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Quando Macrì aveva una banca. La stessa di Fassino [Potenti nell’ombra 1]

Uomini potenti nell’ombra oscura: Nattino. Le ramificazioni del banchiere vicino al Vaticano arrivano fino all’Argentina di Macri

Nella Repubblica italiana sono esistiti ed esistono uomini potenti se non pupari molto dietro le quinte. Oggi ci occupiamo di Giampietro Nattino. Nattino compare qua e là negli ultimi 20 anni nelle cronache giudiziarie e in vicende immobiliari e bancarie. Ma queste notizie sono goccioline di pioggia su un tessuto in Goretex, dopo breve tempo si asciugano e nessuno sembra ricordare più nulla. Come niente fosse  è un interlocutore ben accetto nella finanza nazionale ed anche di società pubbliche compassate come Cassa Depositi e Prestiti.

Giampietro Nattino è nato a Roma il 9 giugno 1935 in una famiglia, da sempre in odore di sagrestia, attiva in materia finanziaria sin dalla fine dell’800. I Nattino fanno nascere Banca Finnat Euramerica nel 1998. Il giovane Giampietro si fa le ossa in Vaticano come addetto all’anticamera del Papa; molti anni dopo all’interno del Vaticano Nattino diventerà tra i consultori della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede. Negli ultimi 30 anni l’amicizia tra Nattino con Caltagirone diventa la chiave di volta dell’architettura della politica immobiliare romana e non solo.

Nel 2014 Palombi de il Fatto disvela un fattaccio dell’INPS, allora retta da Mastrapasqua: un affidamento di importante entità che viene autorizzato di presidenza in presidenza INPS da 27 anni, dato senza gara a una società, Delta Uno Servizi spa, la cui proprietà è schermata dalla Finnat Fiduciaria. L’Anac di Cantone se ne occupa e stabilisce ovviamente che l’appalto è illegittimo; dovrebbe intervenire pure la Procura della Repubblica di Roma: da allora non si è saputo più nulla della vicenda archivi INPS.

Agli inizi di novembre 2015 il cattolicissimo Nattino viene un’altra volta tirato in ballo nelle cronache giudiziarie, con un accusa di una certa gravità per lo scandalo APSA: insider trading, riciclaggio e manipolazione del mercato. La cosa che desta più scalpore è che le accuse vengono dall’interno del Vaticano dove Papa Borgoglio tra stop and go improvvisi appare impegnato a recidere alcune gangrene all’interno del sacro Colle romano: insomma Nattino è accusato di aver utilizzato quattro conti vaticani nelle sue disponibilità per una decina di anni dal 2000 al marzo 2010 per realizzare transazioni “personali” sul mercato azionario italiano.

Nel giugno 2010 Nattino e Finnat sono chiamati in causa per gli scandali Finmeccanica/Mokbel da Fittipaldi dell’Espresso che scrive testualmente: “Nelle stanze romane invece il potere di Finmeccanica si è costruito smistando consulenze (finite praticamente a tutti gli ex capi delle Forze armate) e assumendo figli, mogli e I legami del presidente con settori della politica e grandi banche. E la “freddezza” di Tremonti mariti di chi poteva renderne più serena la crescita: si dice che il documento più segreto del gruppo sia proprio l’elenco dei dipendenti, ricco di cognomi eloquenti. Come quello di Marco Forlani, figlio dell’ex segretario Dc Arnaldo e direttore degli Affari internazionali. Se i rapporti con le grandi banche sono buoni, l’istituto preferito è la Finnat , la banca della famiglia Nattino, crocevia della finanza capitolina più sensibile al Vaticano. Hanno avuto un ruolo chiave nell’ultima operazione finanziaria da un miliardo di euro per disinnescare la bomba dei debiti accumulati nell’acquisto di Drs. E legami indiretti tra l’arcipelago Finnat e alcune società usate da Cola e Iannilli sono già balzati agli occhi degli investigatori romani, che tentano di capire come hanno fatto ditte minuscole ad accumulare in pochi anni fatturati record”. Anche di questa storia che coinvolgeva Nattino non abbiamo mai più sentito parlare.

