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I pirati sono pronti a governare l’Islanda

Sono i favoriti alle elezioni di venerdì. Nel programma: democrazia partecipata, tasse ai ricchi e droghe depenalizzate. La fondatrice: ispirata dal M5S

Nel loro ufficio parlamentare campeggia una bandiera con il teschio e le tibie incrociate. Poco più in là, c’è un poster del film V per vendetta. Qui il Partito dei pirati prepara l’assalto finale per le elezioni islandesi di venerdì. Una volata che li vede in testa a tutti i sondaggi, con oltre il 22%. Una vittoria storica, sulla carta, per un partito che fino a 4 anni fa non esisteva nemmeno.

 

Vichinghi stile M5S

Nato nel novembre 2012 sulla scia del Pyratbyran svedese, il Partito dei pirati fa le sue prime “incursioni” come movimento di hacker contro il copyright e per la difesa di diritti civili e libertà digitali. Una forza anti sistema – formata da attivisti, non politici di professione – che fin dall’inizio denuncia la corruzione della classe politica. Il dogma è la democrazia diretta: gli elettori decidono attraverso una piattaforma online. Tutte somiglianze con il Movimento cinque stelle, che la fondatrice Birgitta Jónsdóttir cita fra i modelli di ispirazione. La poetessa 49enne ed ex attivista di WikiLeaks, ha anche promesso che in caso di vittoria offrirà asilo a Edward Snowden.

 

 

Tasse ai più ricchi e droghe depenalizzate

Scorrendo il programma elettorale dei pirati si trova l’aumento delle tasse per i più ricchi – l’oligarchia degli imprenditori della pesca in primis -, la difesa della privacy dei cittadini e della neutralità del Web e la depenalizzazione delle droghe. Ma un eventuale sbarco massiccio dei “corsari” nell’Althingi, il Parlamento islandese, non preoccupa gli analisti. A differenza di altre forze anti establishment, infatti, il partito non propone ricette rivoluzionarie sull’economia. Anche perché è in ottimo stato: gli indicatori parlano di un 3% di disoccupazione e una crescita del Pil prevista intorno al 4,3% sull’onda del boom di turisti (nel 2017 sono attesi 2,4 milioni di persone, otto volte la popolazione dell’isola). Uno scenario idilliaco confrontato con il 2008, quando il fallimento delle tre principali banche sprofondò l’Islanda in uno status virtuale di bancarotta.

 

Il nodo delle alleanze

Otto anni più tardi i pirati sono pronti a governare. Ma saranno obbligati a formare una coalizione: i 20 seggi previsti dai sondaggi non bastano per la maggioranza assoluta (32 deputati su 63). La leader dei pirati ha già escluso alleanze con i due partiti attualmente al governo: il partito dell’indipendenza (centro-destra, al 21% secondo le rilevazioni) e i centristi del partito progressista, del dimissionario premier Sigmundur Davið Gunnlaugsson, travolto dallo scandalo dei Panama Papers.

Sorgente: I pirati sono pronti a governare l’Islanda – La Stampa

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