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Che vinca il peggiore La lunga strada bianca – Blog di Vittorio Zucconi – Repubblica.it

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Come in tutte le elezioni, i giorni finali demoliscono la finzione del “votare per il programma” che religiosamente gli elettori raccontano, soprattutto a loro stessi. S

e per alcuni, quelli capaci di setacciare le parole e gli slogan, la ricerca del programma di governo che più li rappresenti è sincera, in tutte le campagne elettorali le ultime ore fanno affiorare l’emotività e l’irrazionalità delle risposte istintive alle persone in lizza e premiano chi produce le formule e gli slogan più efficaci nel descrivere in negativo l’avversario.

A ogni appuntamento elettorale, partiti e candidati promettono di astenersi  da attacchi personali e da spot in negativo e puntualmente ci ricascano. Gli utlimi spot di Hillary e di Donald sparati in queste ore non descrivono avversari,ma mostri.

Se il mitico Marziano (non Marino, please) precipitasse sulla Terra e volesse seguire la carica finale per la Casa Bianca resterebbe sbigottito nello scoprire che la più  importante e potente repubblica del pianeta si trova davanti alla scelta fra una criminale, corrotta e farabutta e uno svitato, bancarottiere, molestatore di donne e incline a usare le armi nucleari.

La caricatura in negativo dell’avversario diventa il default delle opposte propagande quando si avvicina il momento della scelta e basta guardare alla storia delle elezioni in Italia per averne la conferma.

La DC governò per anni puntando sulla minaccia comunista quando realmente l’URSS pesava sull’Europa, poi ereditata e sfruttata da Berlusconi che riesumò grottescamente, ma efficacemente il cadavere del comunismo fino alla completa decomposizone, come l’Ulivo e poi il PD sfruttarono la minaccia  berlusconioana e come ora lo sonclusionato M5S prospera sulla narrazione sordida del PD raccattando i voti di tutti coloro che lo detestano, da posizioni diverse.

Tutto il successo del grillismo è costruito sulla denuncia – il negativo – e solo incidentalmente sulle proposte – il positivo.

La campagna per il NO è un altro lampante esempio della efficacia della negatività, costruita attorno a un negativo e all’odio per Renzi, travestito da nobili preoccupazioni costituzionali e democratiche.

Tutti ricascano sempre sul “negative campaigning” perchè siamo psicologicamengte portati a credere alle calunnie più che    ai complimenti, come testimonia la perdurante popolarità dl quella orrenda citazione andreottiana sul “pensar male”.

La proaganda in negativo, gli attacchi “ad hominem” o “ad foeminam”, l’insinuazione, il “rumor” si appiccicano alla nostra incosciente  coscienza con molta più tenacia adesiva delle buone parole e bastano briciole di sostanza per costruire castelli di calunnie. La propaganda in negativo si fa e si farà sempre semplicemente perchè funziona.

 

 

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Sorgente:  Che vinca il peggiore La lunga strada bianca – Blog – Repubblica.it

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