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“Voto no perché si”: le ragioni di una staffetta partigiana

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Acquacanina è il più piccolo borgo delle Marche, ai piedi delle vette più alte dei Monti Sibillini, su cui l’altra notte sono caduti i primi fiocchi di neve. Qui vive per diversi mesi all’anno, nella casa natale della madre, Nunzia Cavarischia, classe 1929, staffetta partigiana ad appena 14 anni, un padre antifascista, prima arrestato e poi schedato dal fascismo, autentica memoria storica della Resistenza da queste parti.

La partigiana, perché partigiani si resta per tutta la vita quando si è creduto in quegli ideali, mi accoglie in casa insieme al resto della delegazione: con me ci sono Matteo Petracci, ricercatore e storico, autore di “Pochissimi inevitabili bastardi” e “I matti del Duce”, e da Lorenzo e Lucrezia dell’Anpi di Macerata, anime della militanza antifascista da queste parti.

Nunzia mescola nei suoi discorsi i ricordi che ha del padre e della madre, con quelli dei compagni dell’epoca con una lucidità e una consapevolezza di quello che hanno rappresentato quei mesi in montagna davvero disarmante. Parla della madre gravemente malata la quale spiegò all’infermiera che gli anni più belli della sua esistenza furono proprio quelli della Resistenza. Narra degli ultimi giorni prima della Liberazione, di quello che avvenne subito dopo. Di Dora, una ragazza russa internata nella vicina Caldarola, da dove è fuggita e si è poi unita ai partigiani; di Hans, un soldato austriaco fatto prigioniero dalla brigata di cui Nunzia faceva parte, che passa con la Resistenza; di Peter Ivanovic, prigioniero sovietico ed dei tedeschi, che una volta liberato dai partigiani si unisce a loro e viene poi ucciso subito dopo l’eccidio di Montalto,pagina buia e tristemente nota della repressione fascista nei giorni della Resistenza nell’Alto Maceratese.

Queste vicende vengono raccontate in un volumetto, “Memorie di una staffetta partigiana”, scritto da Nunzia Cavarischia diversi anni fa, e testimoniano ancora una volta il meticciato e l’eterogenea composizione non solo politica, ma anche nazionale ed etnica della Resistenza, che l’ex staffetta partigiana riassume così: “In quel momento, c’era solo da cacciar via i tedeschi e l’obiettivo era comune”. Viene poi messo anche in risalto il contributo delle popolazioni locali: “I contadini ci hanno aiutato tanto perché in ogni famiglia c’era un figlio, un fratello o un parente che stava coi partigiani”.

Partigiana della Costituzione e fiera sostenitrice dell’Europa unita, Nunzia non ha dubbi su quel che farà il prossimo 4 dicembre al referendum: “Voto no, perché si”, sorride. Quindi argomenta il suo pensiero: “La Costituzione che abbiamo andrebbe applicata come si deve, altro che riformata. Per molti anni, tanti punti non sono stati applicati”. Allarga poi l’orizzonte del suo ragionamento: “L’Europa unita è un concetto che mi piace, ma è un momento brutto per tutti”. E si lascia andare quindi a una battuta dal retrogusto amaro: “La Gran Bretagna per me ha sbagliato, ma se io avessi trent’anni di meno, per come stanno le cose, me ne andrei in Nuova Zelanda”, dice Nunzia, indicando una delle cartoline appese nella sua cucina. Quindi lancia un monito agli euroscettici: “L’Europa unita ha portato settant’anni di pace, credo non fosse mai avvenuto. Chi vuole uscire dall’Europa ha certe posizioni perché evidentemente non ha mai visto una guerra”.

Torna infine, ancora una volta, il ricordo del padre, da sempre comunista, che arrivò alla rottura col partito e a riconsegnare la tessera: “Perché vi racconto queste cose? Non lo so”, dice Nunzia Cavarischia, sorridendo, ma il senso di quello che afferma sembra in realtà averlo molto chiaro. “Ai miei tempi chi faceva politica, lo faceva per passione, adesso comanda solo il dio quattrino”, spiega l’ex staffetta partigiana, che tradotto vuol dire: dietro la politica di oggi, soprattutto ai posti di comando, l’unica cosa che conta sono gli interessi economici. Già il 25 aprile di quest’anno, nel corso di una cerimonia ufficiale, lei – assente per motivi di salute – fece leggere queste poche righe: “Non è per questa medaglia, né per questa Italia corrotta che tanti miei compagni hanno combattuto e sono morti”. Dietro queste parole si nasconde forse il senso profondo del no al referendum da parte di Nunzia, partigiana della Costituzione.

Sorgente: “Voto no perché si”: le ragioni di una staffetta partigiana

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