Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

.

Provincia americana – m@cwalt – un colpo di remo 

provincia-americana

uncolpodiremo – Provincia americana – di m@cwalt

C’era una volta il sogno americano che raccontava di un ideale di libertà, crescita individuale e collettiva. Appariva a noi giovani del ’68 una frontiera di sviluppo democratico universale.

Avevamo presente in quei giorni le contrapposizioni che gli Stati Uniti avevano con la Russia socialista (Urss) ed accorgendoci che la rivoluzione di ottobre si era impantanata nel mantenimento dello status – quo burocratico e conservatore, abbinavamo a quello sviluppo la possibilità che dallo spirito americano di frontiera, le istanze socialiste e comunitarie riprendessero corpo e volontà per il benessere del Mondo intero.

In quei giorni l’america terrorizzava bombardando il Viet-nam e l’URSS si apprestava all’invasione di Praga ed erano entrambe ai ns occhi idealisti, potenze che negavano la libertà dei popoli. Ma il sogno rimaneva intatto.

Una diceva di difendere le conquiste della rivoluzione, l’altra sembrava voler instaurare una democrazia in quel paese orientale, ma le nazioni che subivano quel libertario e ingerente intervento venivano da storie molto controverse.

Il Viet-nam dal colonialismo francese, la Ceslovacchia dalla contrapposizione nazista e dalla lotta contro le nazionalità minoritarie presenti nel suo territorio in violazione di tutte le clausole di protezione delle minoranze impostegli dagli Alleati.

La Cecoslovacchia aveva cinicamente ripulito etnicamente il paese, soprattutto nei settori chiave della politica, dell’amministrazione, della cultura e della Chiesa, confiscando le terre agli ungheresi, fino a diventare uno stato vassallo tedesco.

Dopo la guerra la repubblica cecoslovacca delusa dagli occidentali ma con l’entusiasmo popolare evocato dalle truppe sovietiche di liberazione diventò una Repubblica Socialista dopo libere elezioni vinte dal KSC (partito comunista) che nel gennaio del 1968 elesse Alexander Dubček.

Tutti noi partecipammo alla Primavera di Praga. E perciò siamo stati la generazione che era contro gli USA e contro l’URSS.

Anche noi in fondo attuammo la nostra Primavera, era il 1968 e provammo il tentativo di sganciamento dagli ideali liberisti, neo capitalisti e di ingerenza confessionale. Eppure

Malgrado la nuova coscienza politica ci rimaneva il sogno dei primi pionieri americani, perchè sapevamo essere stati i diversi, i perseguitati dalla contro-riforma e dall’Inquisizione le genti e le persone che partirono dalle coste europee per andare a popolare il Nuovo Mondo. Quegli studenti che protestavano a Berkley e manifestavano contro la politica di aggressione contro i vietcong ne erano gli eredi diretti, e noi con loro.

Nel frattempo l’america si era perduta, sparava uccidendoli a J.K.Kennedy e a suo fratello Bob, morivano gli ideali dopo Woodstock, ma nelle pagine di Fidgerald e dei Poeti della Beat Generation cresceva anche per noi un nuovo ideale di libertà.

Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, ci insegnarono ad uscire dai miti e la Musica di quegli anni fu la compagna del nostro sogno in un insieme di società che ci volevano intrisi di violenza e regressione, di paura e di scontro ideologico e politico.

Ci volle allora il ’68 della musica ribelle per mandare all’aria tali convinzioni. Un decennio di lotta e di musica che per poter uscire allo scoperto prese le distanze dalla luccicante vetrina della hit parade radiofonica, dal finto benessere imposto con la violenza e impose la propria forza alimentandosi in presa diretta, di cronaca sociale e politica, di messaggi di lotta.

Un passaparola che si mise a viaggiare di cantina in cantina, di corteo in corteo. E per dare forma alla protesta furono sufficienti una voce e una chitarra acustica e degli “sconfitti” che vollero ribellarsi per avere più alti ideali di crescita e coscienza.

La Musica fu infine la colonna sonora di quel movimento che chiedeva pace e progresso: un movimento ideale che si “toccava con le mani” si annusava, cresceva insieme e andava in un lungo viaggio nelle strade del Mondo.

Dalla California a Parigi, dalla voce della Francia ribelle a Roma, attraverso il timido approccio politico dei Beatles, la violenza blues dei Rolling Stones, l’imprevedibile religiosità di Bob Dylan, il ribellismo autolesionista di Jim Morrison e di Jimi Hendrix, la rabbia freak di Frank Zappa, alimentavano la coscienza individuale e ognuno di noi sentiva di essere alle porte di grandi trasformazioni sociali e politiche.

La realtà che auspicava l’immaginazione al potere, come gli studenti di Parigi richiamarono per tutti quanti.

