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“Non si può escludere un’ altra scossa forte. L’effetto domino potrebbe durare per mesi” – La Stampa

Magnitudo 6.5, è la scossa più forte dal 1980 a oggi. I geologi: effetto domino, lungo l’Appennino c’è un sistema di faglie molto complesso

L’ultima scossa, quella di magnitudo 6.5 che alle 7,40 di stamane ha fatto tremare ancora l’Italia centrale, s’è sentita lungo tutta la Penisola: da Taranto a Bolzano. È stato il terremoto più forte dal 1980 (Irpinia) a oggi. L’epicentro, come fanno sapere dall’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia (Ingv), è ubicato tra le province di Macerata, Perugia e Ascoli Piceno: a sette chilometri da Castelsantangelo Sul Nera, cinque da Norcia e 17 da Arquata del Tronto. Ma diverse segnalazioni attraverso i social network sono giunte anche dalla Puglia, da Napoli, da Firenze, da Roma, dall’Emilia Romagna e dal Veneto. Segno che la propagazione dell’energia sprigionata dall’evento sismico, attraverso la crosta terrestre, è stata piuttosto diffusa.

 

 

UNA NOTTE LUNGHISSIMA

La scossa che ha fatto crollare il Duomo di Norcia è stata più forte delle due di mercoledì sera, ma pure di quelle che ad agosto hanno colpito Amatrice e nel 2009 L’Aquila. Per gli addetti ai lavori, non si tratta di una sorpresa. «Le sequenze multiple sono una caratteristica di questi terremoti superficiali, ma non è possibile determinare l’intervallo di tempo tra una scossa e l’altra né le loro intensità – afferma Massimo Cocco, sismologo dell’Ingv -. A Colfiorito, nel 1997, il sisma si ripresentò dopo due settimane. Questa volta è stato necessario attendere due mesi».

 

La notte, però, era stata piena di avvisaglie. Lo sciame sismico era proseguito ininterrottamente dalle 23 fino alle prime luci dell’alba, con scosse di magnitudo minima pari a 2.6. La Terra potrebbe tremare ancora per diversi mesi e la scienza, al momento, non è in grado di tracciare previsioni. Lo scenario più probabile lascia immaginare numerose repliche sismiche nei prossimi mesi, in un’area più ampia rispetto a quella che consideravamo fino all’altro ieri. «Il terremoto si è spostato da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato», spiega al telefono Paolo Messina, direttore dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

 

 

NESSUNA PREVISIONE

«Non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi», dice il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria. Secondo il Cnr «se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della facomunicaglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7.0».

 

Quello che ha generato i terremoti nel reatino e tra le province di Perugia e Macerata è un sistema di faglie molto complesso. «Se studiamo la faglia di Sant’Andrea, che attraversa la California per 1.300 chilometri, sappiamo di trovarci di fronte a un oggetto continuo – ragiona Gianluca Valensise, coordinatore del comitato di gestione dei progetti sismologici dell’Ingv -. Quando lungo quella faglia avviene un terremoto, ad attivarsi sono porzioni diverse dello stesso sistema. Studiare faglie frammentare come quelle dell’Appenino è invece completamente diverso». Scissure piccole, ma «collegate fra loro in un rapporto dinamico», che è poi ciò che ha dato il via alle ultime sequenze telluriche. L’«effetto domino» di cui si parla sta tutto qui. «Va però detto che se da una parte questa sequenza è preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi – prosegue Messina -. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della faglia si fossero mossi tutti insieme, generando un terremoto di magnitudo pari almeno a 7».

 

 

 

 

ALTRE DUE SCOSSE PROFONDE NELLE ULTIME 48 ORE

Come dimostrato anche dagli ultimi avvenimenti, nella regione italiana la maggior parte dei terremoti avviene tra zero e venti chilometri di profondità, nella crosta superiore. Nelle ultime ore, però, si sono registrati anche dei fenomeni geologici profondi. La prima scossa (magnitudo 5.7) è avvenuta alle 22,02 del 28 ottobre nel mar Tirreno, tra le isole Eolie e Napoli, a una profondità di circa 470 chilometri quadrati. La seconda, di magnitudo 4.3, è avvenuta alle 13,58 di ieri, in provincia di Potenza. Profondità: 270 chilometri. Come riferiscono gli esperti dell’Ingv, «questa sismicità, tipica delle zone di contatto tra placche oceaniche e continentali come quelle del margine dell’oceano Pacifico e dell’oceano Indiano, si manifesta nel nostro Paese laddove la litosfera del Mar Ionio si approfondisce sotto l’arco calabro e il Tirreno meridionale». L’origine è dunque diversa da quella dei terremoti che stanno colpendo il centro Italia, dovuti alla rottura di faglie di superficie. Soltanto nel 2014, nel Tirreno meridionale, sono state 324 le scosse di questo tipo: con magnitudo pari o superiore a 3. La causa è da ricercare nelle origini del Mar Ionio, che rappresenta il relitto di un antico grande oceano che occupava la regione del Mediterraneo e che è stato «subdotto» e in parte riassorbito nel mantello terrestre per decine di milioni di anni prima sotto le Alpi e poi sotto gli Appennini. I geologi escludono per il momento possibili relazioni tra questi eventi e l’attiività del Marsili, il vulcano sottomarino che si trova sul fondo del Tirreno a partire da circa tremila metri sotto il livello del mare e si innalza per due chilometri.

 

Sorgente: “Non si può escludere un’ altra scossa forte. L’effetto domino potrebbe durare per mesi” – La Stampa

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