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Tra le pagine di un poeta pazzo – ilmanifesto.info

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ilmanifesto.info – Tra le pagine di un poeta pazzo. Scaffale. Massimo Gezzi torna sulla figura di Giovanni Antonelli, suo conterraneo e scrittore in versi errabondo, finito in ospizio nel 1918 

Perseguitato dal «cretinismo autoritario» (quel «critinismo» di cui ha scritto a più riprese anche lo scrittore «spatriato» Luigi Di Ruscio) e dalle «sbirraglie pontificie» di fine ottocento, incarcerato e chiuso nei manicomi di mezza Italia, errabondo e preso dal demone della scrittura, di Giovanni Antonelli (classe 1848) parlò anche Cesare Lombroso nel saggio Genio e follia.
A un secolo di distanza dalla morte un altro poeta, Massimo Gezzi, uno dei migliori della sua generazione, si ricollega a questo conterraneo remoto (entrambi sono nati a Sant’Elpidio a Mare, nelle Marche del sud) con due libri di cui in uno è il curatore (Giovanni Antonelli, Il libro di un pazzo. Note autobiografiche e rime, Giometti & Antonello, pp. 177, euro 16) e nell’altro l’autore, Uno di nessuno (Casagrande, pp. 64, euro 16), scritto nella forma prediletta dal lontano antenato, il poemetto.

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«La sua brevità sfida pure l’inerzia del periodo che attraversiamo, e perché meglio vi riesco» scriveva, infatti, l’anarchico nomade e autodistruttivo con manie suicide che nell’autobiografia si descrive così: «capelli e barba irti; labbra forti, riarse; gli occhi – piccolini – smarriti in una beffa implacabile, in un furore mortale; qualche linea differisce dal tipo umano e richiama il mastino, e col mastino, Giosuè Carducci».

I testi di Gezzi sono ritmici e incisivi, una specie di ballata che ripercorre l’arco esistenziale in un romanzo in versi struggente.
Nei dodici sonetti e momenti, si colgono altrettanti snodi esistenziali del tormentato poeta vagabondo, che Gezzi inventa dalla memoria documentaria e ai quali dà una forma e un accento interiore, altri rispetto a quella scelta dal protagonista per raccontarsi nella sua prosa a tratti lirica nello zibaldone delle sue picaresche avventure, Il libro di un pazzo, sequenze cronologiche di fatti e pensieri, scritto con crudo e allucinato realismo.Quindi, due testi paralleli, uno interno e l’altro esterno al memoriale, dove la biografia diventa destino e letteratura, incrociando la storia tormentata di un’epoca, la fine del sogno risorgimentale e l’Italia postunitaria, dove sorvegliare e punire diventa una forma brutale di comando.

In questo contesto Giovanni Antonelli è il personaggio uomo che in modo comportamentale interpreta la ferita esistenziale e sociale che gli sanguina dentro: scappa giovane da una provincia angusta e per emanciparsi s’imbarca sul regio brik Daino, e come un personaggio di Conrad vive la sua linea d’ombra subendo le angherie dell’ufficiale Ruffo, sulla Corvetta Cristina stringe amicizia con Ettore Ruvinetti, e dopo molte navigazioni finisce nel carcere militare della caserma degli equipaggi a Genova.

Sarà condannato a un anno di carcere da espiare a Pisa, dove scriverà I misteri della fatua brutalità marittima, ossia il secolo del progresso retrogrado.

Ma non è che l’inizio.

Nel suo giornale intimo, pubblicato la prima volta nel 1882, che ricorda certe prose dei Canti orfici di Dino Campana, l’aneddotica dà spazio alle sue molte peregrinazioni a piedi in giro per l’Italia. Rientra a Sant’Elpidio e riparte, finisce in manicomio a Macerata, poi in quelli di Napoli, Aversa, Roma e persino nella mia Fermo (dove gli diagnosticano una forma di «follia a caratteri melanconici, con tendenza al suicidio»), scappa a Montecassiano, poi Cesena e Ancona, dove morirà all’Ospizio Vittorio Emanuele II il 9 gennaio 1918.

«La mia sentenza è scritta; i posteri, se dissimili dai presenti, vi coglieranno il mio vero tipo, e mi giudicheranno», scrisse alla fine del suo memoir.

Non poteva sapere che un secolo dopo un altro poeta, nato nel suo stesso paese, gli avrebbe reso giustizia in versi.

La poesia alla conquista della Svizzera – di Gianluca Pulsoni

Sorgente: Tra le pagine di un poeta pazzo

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