Ma è una storia più vecchia che ci fa gelare i polsi. Ed è sepolta da troppi anni in una inchiesta del grande Giuseppe D’Avanzo del 16 giugno 2007  “Sostiene Ricucci: “Dottor Cascini, mo’ le spiego: per appoggiare l’operazione Antonveneta, dentro Bpi (Banca popolare italiana di Fiorani), c’era Carige, Banca popolare di Vicenza, Deutsche, Dresner, Unipol e Banca popolare dell’Emilia Romagna, quasi tutti sotto l’1,9. Al centro Fiorani e Gnutti, che sono soci, non so se mi spiego. Ma voi avete mai fatto un’indagine su Fingruppo? E allora voi vedete quali sono le società estere… Fate voi, mica le posso fare io, queste indagini, no? Sono soci di fatto Fiorani e Gnutti, come Coppola, Zunino, Banca Intermobiliare. Soci di fatto. E’ un sistema moggiano. Ora guardate Unipol. E’ uguale! Carige, Banca popolare dell’Emilia Romagna, Banca popolare di Vicenza… Fiorani era l’elemento di trait d’union tra Banca d’Italia e Unipol, la persona di fiducia per l’operazione Antonveneta, la persona di fiducia del Governatore, ma l’altra persona di fiducia di Fazio era l’ingegnere Caltagirone. Caltagirone telefonava al Governatore… andava a casa… andava a pranzo dal Governatore insieme a Fiorani. Quindi, Caltagirone rappresentava quest’operazione su Roma per Bnl e Fiorani al Nord per l’operazione Antonveneta. E’ il segreto di Pulcinella”. Quindi, è il segreto di Pulcinella che le scalate ad Antonveneta e a Bnl fossero iniziative complementari della stessa operazione di un riassetto politico-finanziario, per dir così, incoraggiato e protetto da Forza Italia, nel Nord-Est, dai Ds nella Capitale con il contorno non irrilevante di una spartizione (o assalto) all’informazione. Una simmetria coerente. Che – non se ne comprende il motivo – lascia sempre sullo sfondo come se fosse un uomo invisibile l’attivismo di Francesco Gaetano Caltagirone, l’ingegnere che prima di sgombrare il campo a vantaggio di Consorte, è interfaccia di Fiorani e interlocutore del Governatore. I pubblici ministeri appaiono molto incuriositi da Caltagirone e soprattutto da un pacchetto “ballerino” di quasi il 10 per cento di Bnl, che non vota nelle assemblee, un “blocco” che sembra fantasma o di un fantasma. Formalmente intestato a investitori argentini. Al solo parlarne, Ricucci fa un salto. “Lei che cosa sa degli argentini?”, gli chiedono. Ricucci. “Non deve parlare con me di questi argentini… Lei si convochi Bonsignore e Caltagirone e se lo faccia dire, che lo chiede a me? Io non so niente. Conosce Caltagirone? Lo convochi. Conosce Bonsignore? Lo chiami. Sa chi è Catini? No. Si chiami anche lui. Tutti e tre. Si mette qui e se lo fa spiegare, ma che glielo dico io? Io non so niente… Si chiami quei tre… Anzi non sono tre… Chiami anche la Banca Finnat e Giampiero Nattino. Chiami Vincenzo De Bustis (“un banchiere che ha rapporti privilegiati con D’Alema” si legge nell’”Intrigo”, ndr). Sa che cos’è la banca Finatt? Chi è Nattino?”. “E che fa questo Nattino?”. Ricucci. “… Ma lei vuole che a me mi uccidono stasera qui dentro. Lei forse non si rende conto di chi sta a toccare lei. Mi faccia la cortesia, lei lasci perdere questo dottore… io lo dico per me poi, se lei vuole andare avanti, lo faccia. Lei fa quello che gli pare, ci ha 600 persone che la proteggono, ma a me chi mi protegge? Nessuno, su questa roba…”. Ricucci bluffa? Drammatizza? Spara balle? Naturale che i pubblici ministeri vogliano tornarci su, qualche interrogatorio dopo: “Adesso parliamo della banca Finatt”. Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore e editore del Messaggero, con Pier Ferdinando Casini, compagno della figlia Azzurra

