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La sconfitta delle donne – Corriere.it

 27esimaora.corriere.it/ La sconfitta delle donne  –  di Serena Danna

Hillary Clinton non è diventata la prima presidente donna degli Stati Uniti d’America. Dopo 44 uomini che hanno rivestito il ruolo è arrivato il quarantacinquesimo: Donald J.Trump. «Non abbiamo ancora sfondato quel tetto di cristallo», ha commentato l’ex Segretario con gli occhi lucidi. Certo, qualcuna ci riuscirà prima o poi. Ma non lei, non adesso.

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Nell’esito di queste elezioni, c’è un inquietante parallelo tra la Hillary in corsa verso la Casa Bianca e la studentessa del liceo di Park Ridge che nel 1964 — suscitando l’ilarità delle compagne di classe — si iscrisse al corso sulla presidenza degli Stati Uniti. Come poteva una giovane donna nell’America degli anni Sessata pensare di diventare un giorno presidente? E invece ieri come oggi, lei lo credeva possibile.

Forse Hillary Clinton non ha perso perché donna, ma di certo la vittoria del suo avversario tradisce un sogno di emancipazione che da personale è diventato globale. Una speranza che il candidato alla vicepresidenza Tim Kaine ha condiviso su Twitter qualche ora prima della debacle postando una foto di lui, giovane papà, con in braccio La figlia: «Nessuna bambina — ha scritto — dovrà ancora chiedersi se può diventare presidente».

La delusione che molte donne vivono in queste ore non riguarda solo la sconfitta della propria paladina imperfetta, ma il presagio di aver portato spalancato le porte della Casa Bianca alla misogina. Lo crede Martha Nussbaum, una delle filosofe più rispettate al mondo, convinta che la vittoria di Trump sia un simbolo del sessismo che affligge il Paese: «Il potere della misoginia è fortissimo.

Proprio per questo — dice al Corriere della Sera — bisogna continuare a lottare contro di esso». Il neo-presidente rifletterebbe un pensiero comune in America: «Le registrazioni che abbiamo ascoltato in questi mesi — continua Nussbaum, docente all’Università di Chicago — rivelano atteggiamenti onnipresenti nella nostra società, e mostrano cosa le donne debbano sopportare ogni giorno».

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Tuttavia non sono bastate le offese, i turpiloqui e le molestie presunte: «L’evidente mancanza di rispetto di Trump per le donne — spiega il filosofo Michael Sandel al Corriere — non è stato decisivo nella determinazione del voto». Se è vero che le giovani donne con un’istruzione medio-alta hanno favorito la candidata democratica, lo stesso non può dirsi per le esponenti della working class con più di quarant’anni: «Ciò che davvero volevano le donne — dice Sandel — è il cambiamento, e Clinton rappresentava lo status quo».

L’autore di «Quello che i soldi non possono comprare» (Feltrinelli) sostiene che, al pari della globalizzazione, l’eguaglianza di genere sia un fattore di cui solo le élite riescono davvero a beneficiare. «Gli altri, gli esponenti della bistrattata working class, si sentono dopo tutto defraudati e basta».

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Anche il premio Pulitzer Jeff Gerth, che ha seguito il percorso di Clinton e scritto la biografia «Her Way», ritiene che per molte donne vittime della crisi economica «le battaglie di genere siano soccombenti rispetto al tema del lavoro o della povertà».

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Secondo il reporter, verso quel segmento di popolazione i punti di forza di Hillary Clinton hanno rappresentato paradossalmente le sue debolezze: «È preparata, di grande esperienza e non lascia nulla al caso: tre caratteristiche che possono essere interpretate come distanza, calcolo e appartenenza a una élite».

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Quanto conti il suo essere donna in tutto questo è uno degli interrogativi che da mesi, se non da anni, domina il dibattito su Hillary Clinton. Di certo, ambizione e determinazione — declinate al femminile — diventano spesso aggressività e prepotenza. È successo anche a lei. «Ci sono molti uomini pronti a mostrare approvazione per le donne che screditano altre donne — ha scritto Amanda Marcotte su Slate —.

Ma è un sostegno provvisorio: basta mostrare le qualità che Hillary Clinton ha dimostrato di avere, ambizione, dignità, spina dorsale, per vedere quell’approvazione scomparire in un attimo». Come il sogno della Casa Bianca.

Sorgente: La sconfitta delle donne – Corriere.it

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