Firenze  – Per tuti era ed è rimasto “il sindaco dell’alluvione”. Piero Bargellini (che guidava Palazzo Vecchio nei giorni della tragedia del 4 novembre 1966) ha vissuto l’alluvione con la drammatica intensità di chi è chiamato a ricoprire la responsabilità di una comunità. “Quel giorno il babbo uscì di casa e non lo vedemmo per tre giorni, non riuscì a rientrare a casa e restò a dormire in Palazzo Vecchio”, racconta Antonina Bargellini (per tutti Bocci) che ha voluto unire ai ricordi personali e familiari di quei giorni anche un accurato lavoro di ricerca sulle copie della “Nazione” del novembre 1966 e  nell’archivio di Palazzo Vecchio.

“Dopo tre giorni il babbo tornò a casa stanchissimo, malfermo sulle gambe perché le strade erano piene di fango e ancora non aveva quei famosi stivali che poi avrebbe indossato.

Ci aveva sempre detto che lui Firenze l’aveva sposata e adesso era  distrutto nel vedere la sua sposa in quelle condizioni”.

Furono giorni drammatici e nelle ore immediatamente successive al disastro “dalla nostra terrazza sentivamo le urla che rimbalzavano di tetto in tetto dove si chiedeva aiuto in quella via, o in quell’abitazione e si chiedeva di passare le informazioni a Palazzo Vecchio.

Questo a mio padre fece piacere, perché significava che i fiorentini percepivano Palazzo Vecchio come un punto di riferimento”.

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Come detto, Bocci Bargellini (che all’epoca aveva 22 anni) in occasione del cinquantenario dell’alluvione ha voluto raccogliere sulle pagine della “Nazione”, in maniera accurata, le informazioni su quello che accadde allora, sullo scenario generale della tragedia e anche sui dettagli.
“Accanto alle notizie principali, a quelle pagine che raccontavano in modo così intenso e vero quella tragedia, ma anche la voglia dei fiorentini di rinascere, sono importanti anche tante notizie solo apparentemente minori, che raccontano la storia dell’alluvione in maniera molto interessante”.

Bocci Bargellini si riferisce, tra l’altro, alle indicazioni di chi ha aiutato Firenze con donazioni arrivate anche dai posti e dalle situazioni più impensate. “Sono tanti gli episodi che mi hanno colpito _continua Bocci Bargellini_ tra queste l’episodio di Aberfan, il paese gallese di minatori dove il 21 ottobre una frana aveva travolto la scuola dove erano morti 116 bambini, praticamente tutti i bimbi del paese”.

Proprio da questa realtà così piagata dalla tragedia arrivò una donazione particolare e commovente. “Un giovane del posto _ racconta _ organizzò un viaggio in furgone per portare ai bambini di Firenze i giocattoli di quei bambini che, purtroppo, non c’erano più”.

E poi le letterine dei bambini americani (“signor sindaco, come sta? E’ ferito? Se ha bisogno noi veniamo a Firenze”) oppure le donazioni dei bimbi eritrei e tante, piccole o grandi attestazioni di affetto e di vicinanza. A partire dallo splendido slancio degli “angeli del fango” arrivati da tutta Italia e da tutto il mondo.

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“Il babbo era grato a tutti questi volontari, diceva che era una cosa bellissima, ma era anche preoccupato perché molti erano minorenni, c’era il pericolo che si facesseto male e poi c’era il problema di alloggiarli, in un momento in cui bisognava pensare a chi aveva perso tutto”.

Curiosa la vicenda di via delle Pinzochere, a due passi da piazza Santa Croce, la via dove abitava Piero Bargellini e dove tutt’ora risiede la famiglia. “Chi abitava nella nostra via era contento, pensando che la strada del sindaco sarebbe stata tra le prime a essere sistemata. Invece, accadde il contrario.

Mio padre non volle farla sistemare tra le prime per due motivi: il primo perché non voleva approfittarsi del suo ruolo, il secondo perché in quella strada portava le grandi personalità che venivano a visitare Firenze e, mentre intorno, si cercava di tornare alla normalità, in quella strada era ancora evidente la portata di quello che era successo”.

Così, ai vicini di casa di Bargellini toccò andare in delegazione per chiedere (e finalmente ottenere) la rimozione di fango e detriti anche da via delle Pinzochere.

A distanza di tanti anni, comunque, il ricordo del “sindaco dell’alluvione” è sempre presente con affetto tra i fiorentini. “Qualche giorno fa ho incontrato una signora di 102 anni e mi ha detto: ‘Meno male che c’era il suo babbo, allora..’. ecco, come figlia queste sono cose che mi commuovono sempre”.