Scontri e cariche in via Cavour durante il corteo non autorizzato di protesta contro la Leopolda, partita ieri nella ex stazione a Porta a Prato. Poco dopo il concentramento in piazza San Marco i manifestanti sono partiti al grido di “Renzi stiamo arrivando, Firenze dice no”. “Non accettiamo divieti, vogliamo arrivare alla Leopolda, l’abbiamo detto nei giorni scorsi lo ribadiamo oggi: non accetteremo il divieto imposto dal questore, anzi dal Governo e da Renzi che sta raccontando un paese che non esiste”. Lo spiega Luca Toscano, tra gli attivisti che hanno organizzato il corteo.  La polizia, in assetto anti sommossa ha respinto le cariche.

Leopolda, scontri tra manifestanti anti-Renzi e forze dell’ordine

Nei tafferugli tredici agenti sono rimasti feriti, sembra leggermente, dallo scoppio di una bomba carta o di un grosso petardo. Il questore Alberto Intini è andato in ospedale a trovare i poliziotti feriti. I manifestanti hanno anche utilizzato dei cassonetti dei rifiuti come “barricate” contro gli agenti. Forze dell’ordine e manifestanti si sono poi fronteggiati nuovamente in via della Mattonaia, strada adiacente a piazza d’Azeglio, dove si erano spostati. L’obiettivo è trovare un varco e raggiungere la Leopolda. Le forze dell’ordine stanno chiudendo i vari varchi e il corteo si è diretto verso piazza Beccaria, quindi sui viali di circonvallazione. In pratica il corteo si è sciolto in viale Giovine Italia.

 

Sugli scontri interviene, con un tweet, il sindaco di Firenze, Dario Nardella: “Persone incappucciate che usano violenza contro la città sono inqualificabili. Dire no è legittimo, sfasciare Firenze è inaccettabile”. Concetti che il sindaco ha poi ripetuto dal palco della Leopolda.

Sono circa 300 i manifestanti e sono presenti anche rappresentanti arrivati da Venezia (il comitato No alle grandi navi), dalle Marche, dalla Campania: «Siamo qui per rappresentare una realtà sociale che alla Leopolda non è rappresentata quella dei giovani che lavorano con i voucher, della persone sotto sfratto, la nostra è una piazza aperta», hanno detto gli organizzatori della manifestazione prima che cominciassero i tafferugli.

«Cogliamo l’occasione, continuano gli organizzatori, per annunciare una grande manifestazione il 24 novembre a Roma, con un concerto, musica e parole per dire No alla riforma Costituzionale». «Oggi in Italia c’è un problema di democrazia – spiegano ancora -, ma da oggi dobbiamo decidere noi, il popolo quali sono i nostri bisogni e la riforma costituzionale va nella direzione opposta». «Siamo qua – hanno concluso gli organizzatori parlando con i giornalisti – per dire che se Renzi vuole confrontarsi con noi nel merito delle riforma noi siamo a Firenze e vogliamo andare alla Leopolda». Tra i manifestanti anche gli esponenti del Comitato contro il salva-banche. Numerosi gli striscioni contro Renzi ed il governo.

I CONTESTATORI – Dal canto loro, i contestatori ribattono così: “Oggi a Firenze abbiamo messo in pratica quanto abbiamo ripetuto nelle scorse giornate: la legittimità a esprimere dissenso e le ragioni del no al referendum nonostante divieti, vergognose imposizioni, attacchi e intimidazioni indegne”. Lo si legge in una nota del comitato “Firenze dice no”.

“In tutti i modi – prosegue il comunicato – si è cercato di impedire che si potessero rappresentare le ragioni di chi si oppone a questo governo e alle conseguenze di una riforma costituzionale che sa di autoritarismo e di ulteriore accentramento del potere nelle mani di pochi. Avevamo detto che non avremmo accettato lo scandaloso divieto di manifestare imposto dalla questura, che non saremmo stati confinati in piazza San Marco, ma che saremmo andati a portare le ragioni del No fin sotto la Leopolda, dove Renzi e suoi figuranti del Pd come al solito si rintanavano lontani dalla società reale”.

“La polizia si è comportata come la guardia privata di Renzi, assumendosi la responsabilità politica di mettere a tacere il dissenso per conto del premier” ma, si afferma, “cariche, lacrimogeni, fermi non sono riusciti a fermare la nostra capacità di comunicare a tutto il paese che il governo Renzi è il governo dell’austerità, dell’attacco ai diritti, dell’impoverimento generale. E che per questo va sfiduciato in ogni modo, nelle piazze e nelle urne, il 4 dicembre”.