Arezzo, 31 ottobre 2016 – Victor Massiah, amministratore di Ubi Banca, è proprio un marito all’antica, di quelli che si sposano solo se la moglie porta in casa la dote. E se la consorte è un’orfanella rimasta senza padre nè madre da un anno, ci pensi qualcun altro. Altrimenti questo matrimonio, come quello celebrato da Don Abbondio, non s’ha da fare o meglio non si sa se si farà. La metafora è un po’ complicata, ma la morale è semplice: Ubi compra (sposa?) Banca Etruria e la sorelle alle sue condizioni.

E se Bce si impunta dicendo che anche il marito (Massiah) deve fare la sua parte, lui risponde rivolgendosi al governo e al sistema bancario nel suo complesso: datemi una mano, i soldi che mi mancano, e le nozze si faranno al più presto. Probabilmente entro il mese di novembre che comincia domani e il cui termine sembra la scadenza ultima fissata dall’Unione Europea, anche se mai ufficializzata per non ostacolare Roberto Nicastro, presidente delle Good Bank nate dalla risoluzione del 22 novembre 2015 e sensale del matrimonio prossimo venturo.

In altre parole, sembra esserci uno spiraglio nell’affare UbiEtruria& C. Perchè se da Francoforte Bce insiste nel dire che l’aumento di capitale necessario deve essere di 600 milioni e Massiah replica che ripatrimonializzare per oltre 300-400 milioni renderebbe l’operazione non più conveniente per Ubi, la differenza potrebbe mettercela il sistema bancario italiano nel suo complesso. Come? Ricapitalizzando il fondo interbancario per 200-300 milioni.

La medicina per gli istituti di credito che già hanno sborsato fior di miliardi è amara, ma potrebbe essere resa più dolce dal governo tramite una norma nella ex Legge Finanziaria che consenta di spalmare il passivo sui bilanci dei prossimi anni. I più pessimisti si spingono a dire che la spesa per le banche italiane potrebbe salire anche oltre il mezzo miliardo, ma per ora sono opinioni.

Di sicuro c’è che il governo Renzi vuol chiudere la partita prima del Referendum Costituzionale del 4 dicembre. Al premier e al suo entourage, investiti in pieno dal clamore e dalle protesta degli obbligazionisti azzerati, la vicenda Etruria è già costata fin troppo in termini elettorali.

Lo schema è relativamente semplice: Ubi si prende i deteriorati che le Good Bank hanno ancora in pancia (non quelli già finiti in Bad Bank bensì i nuovi, maturati nell’ultimo anno) ma il contributo del Fondo Interbancario, sezione volontaria, ne rende più facile l’assorbimento. A quel punto Bce si ammorbidisce e smette di chiedere condizioni bollate come impossibili dal presidente dell’Abi Antonio Patuelli e da quello delle casse di risparmio Giuseppe Guzzetti.

In più Massiah sta negoziando con l’Agenzia delle Entrate per spalmare sui prossimi esercizi di bilancio le perdite di Etruria & C. che non può detrarre quest’anno. E’ lo schema giusto perchè l’affare si faccia e in via Calamandrei torni il sereno? Mai dire mai, ma stavolta potrebbe essere davvero la volta buona.

di Salvatore Mannino