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Il premio Sakharov a due yazide ex schiave sessuali dell’Isis

Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar, insieme ad altre 5mila ragazze, furono rapite e tenute prigioniere. Ora si battono per il riconoscimento della loro minoranza religiosa e per i diritti delle donne vittime di reati sessuali.

Il premio Sakharov 2016, assegnato ogni anno dal Parlamento Europeo, va a due attiviste yazide, simbolo della resistenza alle brutalità dell’Isis, Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar. Le due giovani irachene, la prima ha 23 anni e la seconda 18, hanno avuto la meglio sul giornalista turco Çan Dundar e sul leader tataro Moustafa Djemilev. I loro nomi sono stati annunciati oggi a Strasburgo dopo la conferenza dei capigruppo del Parlamento europeo.

Il rapimento

Entrambe le ragazze provengono da Kocho, uno dei villaggi iracheni vicino Sinjar distrutto dalle truppe dell’Isis nell’estate del 2014 e da cui fuggirono insieme a 200mila altri membri della comunità. Insieme a 5mila ragazze yazide, furono rapite e costrette a subire ogni genere di vessazioni sessuali da parte degli uomini del cosiddetto «califfato». Dopo alcuni mesi di stupri e di prigionia sono riuscite a scappare e sono diventate la voce del loro popolo. Murad quest’anno aveva anche avuto la nomination per il Nobel della Pace e, lo scorso 10 ottobre, aveva vinto il premio Vaclav Havel attribuito dal Consiglio d’Europa ma il suo vero obiettivo è ottenere il riconoscimento del genocidio degli Yazidi, una minoranza religiosa vittima dei fondamentalisti sunniti.

Gli altri candidati

Le due paladine delle vittime sessuali dell’Isis si sono imposte su altri due candidati finalisti al premio, il giornalista turco Çan Dundar, finito in prigione per uno scoop e oggi in esilio in Germania, e il leader del movimento dei tartari di Crimea, Mustafa Dzemilev, dissidente sovietico e parlamentare ucraino, noto per le sue battaglie non-violente.

La motivazione

Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar «con le violenze subite sulla loro pelle sono un incoraggiamento ed un simbolo per noi a non aver paura» dell’Isis e del terrorismo. Così il Presidente del Parlamento Ue Martin Schulz ha salutato oggi l’assegnazione del Premio Sakharov alle due attiviste yazide. «Non dobbiamo mai aver paura, la paura è la cattiva risposta agli attacchi» ha detto ancora Schulz, osservando che «mai dobbiamo permettere una strategia di intimidazione». «Sono state testimoni di atrocità senza precedenti» e quindi, ha detto il socialdemocratico tedesco, «si sono messe in un lungo cammino per ricevere la protezione dell’Europa e ora noi siamo obbligati a sostenerle per garantire che la loro testimonianza eviti l’impunità». Schulz ha sottolineato anche che la scelta è «molto simbolica» come «appoggio ai sopravvissuti dalla guerra, ai rifugiati». «Sono – ha detto inoltre – la voce forte di tutti quelli che sono ancora là e soffrono nel terrore di Daesh, contro cui dobbiamo mobilitare tutti i nostri mezzi».

La battaglia di Mosul

In questi giorni Murad segue su Twitter l’avanzata su Mosul, e per la prima volta osa sperare. In un’intervista a Viviana Mazza del Corriere della Sera ha raccontato: «Il mio dolore non è nulla in confronto a quello di 3.500 ragazze e bambini che sono ancora prigionieri in Iraq e Siria. Io ho ho visto cose peggiori della morte: bambine di 9 anni vendute al mercato come schiave sessuali. Mosul è la città dove un uomo per punire il mio tentativo di fuga mi picchiò, mi spogliò e mi mise in una stanza con sei miliziani che abusarono del mio corpo finché non svenni».

Sorgente: Corriere della Sera

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