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Elezioni Usa, l’incognita Millennial: la generazione che incoronò Obama ora abbandona Clinton – bcrmagazine

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NEW YORK. Il titolo è attraente: “Trump, Brexit, i populismi illiberali”. I relatori sono autorevoli: Pippa Norris di Harvard, Jan Kubik dello University College (Londra), Sheri Berman di Columbia. Quando arrivo la prima delusione è la sala: nel campus di Columbia University il convegno si svolge a Buel Hall, un’aula piccola, appena un centinaio di posti.
E neanche tutta piena. Solo la metà studenti, gli altri sono docenti, miei coetanei.I giovani prendono nota diligentemente, fanno domande serie, ma non c’è elettricità nell’aria, potremmo essere a un seminario di biogenetica.

Non hai l’impressione che questi Millennial vivano l’ante-vigilia dell’Apocalisse (potenziale). Ancora peggio è lo spettacolo fuori. Il campus di Columbia come sempre brulica di popolazione studentesca, è animato, dinamico, indaffarato. L’unica cosa che manca? La politica.

Non c’è un solo comitato di militanti, democratici o repubblicani. Non c’è un banchetto di appello al voto. Zero propaganda elettorale.

Qualcuno ha portato due sagome in legno, caricature di Donald Trump e Hillary Clinton, con un buco al posto del volto: puoi affacciarti e farti fare una foto. Roba goliardica, un gioco che può trovare anche un turista a Times Square.

A quattro giorni dal voto, il campus della Columbia che è noto come uno dei più liberal del mondo, sembra vivere una routine normale, indifferente all’ansia febbricitante della nazione.

Dalla parte opposta degli Usa, mia figlia che finisce un dottorato e insegna in California si è messa a lavorare da volontaria in una phone bank pro-Hillary: telefona a liste di donne per raccomandarsi che vadano al seggio martedì.

Mi conferma però che nei suoi due campus universitari, Santa Cruz e San Jose, la militanza politica è ai minimi termini. E siamo, anche lì, nell’America più radicale.

Il mio doppio test personale e familiare è confermato dai sondaggi. In quegli Stati dov’è consentito il voto anticipato la partecipazione della Generazione Millennial è in calo rispetto al 2012. Un brutto segno per Hillary, che sulla carta gode di un netto vantaggio fra i giovani… ammesso che vadano a votare.

In confronto a quattro anni fa e al 2008, quando i Millennial furono una constituency cruciale per portare Obama alla Casa Bianca, oggi hanno tutti raggiunto l’età del voto, quindi sono numericamente ancora più importanti. È la prima elezione delle storia in cui i Millennial, nati dal 1982 al 1999, eguagliano i Baby boomer (sostanzialmente i loro genitori). Circa 70 milioni. L’uno e l’altro gruppo superano il 30% dell’elettorato potenziale.

Ma in assenza di un candidato carismatico come Obama, in tempi normali meno della metà dei giovani americani votano, mentre i baby-boomer superano sempre il 60% e gli anziani il 70%. È l’affluenza che può giocare uno scherzo terribile ai democratici. Trump ha l’elettorato più anziano e più bianco: quello più disciplinato nell’esercitare il diritto di voto.

Millennial uguale generazione apolitica? Non lo pensa affatto David Cahn, ricercatore della University of Pennsylvania, lui stesso Millennial, che assieme al fratello gemello Jack ha perlustrato l’America per due anni per intervistare i suoi coetanei e ne ha tratto il saggio When Millennials Rule: The Reshaping of America.

Per Cahn i giovani rigettano non la politica tout court, ma quella tradizionale: “Il 50% rifiuta sia l’etichetta democratica sia quella repubblicana, e si dichiara indipendente. Sono dei radicali realisti. Una generazione incompresa.

Che ha sofferto molto per l’ultima crisi economica e continuerà a soffrire a lungo: i livelli salariali si sono abbassati durevolmente”. La diffidenza che provano verso i due candidati, Cahn la riassume così: “Per loro Trump è un razzista, Clinton una bugiarda. Vogliono un cambiamento vero. Per questo votarono Bernie Sanders”.

Ecco il deus ex machina. Dov’è finito il 74enne socialista che seppe entusiasmare i giovani con la sua “rivoluzione politica”? Vive e lotta insieme a noi: disciplinatamente, dopo avere deposto le armi e concesso il suo endorsement a Hillary, Sanders sta facendo la sua brava campagna elettorale, Stato per Stato.

Al tempo stesso appoggia l’occupazione degli indigeni americani nel South Dakota, per bloccare la costruzione di un oleodotto nelle riserve indiane. E questo va citato: perché una battaglia che sta appassionando i giovani molto più dell’elezione presidenziale è proprio quella per salvare dai petrolieri le riserve indiane.

Altro che generazione apolitica. BlackLivesMatter, o la denuncia delle violenze sessuali, hanno appassionato i giovani universitari. Quando si è trattato di denunciare il razzismo della polizia, a Ferguson o a Baltimora, li ho sempre visti in prima linea.

Non a caso Trump, in alcuni Stati molto liberal, tra i giovani rischia di arrivare perfino terzo o quarto dietro il libertario Gary Johnson e la verde Jill Stein. Conta anche il fattore etnico: 20% dei Millennial sono immigrati o figli di stranieri. Ma non basta che disprezzino Trump, divorando Saturday Night Live o i talkshow della satira politica dove lo ridicolizzano i vari John Oliver, Jon Stewart, Bill Maher, Stephen Colbert.

Dopo essersi fatti grasse risate, condivise con gli amici su Facebook, si ricorderanno quella piccola incombenza da assolvere martedì?

Sorgente: Elezioni Usa, l’incognita Millennial: la generazione che incoronò Obama ora abbandona Clinton – bcrmagazine

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