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Clinton e il paradosso americano: più voti ma alla Casa Bianca va Trump. E nessuno contesta – Repubblica.it

repubblica.it – Clinton e il paradosso americano: più voti ma alla Casa Bianca va Trump. E nessuno contesta.

La candidata democratica, a spoglio non ancora completato, ha 227mila voti in più su scala nazionale del presidente eletto, che però prevale nel conto dei grandi elettori. È già successo, e il meccanismo della legge elettorale non viene mai messo in discussione  dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI

NEW YORK – Hillary Clinton ha fatto la “telefonata della concessione” come impone il fair play e il rispetto della democrazia americana (ma come Donald Trump aveva minacciato di non fare, se a perdere fosse stato lui). La resa delle armi è stata così veloce, che la candidata democratica non ha neppure atteso lo spoglio definitivo di tutte le schede. Mentre scrivo, quello spoglio non è ancora concluso. E potrebbe dare un risultato sorprendente… almeno agli occhi degli stranieri. Cioè che Hillary in realtà “ha vinto”, perché ha ottenuto più voti in assoluto.

Ma questo paradosso negli Stati Uniti non è particolarmente strano, è già accaduto in passato, e nessuno ne fa un motivo per contestare il risultato finale. E’ una conseguenza del sistema elettorale. Sbagliato o giusto che sia, non si contestano le regole a fine partita solo perché il risultato non ci piace.

Il conteggio finale ha dato a Hillary un totale nazionale di 59.926.386 voti, a Trump 59.698.506. (Da notare di passaggio che la partecipazione è calata rispetto al 2012). La differenza – provvisoria – in favore della Clinton supera i 227mila voti. Alla possibilità di un sorpasso della Clinton nei voti popolari aveva fatto un breve accenno nella nottata elettorale il suo consigliere John Podesta, ma solo per spiegare un leggero ritardo nella telefonata “della concessione”.

Un altro breve accenno lo ha fatto il candidato vicepresidente Tim Kaine, ma solo per congratularsi con Hillary della messe di voti conquistati, e per ringraziare gli elettori. Né Hillary né Obama invece hanno ritenuto di dover menzionare il voto popolare.

Perché quello che conta è il sistema del “collegio elettorale” per l’elezione del presidente, quindi il totale di “grandi elettori” ottenuti sommando quelli espressi da ogni Stato. Trump lì ha vinto senza ombra di dubbio.

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Accadde già nel 2000 che il perdente, Al Gore, avesse ottenuto in realtà più voti del vincitore, George W. Bush. Ci furono contestazioni in quel caso ma per tutt’altra ragione e cioè le schede elettorali manomesse in Florida. Altri tre casi precedenti si sono verificati nell’Ottocento.

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Ciò che rende possibile questa divaricazione, sono due fattori. Da una parte c’è il fatto che quasi ogni Stato (con due piccole eccezioni) usa un maggioritario secco per cui il primo arrivato anche se ha un solo voto in più acchiappa la totalità dei delegati.

Questo può produrre delle distorsioni sul totale assoluto perché un candidato che arriva primo con ampio vantaggio in Stati ultra-popolosi (come la California per Hillary) “spreca” milioni di voti “inutili” visto che gli basterebbe vincere con il 50,1%.

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Mentre l’avversario la frega vincendo di più stretta misura in Stati non altrettanto popolosi. Poi c’è il fatto che la quantità di delegati assegnati ad ogni Stato (55 alla California, 38 al Texas, 29 a New York e Florida, e via decrescendo) è in qualche modo legato alla popolazione, ma non è del tutto proporzionale.

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Per la precisione la quantità di delegati è proporzionale al numero di deputati eletti in quello Stato. Che viene aggiustato periodicamente in base al censimento demografico. Ma non è mai tempestivo, e c’è una leggera sovra-rappresentazione degli Stati minori.

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