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Una piazza senza popolo: il Pd non riempie Piazza del Popolo. Dal palco “Siamo centinaia di migliaia”

La gente del Pd ha risposto all’appello ma l’obiettivo 50mila è stato ampiamente mancato. La calca di gente si fermava all’obelisco nel mezzo di Piazza del Popolo: oltre, capannelli sparsi di persone tra i
gazebo. Dalla scalinata che porta al Pincio si vede una macchia, quasi a simboleggiare l’assenza di un pezzo di popolo. O meglio di un pezzo di partito. Non è un caso che la folla si scaldi maggiormente quando il premier-segretario sul palco nella sua duplice veste attacca la minoranza. E l’arcinemico, il compagno Massimo D’Alema. Matteo Renzi lo cita quasi all’inizio del suo intervento, ricordando la sua uscita sugli anziani che “non comprendono” il merito di questa riforma. Gli anziani, che in piazza sono tanti (ma si vedono pure moltissimi giovani), mugugnano quando sentono il nome del Lider Maximo. Dal fondo della piazza si sentono i buuu.

L’anti-rockstar, come si è definito nella sua intervista a Rolling Stone, fa il suo ingresso sul palco sulle note di un pezzo che non a caso non ha nulla di rock: “O Sole mio”. Sono le cinque circa, la luce del sole è quella giusta, arriva perpendicolare e “bacia” il volto del premier. Neanche questo è un caso.

La piazza, si diceva. Renzi puntava al gran pienone, l’organizzazione di un partito strutturato qual è il Pd ha provato ad accontentarlo: decine di pullman, sette treni, 4 aerei, annuncia il presentatore all’inizio del Concertone Pd: ” Siamo centinaia di migliaia”. La foga è di gran lunga superiore alla folla, in piazza sono di meno, ma il colpo d’occhio è comunque assicurato. Anche gli organizzatori poi ammetteranno un numero inferiore: “50mila”. Ne sono circa 10mila.

Sul palco gruppi musicali popolari come l’Orchestra di Piazza Vittorio o la Nuova Compagnia di Canto Popolare si alternano agli interventi di persone comuni. Come Silvia, ragazza madre diventata insegnante e assunta grazie alla Buona Scuola: “Non è vero che ci hanno deportati, quella fatta dal governo è l’unica riforma che ha fatto qualcosa per noi”. Tesse le lodi di Renzi, la piazza applaude.

Sul palco sale Francesco Bocciardo, oro nei 400 stile libero alle paralimpiadi di Rio. Sta preparando la tesi di laurea sulla riforma costituzionale: “Voterò si perché la riforma serve, è la risposta giusta per andare oltre il bicameralismo perfetto, a causa del quale non si fanno le riforme e l’Europa poi ci sanziona. Questa è una grandissima riforma”.

In piazza dirigenti del partito si confondono tra le persone: si vedono Orfini, Luca Lotti, Gianni Pittella, Alessia Morani. E poi Gennaro Migliore e Andrea Romano, due che qualche anno fa erano su due fronti opposti e oggi si ritrovano nella stessa piazza.

Quando arriva Renzi sul palco la piazza si anima. Un signore al telefono non si contiene: “Piazza del Popolo è gremita, che orgoglio essere del Pd”. Il premier attacca la sinistra partendo dal caso americano: “Quando Bernie Sanders perde le primarie non va in giro a dire di votare per Trump”. La platea risponde, partono i cori di disapprovazione tutti rivolti alla minoranza del Pd. Il segretario premier che non vuole (più) personalizzare il referendum viene acclamato per nome: “Matteo, Matteo, Matteo”.

Poi Renzi attacca il partito “che va da Brunetta a Travaglio, da Salvini a De Mita, il partito di chi vuole bloccare l’Italia, il partito del No”. E via di “buuu” dal pubblico, le bandiere sventolano in aria. “Hanno fallito, se ne devono andare”, urla un ragazzo.

Renzi chiude il suo intervento, la piazza si svuota. La festa è finita, si pensa già alla prossima, la Leopolda. La vera Piazza del Popolo di Renzi è lì, nella vecchia stazione di Firenze.

Sorgente: Il Pd non riempie Piazza del Popolo. Dal palco “Siamo centinaia di migliaia”. Ma gli organizzatori ammettono: “50mila”

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