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21/22 ottobre, mobilitazione andata a segno. Renzi scatena i suoi giullari

Prima Fabrizio Rondolino sulle pagine di ciò che rimane dell’Unità, ormai ridotta al ruolo di equivalente piddino del ‘Giornale’ e del ‘Foglio’. Poi Aldo Grasso sulle pagine del Corriere della Sera, il bollettino ufficiale della borghesia italiana. Poi ancora Affari Italiani.

A lungo i media mainstream – tutti, nessuno escluso – hanno completamente ignorato il percorso di costruzione della due giorni di mobilitazione che ha portato prima allo sciopero generale del 21 ottobre e poi alla manifestazione nazionale del 22, con in mezzo una piazza San Giovanni ribattezzata “Abd Elsalam” e dedicata al lavoratore egiziano assassinato durante un picchetto alla Gls di Piacenza poche settimane fa.
La tattica sembrava quella di sempre: rimuovere, censurare, ignorare, far finta di nulla, sperando che il silenzio stampa cancellasse una mobilitazione del sindacalismo di base vissuta evidentemente come di routine.
Ma poi, a ridosso della due giorni, qualcosa deve essere cambiato nella percezione dei fedeli servitori a mezzo stampa del presidente del Consiglio e delle compatibilità europeiste. Devono essersi accorti che la due giorni avrebbe rappresentato una novità – per loro sgradita – rispetto al passato: la saldatura tra l’insediamento sociale, tra i lavoratori e nei territori, rappresentato dal sindacalismo di classe e conflittuale, e una piattaforma politica di tipo strategico, che prende di petto non solo il tentativo renziano di mutare geneticamente una Costituzione già in gran parte svuotata, ma anche i mandanti dell’operazione: quell’Unione Europea che procede speditamente verso la cancellazione di ogni elemento residuo di democrazia, di partecipazione, di conflitto, allo scopo di accelerare e concentrare i processi decisionali e rendere il proprio blocco maggiormente competitivo con i poli concorrenti.
E quindi ecco che, a freddo, senza aver mai fornito informazioni su quanto si sarebbe svolto in tutto il paese e poi a Roma il 21 e 22 ottobre – uno sciopero generale, decine di manifestazioni, un pomeriggio di dibattito tra decine di soggetti sindacali, sociali e politici diversi, e poi una manifestazione nazionale – il pasdaran del Pd Rondolino ha lanciato la sua fatwa contro Giorgio Cremaschi, tra gli animatori della Piattaforma Sociale Eurostop che a partire dall’estate ha costruito il percorso di mobilitazione del ‘No sociale’ al referendum del 4 dicembre. Un articoletto bilioso, sullo stile del giornale fascistoide degli anni ’50 “Il Borghese”, all’insegna della denigrazione e della derisione, che prende di petto Giorgio Cremaschi – reo di averci dato un taglio con l’irrecuperabile Cgil – allo scopo di attaccare i sindacati indipendenti e di classe, lo strumento dello sciopero, la pretesa da parte delle forze promotrici di esprimere un ‘No sociale’ alla controriforma renziana della Costituzione.
Che necessità aveva un giornaletto come l’Unità di dedicare un così bilioso corsivo ad una mobilitazione che Rondolino afferma di reputare tutt’al più folkloristica?
La mobilitazione deve in realtà aver colpito nel segno, nelle forme e negli obiettivi, se a distanza di poche ore il Corriere della Sera è costretto a tornarci, con una bordata di Aldo Grasso, anche questa volta tutta concentrata contro Cremaschi, definito “l’uomo che voleva fermare l’Italia”. Di nuovo un attacco personale – perché il conflitto da quelle parti non può che essere concepito attraverso la lente deformante della personalizzazione – che in realtà nasconde la rabbia di certi ambienti dominanti nei confronti di un mondo che sfugge al proprio controllo e irriducibilmente antagonista. Questa volta l’invettiva è affidata nientemeno che ad un critico televisivo…
Come Rondolino, Grasso dileggia lo sciopero, la manifestazione nazionale, i dibattiti organizzati a San Giovanni. Ma a differenza della firma dell’Unità, quella del Corriere accusa Cremaschi – in realtà i sindacati e le organizzazioni promotrici della mobilitazione – di voler gettare nientemeno che la nazione nel caos. Brucia la riuscita dello sciopero di venerdì? Evidentemente si.
D’altronde era stato lo stesso Matteo Renzi in persona che in diretta telefonica da Bruxelles – un caso? – era dovuto intervenire per affermare che “Se ci sono alcuni sindacati che vogliono fare polemica sul referendum e in nome del No per creare disagio ai cittadini credo che sarà un boomerang anche per loro”.
A leggere gli acidi interventi degli “illustri” Rondolino e Grasso sembra proprio che, questa volta, siano proprio Renzi e i suoi a leccarsi le ferite.
Tanto che ieri, sul sito di Affaritaliani, è comparsa una nuova invettiva contro Cremaschi e gli scioperanti, accusati da un tal Giuseppe Vatinno di mirare alla diffusione del caos. Un articolo identico a quello di Rondolino e Grasso, (anche se meno brillante). A questo punto è lecito pensare che dietro tutta questa operazione di denigrazione mediatica possa esserci, più che lo spontaneo fastidio provato da certi ambienti e da certi personaggi per il ritorno del conflitto sindacale e politico nelle piazze del paese, qualche velina arrivata dai piani alti e rilanciata senza indugio – oltre che con scarsa creatività – dai fedeli giullari (o se preferite, giornalisti embedded) del Presidente del Consiglio.

 

Redazione Rete dei Comunisti

Sorgente: Rete dei Comunisti – 21/22 ottobre, mobilitazione andata a segno. Renzi scatena i suoi giullari

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