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Terremoto, Norcia e le chiese senza puntelli: «Servivano troppi permessi»

Le regole sui beni di valore storico-artistico, solo ora autorizzati i lavori di emergenza. Il sindaco di Amandola: «Ci sono regole assurde, persi due mesi»

È sconvolgente guardare le immagini della basilica di Norcia crollata. Una delle chiese più belle della cristianità ridotta a un cumulo di macerie e soltanto la facciata, impettita, che ha resistito allo sfregio del sisma. Ma come è potuto accadere?

Lo spiega un uomo, Adolfo Marinangeli, che è il sindaco di Amandola e ha un diavolo per capello. Decisamente si può capire perché. «Non mi debbo difendere soltanto dal terremoto, ma anche dalla burocrazia, le pare possibile?», s’infuria. Amandola è uno dei centri più colpiti dalle scosse di domenica. Cinquecento ordinanze di inagibilità, un terzo degli abitanti sfollato, 30 milioni di danni ipotizzati per le sole strutture pubbliche. Il terremoto ha fatto crollare l’abside della meravigliosa chiesa di San Francesco e la vela campanaria della Trinità, che erano state già pesantemente lesionate il 24 agosto. Tutto venuto giù per la violenza del sisma, certo. Ma anche perché non era puntellato. La stessa sorte subita dalla torre di Amatrice e, appunto, dalla cattedrale di Norcia.

Rimaste per due mesi anch’esse senza i puntelli. «Le regole sono assurde», dice Marinangeli. Cercando di trattenere la rabbia: «Per poter fare un puntellamento di uno stabile che ha un certo valore storico-artistico si deve trovare l’assenso di una serie di enti, che non sempre sono in accordo l’uno con l’altro. C’è innanzitutto la Soprintendenza, e qui cominciano i problemi. Poi c’è la Protezione civile. Quindi i pareri vanno ai Vigili del fuoco per eseguire finalmente i puntellamenti. Ma non tutti i pompieri li possono fare. Spetta alle squadre speciali, che devono venire da Ancona…». E la conseguenza, insiste, è purtroppo quello che è accaduto domenica. «Due mesi. Due mesi sono passati per questa sarabanda. In due mesi non siamo riusciti a puntellare nessuna delle opere lesionate. E con l’ultima scossa da noi è venuto giù tutto. L’Abside di San Francesco crollato, la vela campanaria della chiesa della Trinità irrimediabilmente compromessa… Un disastro».

Che forse, secondo Marinangeli, si sarebbe potuto evitare. «Il paradosso è che i sindaci sono responsabili della pubblica incolumità, ma non possono decidere i puntellamenti quando si tratta di immobili del patrimonio culturale. Con il risultato che in situazioni come questa rischiamo di farlo sbriciolare. Perché non posso far venire un cristo che mi metta i ponteggi alla facciata di San Francesco, prima che arrivi un’altra scossa?». Le parole di Marinangeli sono purtroppo la conferma che siamo bravissimi a salvare le vite, ma molto meno pronti quando si tratta di usare il buonsenso: anche in emergenze tragiche come questa.

«Stamattina», racconta ancora il sindaco di Amandola, «c’è stata una riunione con il prefetto di Fermo e i sindaci dei comuni massacrati, tutti furiosi. Ma la colpa non è del prefetto. Il fatto è che troppi devono metterci il becco, e finché non sono d’accordo non si muove nulla. Poi, quando finalmente si trova un’intesa, bisogna fare la gara per i ponteggi e si perde altro tempo. Per non parlare del fatto che gli interventi possono essere materialmente effettuati solo dalle squadre speciali, perché il ministero dei Beni culturali non permette che lo facciano altri». E che in tutto questo meccanismo ci sia qualcosa che non va adesso a quanto pare se ne sono accorti anche a Roma. «Adesso mi arriva un messaggio — dice Marinangeli — che autorizza i sindaci a operare con la somma urgenza. Adesso. Ci siamo accorti che dopo due mesi siamo ancora al punto di prima, al 24 agosto. E dopo tre eventi tellurici devastanti». Meglio tardi che mai, sarebbe proprio il caso di dire.

Sorgente: Corriere della Sera

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