarazione ufficiale chiarissima: «La Corte d’Appello nota comunque che l’indagine sui presunti reati è ferma e considera che il fallimento dei procuratori nell’esaminare strade alternative non sia in linea con i loro obblighi – nell’interesse di tutte le parti coinvolte – a mandare avanti l’indagine preliminare».

Contattato dai procuratori di Stoccolma, attraverso i suoi attuali avvocati svedesi, Thomas Olsson e Per Samuelsson, il 16 aprile 2015, Julian Assange ha dato la propria disponibilità ad essere interrogato nell’ambasciata e a fornire un campione di Dna. Le parti concordano le date del 17 e 18 giugno per l’interrogatorio e il prelievo del Dna.

Ma i documenti rilasciati a l’Espresso dimostrano che le autorità svedesi hanno contattato all’ultimo minuto l’ambasciatore ecuadoriano a Londra, Juan Falconi Puig, per chiedere i permessi e l’assistenza necessari. Il 12 giugno, Marianne Ny si rende conto che l’ambasciatore non ha ancora ricevuto «alcuna comunicazione dalle autorità svedesi».

Di fatto, l’interrogatorio tanto atteso salta. L’avvocato svedese di Assange, Per Samuelson, racconta a l’Espresso la sua ricostruzione: «Un magistrato era andato a Londra con un ufficiale di polizia, ma mentre erano lì Marianne Ny, ovvero il loro capo, ha cancellato tutto perché non avevano il permesso dell’Ecuador. La Svezia ha fatto richiesta troppo tardi».

«Sono sicuro», scrive l’ambasciatore Juan Falconi Puig a Marianne Ny, il 19 giugno, «che lei si renda conto che bisogna seguire delle procedure diplomatiche. A questo punto, devo informarla che sono stato trasferito a un altro incarico di ambasciatore» e conclude: «A partire da luglio, questo affare sarà gestito dal nuovo ambasciatore, Mr. Carlos Abad Ortiz».

Nell’agosto scorso è scattata la prescrizione di due delle accuse ipotizzate: coercizione e molestie sessuali. In quell’occasione, Marianne Ny ha dichiarato: «Julian Assange ha, di sua spontanea volontà, evitato l’incriminazione rifugiandosi nell’ambasciata dell’Ecuador», aggiungendo: «Fin dall’autunno del 2010 ho cercato di interrogare Julian Assange, ma lui ha ripetutamente rifiutato di presentarsi.

Quando la prescrizione rischiava di scattare ho cercato di interrogarlo a Londra. All’inizio di giugno abbiamo presentato una richiesta all’ambasciata dell’Ecuador, ma ancora aspettiamo l’autorizzazione». Nessun menzione del fatto che le autorità svedesi hanno contatto l’Ecuador tardi.

Con la prescrizione, sia le due donne svedesi sia Julian Assange hanno perso ogni possibilità che sia fatta giustizia per due delle tre accuse oggetto di inchiesta fin dal 2010. Per la legge svedese, non è possibile rigettare la prescrizione, come ha confermato a l’Espresso la Swedish Prosecution Authority.

Julian Assange, dunque, non può non avvalersi della prescrizione nel tentativo di dimostrare la propria innocenza e ristabilire la propria reputazione. L’indagine preliminare su di lui va avanti solo per un’ultima ipotesi di reato: stupro, nella fattispecie meno grave secondo le leggi svedesi.

Assange avrebbe avuto un rapporto non protetto con una delle due donne svedesi. Questa accusa si prescriverà solo ad agosto 2020.

Altan

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Sorgente: Julian Assange, nuovi documenti inediti fanno luce sulle indagini per stupro – l’Espresso

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