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La regina dei sondaggi: “E’ l’elezione dell’infelicità” – Repubblica.it

Ann Selzer, dall’Iowa ai maggiori network americani, i suoi numeri fanno notizia. “Trend incerti fino all’ultimo”

DES MOINES (Iowa) – La “Cassandra dell’Iowa” – come l’ha ribattezzata il mago dei dati elettorali Nate Silver, secondo cui è “la migliore sondaggista d’America” – è una simpatica signora, dalla risata contagiosa, indaffaratissima a poche ore dall’elezione più stravagante della storia, nel suo ufficio ordinato in una villetta della periferia di Des Moines. Pollster ufficiale del Des Moines Register da quasi 30 anni, le sue previsioni si sono rivelate azzeccate in più occasioni, contro la corrente prevalente. Tra i suoi successi più famosi, la previsione del trionfo di un misconosciuto senatore dell’Illinois nei caucus dell’Iowa, i primi della fase delle primarie che portarono Barack Obama alla Casa Bianca nel 2008. Fu la prima a capire cosa stava per succedere e da allora gli esperti di Washington la venerano.

Come funzionano i suoi sondaggi?
“I metodi di sondaggi sono tutti diversi. Noi contattiamo le persone attraverso la digitazione random di numeri di telefono. Prima di tutto si chiede se hai intenzione di votare. In ogni caso si raccolgono i dati demografici: sesso, età, razza, istruzione. Poi se uno non vota si riattacca il telefono, altrimenti si continua l’intervista. E’ importante però avere i dati di tutti per poter fare uno studio sul totale della popolazione. Quello che non sappiamo è chi sono quelli che hanno intenzione di votare. In questa elezione in particolare abbiamo visto degli spostamenti nelle intenzioni di voto: non ci possiamo basare sulle passate exit poll e predire l’identikit degli elettori. Dobbiamo aspettare e basarci sui dati”.

Che tipo di spostamenti ha visto in questa elezione?
“Nel 2008 e 2012 il voto è stato inusuale perché l’affluenza è stata altissima tra le minoranze e abbastanza alta tra i giovani, e in maggioranza più democratici che nel passato. C’era un grande entusiasmo e motivazione. Quest’anno il voto delle minoranze non è così rilevante, il che è anche spiegabile visto che entrambi i candidati sono bianchi. La campagna ha allontanato moltissime persone. Nelle primarie tanti giovani si erano entusiasmati per Bernie Sanders e forse ora si tireranno fuori. E può darsi che ci sia gente che non ha votato in passato, nelle classi meno istruite, che ora andrà a votare per Trump. L’elettorato non è un corpo statico, è estremamente mobile e permeabile. E in questa elezione vediamo così tanta tanta disillusione, che potrebbe anche esserci gente che va e lascia la scheda bianca. Non è la prima volta che una campagna è pregna di infelicità, ma è la prima volta che i candidati la usano per attaccarsi a vicenda invece di proporsi come la soluzione alla rabbia”.

Quali sono le questioni che hanno condizionato le opinioni durante la campagna, su entrambi i fronti?
“La vicenda delle email continua a danneggiare Hillary Clinton, anche in buona parte dell’elettorato democratico. Per Trump, il video con i commenti sessisti ha coinciso con il picco delle critiche. Prima di quello era stato il video in cui prendeva in giro i disabili. Ma i punti deboli di Hillary Clinton sono stati visti come più gravi di quelli di Trump. Forse perché tutto ciò di negativo che si è potuto pensare di Trump è già stato pensato, e non c’è nulla che possa davvero spostare l’equilibrio per quelli che vogliono votarlo”.

Ci sono nuovi elettori che sfuggono al radar dei sondaggi?
“Abbiamo cercato dei sistemi per individuare l’elettore “nascosto” di Trump ma non c’è modo che mi convinca. Ogni elezione porta nuovi elettori alle urne. Di qui ad analizzare in modo più specifico le dinamiche di questo voto, non lo abbiamo ancora visto. Lo scopriremo presto”.

Dopo ogni elezione i sondaggisti finiscono sotto accusa. Come ci si sente?
“Beh, io ho un buon record finora. E’ terribile cercare di intuire – e questo è ciò che facciamo: intuiamo scientificamente – quel che succederà domani. Ogni anno è più difficile, ogni ora è più difficile. Ci sono sempre più sondaggi in giro e ti paragonano a questo e a quello e ti chiedono perché i tuoi numeri sono diversi dagli altri. E quest’anno è stato ancora più difficile perché c’è un atteggiamento negativo, la gente non ha voglia di parlare di queste elezioni. Vedremo, ma è possibile che anche questo abbia condizionato i sondaggi”.

Ci sono già polemiche sui metodi di sondaggio. Nate Silver è stato criticato per essere stato troppo cauto con i democratici. Come vede queste controversie?
“Intanto Nate Silver non fa sondaggi, analizza i sondaggi. Ma quale sarebbe il vantaggio di un qualsiasi sondaggista nel piegare i numeri a una propria convinzione? Quando Trump dice che i sondaggi sono pilotati, è una cosa impossibile. A volte scherzando mi chiedono quanto ci vorrebbe per fare uscire dei numeri piuttosto di altri, e io rispondo: una cifra esorbitante, perché poi sarei finita. Ne va della mia carriera”.

Quali sono gli Stati da osservare nella notte elettorale?
“Tra quelli della costa Est che chiudono le urne prima, il North Carolina che l’ultima volta ha votato repubblicano. Ovviamente la Florida. La Pennsylvania, che non è significativa se vince Hillary ma è enorme se la prende Trump – così come il New Hampshire”.

E gli Stati “blue collar”? E’ possibile che Hillary li perda?
“Certo che è possibile. Ieri è uscito il mio sondaggio sull’Iowa e tutti mi hanno sommerso: com’è possibile che Trump sia così tanto in vantaggio in uno Stato che Obama ha vinto nelle ultime due elezioni? Beh, basta guardare alla demografia: l’elettore di Trump è bianco, di mezza età, working class. Una buona parte dell’Iowa”.

Perché non sembra importante il fatto che l’America potrebbe avere la prima presidente donna?
“Non se ne parla per niente. In parte perché Hillary è in politica da tanto tempo e non viene vista come una novità. E poi perché la vera grossa svolta per l’America è stata l’elezione di Obama otto anni fa. Dopo di quello niente sembra più così straordinario. E poi lei stessa non ne parla. Sarà curioso vedere se se la giocherà nel discorso di inaugurazione se venisse eletta. Comunque se si affronta questo tema, spesso la risposta è: voglio una donna presidente, ma non questa”.

Sorgente: La regina dei sondaggi: “E’ l’elezione dell’infelicità” – Repubblica.it

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