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Sahel e migranti, bastone e carota Ue – nigrizia.it

nigrizia.it – Sahel e migranti, bastone e carota Ue – di Mauro Armanino da Niamey  

È importante per la Germania che il Niger sia stabile. Che metta in opera i mezzi per impedire il transito sul proprio suolo dei migranti in viaggio per l’Europa e la Germania in particolare… Più chiari di così non si potrebbe essere.

Sono parole di un deputato tedesco, membro della Cdu, l’Unione cristiano democratica. C’è poco di cristiano e meno ancora di democratico in quanto Thomas Stritz ha detto con lineare ovvietà e banale empietà, precedendo di poco la visita di Angela Merkel (10 ottobre scorso).

Carota e bastone continuano ad essere l’essenziale delle politiche europee in questa zona del mondo. Il Sahel, che è un concentrato di polvere da sparo e cocaina. Elementi che, assieme ad armi, sigarette e traffico di uomini, mantengono viva la regione. Ricca di sabbia, di allevatori, di jihadisti e di promesse non mantenute, terra di transito per il paradiso, che poi troppo lontano non è.

La lista dei paesi all’attenzione dell’Europa è presto fatta: Nigeria, Niger, Senegal, Etiopia e Mali. Tanti i chiamati e pochi gli eletti, almeno finora. Ma già si profilano altri paesi e continenti, per esempio l’Afghanistan, e chissà chi diavolo ancora sarà graziato con trattamenti di favore.

Il bastone era stato usato con la Libia di Gheddafi. Proprio il 20 di ottobre 2011, è l’anniversario del suo assassinio. Da allora è il caos imbottito di armi, di personale formato alla guerra e di soldi in quantità. Fino a cinque anni fa la Libia era terra di lavoro per migliaia di migranti e apprendisti militari al servizio del colonnello, guida suprema della rivoluzione.

La Libia era allora tra i paesi col più alto indice di sviluppo umano in Africa. Altri tempi si dirà, e allora scatta la strategia della carota. Si parla di una con-venzione da stipulare coi paesi sopra menzionati. Si tratta piuttosto di una in-venzione di pessima fattura. Impedire ai migranti di transitare o ri-accoglierli in cambio di soldi, aiuti economici e piani di sviluppo.

Di fatto le politiche di sicurezza europee affinché migranti e rifugiati non tocchino sacro suolo d’Europa non sono che manovre eversive. Il progetto dominante, quello neo-liberista, abbisogna di manodopera flessibile, manovrabile a piacimento e soprattutto funzionale all’economia delle mercanzie globali. Questo, in altri tempi, era chiamato servitù.

Le frontiere, in via di esternalizzazione nei paesi citati, sono da sempre nelle mani di chi ha il potere politico di determinarle. I migranti, notori trasgressori di frontiere e imprenditori di futuro informale, non sono che l’ennesimo specchio delle conseguenze legate alle disuguaglianze.

L’Europa dei diritti, a forma di carota, propone aiuti mirati ai paesi che si comporteranno “bene” nella detenzione o ri-accoglienza dei migranti. Il bastone arriva subito dopo. Chi non mostrerà, in termini chiari e inequivocabili di applicare la convenzione, sarà punito con una drastica restrizione di aiuti e financo gli accordi commerciali saranno rivisti al ribasso. Proprio l’Italia, con la consueta solerzia, si è fatta promotrice di questo piano.

Soldi come carote per diventare gendarmi e colpi di bastone se non si rispettano gli accordi. Il rimpatrio dei migranti ritenuti superflui è una delle condizioni perché il piano possa funzionare. L’Europa dei fili spinati, dei controlli esterni e dei salvataggi nel mare, usa e manipola gli aiuti come strumento di ricatto. Soldi in cambio di controllo migratorio. Si dimentica però che il Sahel ha una sua dignità e che i migranti sono mano d’opera pregiata per la tessitura di ponti.

Sorgente: Sahel e migranti, bastone e carota Ue – nigrizia.it

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