Ricucci. “Senta, dotto’, secondo me, la Finatt è una banca molto vicina a… al mondo della massoneria, di clienti molto… ma comincio dall’inizio… E’ un fatto che io, quando sono dovuto scendere al 4,99 in Bnl, l’operazione l’ha curata tutta la Finatt per conto di Caltagirone, le azioni mie finirono a Bonsignore e mi sembrò tutto molto strano. Perché non farlo direttamente? Ma ci fu un altro fatto, più importante di questo. Quando sono entrato io in Bnl c’era un patto che io ho dovuto accettare: Caltagirone poteva nominare due consiglieri di cui il presidente della Bnl. Dopo un po’, io dico a Coppola e Statuto (anche loro immobiliaristi e azionisti Bnl): ma scusa, i soldi sò soldi, il cinque per cento mio è come il tuo non cambia niente, dico: perché avete accettato questa clausola? Ma lui, Caltagirone, rappresenta anche altre persone, mi rispondono. All’epoca si parlava di questo Macrì, che erano però tre fratelli argentini. Da quello che io ho capito però le cose non stanno così. Me lo spiegò una volta Francesco Frasca, il capo della Vigilanza. Era l’aprile del 2005, prima dell’assemblea della Bnl. Frasca mi disse: … tanto poi quelli, gli argentini, fanno riferimento all’ingegnere Caltagirone. Ma, dottò, la verità è che un conto sono gli argentini, che di quel dieci per cento avevano soltanto il cinque, e che appoggiavano Caltagirone – è vero, me lo aveva detto proprio lui – un conto è l’altro cinque per cento che era direttamente di Caltagirone appoggiato su hegde funds. Me lo disse, anche Frasca, quando mi incontrò a maggio del 2005. Mi disse: “l’Ingegnere Caltagirone che comunque ci ha di più (del 5 per cento…)” e Fazio era comunque informato di questa cosa perché Caltagirone è amico di famiglia, sono amici di famiglia, mica è amico mio”. I pubblici ministeri ritornano ancora, e più volte, sulla Finnat: “Perché lei assegna alla banca Finnat questo ruolo centrale?”. Ricucci sbotta: “Ah, da quando ero piccolo così, lo sa tutta Italia che la massoneria… De Bustis, Caltagirone, Nattino sono tutti… la massoneria”.

E’ inquietante che Ricucci, persona avvezza a trattare con lestofanti feroci, quando parla della scalata BNL/UNIPOL comincia ad essere atterrito addirittura per la sua stessa vita, soprattutto a proposito di un pacchetto azionario ballerino ovvero fantasma che faceva capo a tre fratelli argentini: i Macrì. Noi oggi notiamo qualcosa di strano: chi erano gli italo argentini di cognome Macri che negli anni 2000 essendo fratelli erano imprenditori con ampie disponibilità di capitali? Non molti, si direbbe proprio quella famiglia originaria di Polistena, Calabria, che ha avuto da qualche mese il Presidente di destra dell’Argentina, che sta distruggendo il welfare e la ricostruzione della memoria della Giunta sanguinaria Videla. Insomma Mauricio Macrì, attuale presidente argentino, sembra proprio essere uno dei tre fratelli che interveniva in maniera oscura per i veri poteri forti italiani, con schermi Nattino/Caltagirone nella scalata BNL UNIPOL. Allora Macrì era nella partita torbida della scalata dove oltre alla massoneria giocavano un ruolo Fassino (Abbiamo una banca!) con d’Alema; oggi Macrì è piuttosto un sodale di Renzi, visto la grande enfasi di accoglienza nella recente visita renziana a Buenos Aires. Come ai tempi dell’aretino Gelli, la politica argentina risulta costruita dai muratori italiani. Ma il Procuratore di Reggio Calabria de Raho pubblicamente diceva qualche settimana fa che massoneria e ndrangheta si sovrappongono. Inquietante.

Sorgente: Quando Macrì aveva una banca. La stessa di Fassino [Potenti nell’ombra 1]Popoff Quotidiano

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