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Le imprese: non lasciamo il territorio – Il Sole 24 ORE

L’economia colpita e ferita dal sisma a cavallo tra Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo è il racconto di un tessuto imprenditoriale che sembra fedelmente riprodurre il Dna del sistema produttivo italiano. Un incredibile mix ricco e variegato che mette insieme manifattura d’eccellenza – come quella dei distretti industriali di Umbria e Marche lambiti o solo parzialmente toccati dal sisma – con nomi d’eccellenza della nostra industria a fianco a medio, piccole e micro aziende, anche queste molto spesso d’eccellenza, nei settori dell’agroalimentare, della valorizzazione del territorio e del turismo, come quelle abruzzesi e del Nord del Lazio. Un tessuto fatto di oltre 11mila aziende che danno lavoro direttamente a 40mila occupati, senza contare l’indotto.

Per l’esattezza se si prendono in considerazione i 62 Comuni del cratere inseriti nel decreto sul terremoto – che ora dovrà essere allargato a nuove aree colpite dal sisma due giorni fa – si contano, secondo il registro delle imprese tenuto dalle Camere di commercio e aggiornato allo scorso 30 settembre, 7.576 aziende. Una economia prevalentemente agricola (circa il 30 per cento) e solo in parte industriale (manifattura circa il 10 per cento e costruzioni 16 per cento), ma in cui cresce sempre di più il peso del settore turistico.

L’ECONOMIA DELLE AREE COLPITE DAL TERREMOTO
(Fonte: elaborazioni Sole 24 Ore su dati Istat, Unioncamere)

Questo conto però è riduttivo. Perché dopo l’ultima scossa ci sono altre aree da prendere in considerazione rispetto a quelle colpite dal primo sisma del 24 agosto. Se si aggiungono infatti le imprese di zone dinamiche come Tolentino e Fabriano a cui va aggiunto anche Camerino ecco che il numero delle aziende che operano nei territori colpiti arrivano a oltre 11mila. Con la presenza di distretti importanti: si va da quello della scarpa – con nomi d’eccellenza come Tod’s che ha annunciato di voler aprire una fabbrica ad Arquata, uno dei centri più colpiti – al distretto degli elettrodomestici a Fabriano dove ci sono colossi come Whirpool e Ariston o aziende all’avanguardia nelle cappe aspiranti come Elica e Faber. Mentre a Tolentino, solo per citarne una, lavora un gigante come Poltrona Frau, la storica azienda marchigiana che produce poltrone famose in tutto il mondo. Industria all’avanguardia c’è anche in Umbria nelle zone di Foligno – che non dovrebbe essere state colpite dal terremoto – dove spicca un polo dell’aerospazio con big mondiali e un fatturato che si aggira oltre i 350 milioni.

Dopo l’ultima forte scossa di domenica mattina molte imprese affronteranno domani – alla riapertura dopo il lungo ponte – la ricognizione dei capannoni per verificare se gli stabilimenti possono procedere in sicurezza. E qui già la voce degli imprenditori si fa sentire : le richieste sono quelle di non perdere tempo, di non spopolare le aree intorno alle aziende e di far arrivare al più presto, senza burocrazie, gli incentivi per chi ne avrà diritto. Insomma di non lasciare il territorio.

Ma un discorso a parte per il suo impatto che rischia di essere molto pesante riguarda il turismo. Con tutte e quattro le Regioni che hanno precise vocazioni in questo settore. E che ora rischiano di assistere a pesanti ripercussioni. A partire da  un brand internazionaele come quello dei Monti Sibillini – dove ci sono Comuni come Amatrice o Norcia tra i più colpiti dal sisma – che nel tempo sono diventati una icona dell’economia dell’intangibile e dove convivono piccole aziende, imprese storiche, negozi di prossimità e agriturismi.

Qui c’era il racconto di un territorio che si stava ripensando nella nicchia della qualità della vita, del lavoro possibile, del turismo sostenibile. Una filiera della produzione agricola tracciata legata a un’economia del tempo libero di qualità. E con prodotti bandiera – dalla matriciana al ciauscolo alla lenticchia e al pecorino – che si integrano bene in un territorio fatto di borghi antichi, le chiese rupestri e montagne. Un percorso di crescita economica legata al turismo da cui secondo gli imprenditori locali bisogna ricominciare subito per riprendersi una speranza che oggi sembra diventata un fantasma.

Sorgente: Le imprese: non lasciamo il territorio – Il Sole 24 ORE

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