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Zuckerberg indagato in Germania «Facebook incita all’odio» – corriere.it

corriere.it – Zuckerberg indagato in Germania «Facebook incita all’odio»  Per «Der Spiegel», la Procura di Monaco accusa i vertici del social di non aver rimosso post con «istigazioni all’omicidio, minacce di violenza e negazione dell’olocausto»  – di Marta Serafini

 Giornata nera per Zuckerberg. Mentre in Italia il Tribunale di Napoli ha stabilito che Facebook avrebbe dovuto rimuovere il filmato di Tiziana Cantone, la 31 enne napoletana che si è suicidata dopo che in rete erano circolati suoi video hard, in Germania il fondatore del social network è accusato di incitamento all’odio e negazione dell’Olocausto.

L’indagine della procura di Monaco, in Germania, riguarda oltre Zuckerberg, la direttrice operativa Sheryl Sandberg, il capo-lobbysta per l’Europa Richard Allan e la sua collega di Berlino Eva-Maria Kirschsieper.

I vertici di Facebook sono accusati di incitamento all’odio per non avere rimosso dal social network post con minacce di morte e negazione dell’Olocausto. A rivelare il provvedimento della procura di Monaca è il settimanale tedesco «Der Spiegel». .

L’indagine, spiega «Der Spiegel» che apre il sito con la notizia, è partita a seguito di una denuncia presentata dall’avvocato Chan-jo Jun di Wuerzburg. Secondo Jun, Facebook non ha rimosso contenuti illegali, nonostante le ripetute segnalazioni.

Il giornale ricorda anche che all’inizio dell’anno una denuncia a carico di Zuckerberg e Sandberg, oltre che di altri vertici di Facebook, era stata presentata alla procura di Amburgo, ma non aveva avuto seguito perché era risultata una mancata competenza territoriale. Il social network è dunque responsabile di quanto scrivono e postano i suoi utenti?

A stretto giro è arrivata la replica dell’azienda di Menlo Park:«Non commentiamo lo stato di una possibile inchiesta, ma possiamo dire che le accuse sono prive di valore e che non vi è stata alcuna violazione della legge tedesca da parte di Facebook o dei suoi dipendenti.

Non c’è posto per l’odio su Facebook. Lavoriamo a stretto contatto con i nostri partner per combattere l’hate speech e promuovere il counter speech», ha commentato un portavoce di Facebook.

Facebook ha come policy la rimozione di contenuti «d’odio». Come si legge nelle regole della piattaforma , il social network non consente la diffusione di contenuti che incitano all’odio.
«Rimuoviamo anche i contenuti che esprimono sostegno a gruppi che si distinguono per il loro comportamento violento o criminale, come descritto sopra. Non è consentito sostenere o elogiare i leader di tali organizzazioni o giustificare le loro attività violente».

Da tempo il colosso, come altri big della Silicon Valley, è stato chiamato a rimuovere anche i contenuti dei gruppi terroristici come Isis e partecipa ad attività di contro narrativa per contrastare l’estremismo. Eppure in Germania, così come in altri paesi europei, Menlo Park viene accusata da più parti di non fare abbastanza per fermare l’hate speech.

In ottobre, dopo una serie di commenti violentissimi contro la politica delle porte aperte ai profughi siriani, Volker Kauder, membro chiave dello schieramento di Angela Merkel, ha proposto che le aziende del tech vengano sanzionate nel caso in cui non intervengano.

«Il tempo per le tavole rotonde è finito», ha spiegato Kauder. «Ora è tempo che vengano applicate multe da 50 mila euro per ogni post rimosso», ha aggiunto.

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