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Il Papa a San Pietro con i detenuti: “Ipocrita chi vede per voi solo il carcere”. E chiede atto di clemenza – Repubblica.it

repubblica.it – Il Papa a San Pietro con i detenuti: “Ipocrita chi vede per voi solo il carcere”. E chiede atto di clemenza.

Arrivano da prigioni di tutto il mondo. Nella basilica parlano insieme Elisabetta e l’uomo che ha ucciso suo figlio: “Siamo riusciti ad abbracciarci, e la mia vita di ergastonalo è cambiata”. E fuori la marcia dei radicali per l’amnistia  – di ANDREA GUALTIERI

CITTA’ DEL VATICANO – “Ogni volta che entro in un carcere mi domando: perché loro e non io. Tutti, abbiamo la possibilità di sbagliare”. Nel giorno del Giubileo dei detenuti, papa Francesco mette in guardia da chi “punta il dito” contro qualcuno che ha commesso errori nella sua vita.

E lancia tre appelli alle autorità civili: per “un atto di clemenza verso quei carcerati che si riterranno idonei a beneficiare di tale provvedimento”, ma anche “in favore del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri” e per “una giustizia penale che non si esclusivamente punitiva” ma aperta “alla prospettiva di reinserire il reo nella società”.

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Rivolgendosi ai mille carcerati arrivati in San Pietro per la messa, Francesco afferma: “A volte, una certa ipocrisia spinge a vedere in voi solo delle persone per le quali l’unica via è quella del carcere. Non si pensa alla possibilità di cambiare vita, c’è poca fiducia nella riabilitazione”.

Ma così, avverte il pontefice, “si dimentica che tutti siamo peccatori e, spesso, siamo anche prigionieri senza rendercene conto”.

“Ipocrita chi per voi vede solo carcere”

“Non spetta a me concedere la vostra liberazione”, dice il Papa. Ma la Chiesa non può rinunciare di “suscitare in voi il desiderio della vera libertà”. La basilica di San Pietro è piena per la messa solenne. Il pontefice ricorda che “certo, il mancato rispetto della legge ha meritato la condanna” e che “la privazione della libertà è forma più pesante della pena che si sconta, perché tocca la persona nel suo nucleo più intimo”.

Ma ai carcerati raccomanda: “Nessuno di voi si rinchiuda nel passato: certo la storia passata anche se lo volessimo, non può essere riscritta. Ma non cadiamo nella tentazione di pensare di non poter essere perdonati”. E per quindici volte, rivolgendosi a loro, il pontefice nella sua omelia ripete le parole “speranza” e “spera”.

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Sono arrivati dall’Ucciardone e da Opera, da Poggioreale e da Regina Coeli: è la geografia delle carceri italiane quella che si ricompone nelle prime file di San Pietro. E ci sono anche rappresentanti delle persone recluse all’estero: dodici i Paesi che hanno accettato la richiesta di far espatriare i carcerati per permettere loro di incontrare il pontefice.

Ma è ovviamente dall’Italia che si registra un afflusso notevole, iniziato già a ridosso delle 7, prima che si aprissero i varchi. Vengono con i cappellani, i volontari, i familiari.

Le dodici dell’istituto femminile di Rebibbia passano sotto la Porta Santa accompagnate dalla direttrice dell’istituto penitenziario. Sedici arrivano invece della casa di reclusione di Milano Bollate, dieci da Cosenza, e tra loro un detenuto avanza tenendosi per mano con la moglie.

Quelli arrivati da Puglia e Basilicata hanno una maglietta con una citazione di Bergoglio – “Non lasciatevi rubare la speranza” – che oltre al messaggio rievoca anche l’autoironia che solo i detenuti sanno avere sulla propria condizione e sul proprio passato.

Davanti a loro, ai piedi dell’altare, una statua della Madonna anch’essa scelta in modo particolare: è la Vergine della Mercede, che tiene in braccio il Bambinello con le manette aperte.

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Il Papa ha voluto che i detenuti fossero protagonisti assoluti. Sono alcuni di loro a servire la messa come ministranti, altri hanno preparato le ostie. A qualcuno è stato chiesto invece di portare la testimonianza prima dell’inizio della funzione.

Daniel, romano, ha raccontato di essere entrato in carcere a 17 anni: “Lì però ho sperimentato la misericordia di chi mi ha aiutato e ho imparato anch’io ad aiutare gli altri”. Elisabetta, invece, ha parlato subito prima dell’uomo che ha ucciso suo figlio.

E insieme hanno raccontato di come siano riusciti ad abbracciarsi e di come la vita dell’ergastolano sia cambiata dopo il perdono ricevuto.

Alla fine della messa, poi, tutti si spostano all’esterno per l’Angelus. E piazza San Pietro vede mescolarsi i detenuti, i pellegrini e i partecipanti alla marcia promossa dai radicali, che arriva proprio in Vaticano dopo aver sfilato per chiedere amnistia e indulto.

Ed è qui che Francesco rivolge i suoi appelli.

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