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Donne e indigeni nel processo di pace in Colombia

E il corpo femminile divenne campo di battaglia: la condizione delle popolazioni indigene e della donna in Colombia dopo cinquant’anni di conflitto armato.

Lo scorso mese di settembre la Federazione Democratica Internazionale delle Donne ha tenuto a Bogotà il suo XVI Congresso Internazionale. Il motto dell’incontro era “Donne Unite per la pace e contro l’imperialismo”. Erano presenti le delegate delle associazioni affiliate dei cinque continenti, tra cui AWMR Italia – Donne del Mediterraneo, insieme alle invitate di altre organizzazioni internazionali. Il congresso è stato curato dalla FDIM Colombia e dalla segreteria internazionale della Federazione. Durante i cinque giorni dell’incontro le tesi discusse sono state le seguenti: guerre imperialiste e sfide per la pace (con particolare attenzione alla regione araba); crisi del capitalismo e impatto sulle donne; cambiamenti climatici e sicurezza alimentare; parità di genere nel mondo del lavoro; donne e diversità etniche e culturali. Un’ulteriore discussione sulle conquiste delle donne africane è stata proposta dall’Organizzazione delle Donne Angolane.

Il congresso si è tenuto a Bogotà, quindi il dibattito non poteva prescindere dalla realtà politica e sociale colombiana e dalla condizione femminile nel paese. La Colombia è stata al centro delle cronache negli ultimi mesi per via del referendum del 2 ottobre scorso, con il quale il 50,24% dei votanti ha respinto l’accordo di pace, firmato dopo quattro anni di complicate trattative, tra il governo colombiano e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC).  Prima del voto, tutte le partecipanti al congresso avevano sostenuto che un eventuale accordo avrebbe migliorato sensibilmente la condizione femminile nel paese.

Le donne e gli indigeni colombiani nel conflitto

Durante il dibattito sul tema Donne e diversità etniche e culturali, le rappresentanti di diverse comunità indigene hanno evidenziato come l’enorme diversità etnica e culturale della Colombia sia tutelata dalla Costituzione, che non solo riconosce a tutti i cittadini pari opportunità, ma anche l’obbligo dello stato di promuovere le condizioni per garantire tale uguaglianza. Nonostante il loro riconoscimento legale, i gruppi etnici in Colombia sono continuo bersaglio di violenze: il conflitto armato rappresenta la maggiore minaccia alla loro autonomia, ai loro diritti territoriali e culturali. Il censimento del 2005 indica che la popolazione indigena ammonta a circa 1.393.000 individui che vivono in 87 diverse località. Si tratta di 102 gruppi indigeni differenti cha parlano 64 lingue raggruppate in 13 famiglie linguistiche. Il 78% di loro vive in zone rurali un po’ ovunque sul territorio nazionale e si differenziano per cultura, storia, organizzazione sociale e politica, struttura economica e produttiva, visione del mondo, spiritualità e la relazione con l’ambiente.  

La violenza e i trasferimenti forzati che hanno accompagnato gli ultimi cinquant’anni di conflitto hanno progressivamente peggiorato la situazione dei diritti umani delle popolazioni indigene colombiane. Diverse organizzazioni hanno denunciato il rischio della loro estinzione fisica e culturale, come è già successo ad altri popoli nativi del continente: discriminazione razziale, povertà, privatizzazione dei servizi basici, espropriazione delle terre e delle risorse naturali da parte dei paramilitari o delle multinazionali straniere … Nel disperato tentativo di arginare questo fenomeno, nel 2010 l’Organizzazione Nazionale Indigena della Colombia (ONIC) lanciò una campagna internazionale per la sopravvivenza dei gruppi a rischio di estinzione.

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Carlos Villalón (2016). La isla y la selva.
La situazione delle donne non si discosta molto da questo

scenario. La Colombia continua a essere un paese dove le donne subiscono la violenza di un sistema patriarcale e, come in molti altri, si trovano in una posizione di svantaggio sotto diversi punti di vista. Un esempio è la marcata tendenza a una definizione idiosincratica dei ruoli maschili e femminili. Ma anche la situazione socio-economica si contraddistingue per elevati livelli di discriminazione (molestie e abusi sul posto di lavoro) che aumentano le possibilità di esclusione sociale e povertà. Questa condizione di disuguaglianza, poi, si intreccia al conflitto armato ed è strettamente vincolata alla persistenza della violenza di genere. Per le donne indigene e afro-colombiane che vivono nelle aree rurali, quelle principalmente interessate dal conflitto, la situazione è particolarmente grave: aborti forzati, femminicidio, tratta e riduzione in schiavitù sono solo alcune delle forme in cui si esprime la violenza in quei territori. Per non parlare della persecuzione e delle minacce che subiscono le donne affiliate a collettivi o associazioni non governative che lottano per l’uguaglianza di genere.

Il corpo femminile come campo di battaglia

Fin dalla nascita delle FARC nel 1964, lo stato ha autorizzato la costituzione di cosiddetti “gruppi di auto-difesa” che avrebbero dovuto «contribuire alla restaurazione della normalità». Questi gruppi paramilitari emersero tra la fine degli anni sessanta e i primi anni ottanta, diventando protagonisti di gravi azioni di violenza e rafforzando considerevolmente i loro legami con i settori economici e politici reazionari in varie parti del paese, incluso trafficanti di droga e membri delle forze armate. In questo contesto si è sviluppato un sistema di controllo sociale nei confronti della popolazione civile che è particolarmente forte nei casi in cui i membri delle comunità sono percepiti come simpatizzanti di gruppi avversari.

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Carlos Villalón (2016). La isla y la selva.

La Colombia è un un paese fragile, tormentato da para-militari, esercito, narcotrafficanti e gruppi di insorti. A causa di questa situazione storica, la violenza di genere si presenta con delle caratteristiche proprie. Da una parte abbiamo le FARC e le comunità contadine che reclutano le donne nei loro ranghi, istruendole e addestrandole militarmente. Dall’altra parte i gruppi paramilitari che torturano, stuprano e uccidono le donne accusate di appartenere allo schieramento opposto. Per questo motivo si è creata una polarizzazione ideologica per quanto riguarda i ruoli di genere, che vede le FARC protagoniste di una visione moderna ed “emancipazionista” della donna, mentre i paramilitari ne promuovono una visione retrograda, sostenuta peraltro da gruppi cattolici fondamentalisti: per loro la donna è solo fattrice, moglie devota e sottomessa o, al contrario, una prostituta da rinchiudere in un bordello (non peraltro i paramilitari infatti controllano anche la tratta di donne da avviare alla prostituzione).

Infine, ma non per ordine di importanza, una delle più gravi conseguenze del conflitto è stato lo spostamento forzato di migliaia di donne dalle aree rurali alle città. Questi trasferimenti le hanno obbligate ad assumersi la responsabilità di assicurare la sopravvivenza a se stesse e alle loro famiglie in nuovi ambienti sociali e culturali, senza sostegno statale e senza le competenze necessarie per l’accesso al mercato del lavoro. La violenza che pensavano di essersi lasciata alle spalle continua a esercitare un ruolo importante nelle loro vite, e ancora oggi sono obiettivo di ricatti, molestie, stupri o prostituzione forzata. Ora che l’accordo di pace è stato rifiutato, cosa succederà?

Sorgente: Donne e indigeni nel processo di pace in Colombia

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