Ma intanto l’America moriva e nella sua morte personaggi fumantini e di dubbi percorsi politici portarono un poco alla volta alla morte anche di quegli ideali. I Johnson, Ford, Nixon, Reagan scoloriti presidenti che hanno pensato più alla potenza che al benessere delle genti.

Obama il primo presidente negro degli States 150 anni dopo la mattanza di una guerra civile che tentò di sconfessare Abraham Lincoln. Morto anch’egli assassinato in un palco di Teatro.

Tutto da allora venne ridotto a mercato. Dai posacenere con la faccia del Che al richiamo funesto del denaro e della ricchezza avanzava il disprezzo per le idee di comunanza e di equità.

Quando la povertà inizia a vedersi per le strade e nei giardini sono le idee di un capitalismo sfrenato che diventano il sogno che appare il collante delle persone e delle genti.

Non il riscatto di se’ ma la rivalsa contro gli altri e contro le idee che richiamano a una società più giusta dove lavoro casa e giustizia sociale siamo aspirazione comune vengono rimosse e dileggiate fino a trasformarle in nemico del proprio affrancamento.

Così le idee invece di farci crescere si scontrano tra di loro. Ideali e bisogni comunitari manipolati al punto di disprezzare e identificare l’ altro perche appaia il nemico del benessere personale.

L’egoismo appunto non il se’ come coscienza collettiva sono diventati percorso e slogan urlati alla massa elettorale per la ricerca di un potere perverso. L’America che uccide M. Luter King, Malcom X,  J. Lennon,  uccide la speranza e la voglia di essere migliori.

Questa l’America di oggi, come l’Europa che viviamo noi italiani. Una  realtà reale che si esprime oscuramente nel contemporaneo e che ci “regala” i Berlusconi, i Salvini e i Trump perché dalla massa dei delusi non esca forte la voglia di un riscatto sociale ma un vacuo ribellismo politico populista che è spesso anticamera di dittature e violenza come sfogo di massa e distruzione di libertà.

La sconfitta di Hillary Clinton è la sconfitta del Partito Democratico, delle donne che non hanno trovato la fiducia in una donna, dei negri delusi da un presidente “nero”. Per assurdo il candidato socialista Bernie Sanders avrebbe vinto contro il miliardario repubblicano che va a “donnine” e che ha l’applauso del KKK espressione diretta di una minoranza che ha paura del “diverso”, dell’altro, dell’immigrante, del socialismo.

Un popolo che ancora “giura” sulla Bibbia

E mi chiedo: Che democrazia é quella che permette al candidato di minoranza ( 59.947.338 voti – 47.43%) di vincere una elezione così importante contro i 60.247.974 voti – 47.7 % di maggioranza dei voti espressi.

Un popolo quello ‘mericano che ha 240 mln di aventi diritto al voto ma dove ormai solamente la metà di questi va fisicamente a votare e per una formula elettorale astrusa è il minoritario che diventa presidente, tutto questo mi appare oggi come l’espressione di poteri confusi, di formule obsolete.

Anche i poteri del nuovo Presidente che con un atto proprio può “smontare” e annullare quanto fatto dal suo predecessore… sarebbe più sensato si presentassero al Congresso i cambiamenti di grande importanza e penso a quella riforma sanitaria che mancava negli “states”. L’ Obamacare: che da circa un anno e mezzo è entrata in vigore negli Stati Uniti il “Patient Protection and Affordable Care Act”, offrendo a più di 13 milioni di persone che prima non erano assicurate una copertura sanitaria.

Quando una elezione viene vinta dal candidato che ha ottenuto meno voti popolari per una fantasiosa legge elettorale è segno che quella stessa democrazia ha bisogno di essere riveduta e corretta.  La democrazia USA ha bisogno di una grande riforma.

Così vedo il Donald Trump presidént  rappresentare un popolo che ha paura di essere comunità di popoli, che si immagina in pieno sogno liberista non comunità di persone, poiché non ha più un sogno collettivo ma credente di un sogno personale,  del proprio Ego che si vede miliardario.

Immagine sbagliata di quella che fu la grande democrazia partecipativa americana e che è appunto una “pastorale americana” tradita e sconfitta dalla propria anima provinciale.

USA 2016 l’elezione dei perdenti, la votazione dei non aventi un sogno comunitario.

m@cwalt

Frank Zappa in Hungry Freaks, Daddy,

«Mister America, / Tira dritto / Davanti alle scuole che non insegnano. / Mister America, / Tira dritto / Davanti alle menti che non riesci a dominare / Mister America, / Cerca di nascondere / Il vuoto che hai dentro / Se anche ti rendessi conto di come hai mentito. / E degli squallidi trucchi che hai tentato / Neanche allora fermeresti la marea che sale / Di freaks affamati, o amore mio»

imago dal web

Sorgente: Provincia americana – m@cwalt – un colpo di remo – ad majoram

Spread the love
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *