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Effetto Trump – Di Rita Pani

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È il presidente americano solo formalmente, ma ho da riconoscere già un primo merito a Trump. È riuscito in pochissimi giorni a far emergere il cretinismo transnazionale, unendo in una sorta di fratellanza tutti i cretini del mondo. E in Italia – graziaddio – abbondiamo. Il primo cretino, sulla scia del biondo capellone, s’è autocandidato premier. Effetto Trump, lo chiamano i giornali. E io che pensavo che l’effetto Trump fosse qualcosa di più simile ad un’influenza gastrointestinale! Dice che se Donald ha vinto in America, non vede perché lui non possa vincere in Italia. La cosa strana di questo virus Trump, è che un po’ ha in qualche modo contagiato anche me, perché in effetti è proprio una bella domanda. Già, perché non dovrebbe vincere in Italia, dato il cretinismo che avanziamo? In fondo non sarebbe poi così strano. Menomale che, a differenza di quanto pensino i cretini, la carica di Presidente del Consiglio, in Italia, non è carica elettiva; ossia, il popolo italiano NON vota direttamente per l’elezione del premier. Certo, la storia ci insegna che questo non ci ha mai messo al riparo dall’aver presidenti del consiglio che non avrebbero dovuto nemmeno amministrare un condominio, ma che ci possiamo fare, oltre alla Rivoluzione su Facebook? L’effetto Trump, quello che nel giro di un paio di giorni ha fatto riemergere nuovamente la melma che aveva smesso di galleggiare. E così non è strano tornare a leggere quelle belle dichiarazioni di alta democrazia, che dicono che “i non bianchi” sono un problema, o che bisogna rivedere la legge “sui matrimoni gay” (ora che è stato anche accertato che siano causa di terremoti, poi …) o che in fondo le donne siano comunque degli esseri inferiori buone solo per scopare, quando reputate delle “belle gnocche” o “fighe” (ma negli ambienti più danarosi e di classe) secondo gli standard imposti dalla televisione. Ma il meglio dell’effetto Trump è la consacrazione dei muri anti clandestini. È un effetto ambivalente che colpisce chiunque. Si affilano le armi da tastiera e parte la disputa. Muro sì, muro no, che pare d’assistere ad un assaggio di Referendum. Ho persino letto un genio padano che colto da un rigurgito d’altruismo faceva notare al salvini, che in Italia potremmo avere un problema: “non si può costruire un muro tutto intorno alla Sicilia, né tantomeno in mare” – e come dargli torto? Ma d’altra parte c’è anche chi s’indigna per la costruzione del muro messicano, e lo fa con i numeri sulla carta, spiegandoci dalle pagine di un quotidiano nazionale, quale danno economico porterebbe all’economia del Messico, a suo dire già molto preoccupato per il futuro imminente. Spinta dall’antidoto che ho preso in tutti questi anni, per un eventuale “effetto Trump” ho scritto al giornalista ricordano la costruzione del muro di Tijuana, detto anche il muro della vergogna, che esiste e fa rabbrividire da ben ventidue anni. Lo fece ergere l’amministrazione Clinton e purtroppo non solo in Messico, ma anche in altri stati americani, dove più era possibile il varco di frontiera da parte dei diseredati dell’America latina. Non l’ha presa bene il giornalista, ha preferito restare infetto dalla sindrome di Trump e mi ha censurata. Pazienza, lo dico qua, magari non serve, ma io mi sento meglio.
Rita Pani (APOLIDE) �’F�

Sorgente: Facebook

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