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Montepaschi: 2.600 esuberi in tutto Oltre 500 filiali da chiudere Attesa per il voto di Piazza Affari – Corriere.it

corriere.it/economia – I numeri del piano approvato nella notte: oltre un miliardo di profitti entro il 2019, redditività all’11%. Le sofferenze cedute ad una bad bank. Piano digitale per gli sportelli e focus su mutui e risparmio gestito. La presentazione a Milano  – di Fabrizio Massaro

il TERZO SALVATAGGIO

MILANO Il Montepaschi ieri ha approvato il piano industriale che sarà la base del terzo salvataggio della banca senese in tre anni: le previsioni sono di un utile netto a fine piano superiore a 1,1 miliardi, una redditività (Rote) oltre 11% nonostante una crescita prudente dei ricavi.

L’obiettivo è una banca più automatizzata, concentrata sui mutui con una forte componente online e totalmente libera dalle sofferenze che saranno cedute a una bad bank che poi le gestirà. Incisivi i risparmi sui costi, a partire da quelli del personale: ci saranno 2.600 esuberi e la chiusura di 500 filiali.

Convocata, sempre ieri, l’assemblea per il 24 novembre che deve varare l’aumento di capitale fino a un massimo di 5 miliardi, approvare la cooptazione dell’amministratore delegato Marco Morelli ed eleggere il nuovo presidente al posto del dimissionario Massimo Tononi. Le candidature possono essere presentate anche durante l’assemblea.

L’aumento di capitale

L’aumento di capitale servirà a coprire la perdita di quasi 4,8 miliardi conseguente al deconsolidamento di tutte le sofferenze bancarie: 27,6 miliardi di crediti inesigibili passeranno a un veicolo di cartolarizzazione a un prezzo di 9,1 miliardi, e agli azionisti Montepaschi verrà assegnata la cosiddetta “tranche junior” della cartolarizzazione stessa, in modo da farli partecipare al previsto recupero di valore dei titoli del veicolo.

In questo schema preparato da Jp Morgan e Mediobanca, già annunciato a fine luglio, è previsto l’intervento anche del fondo Atlante che investirà 1,6 miliardi.

Il voto del mercato

La reazione di Piazza Affari si vedrà nella seduta di oggi.

Con tutta evidenza il mercato ha fiutato che adesso a Siena si fa sul serio e che qualcuno potrebbe davvero essere disposto a investire sull’istituto più antico del mondo. Il titolo era davvero sceso troppo, con quasi il 90% del valore bruciato da inizio anno.

In appena 5 sedute – da quando il cda ha preso atto del piano alternativo di Corrado Passera e dell’interesse a investire a Siena da parte di alcuni fondi di private equity contattati dall’ex ministro – il valore di Mps in Borsa è letteralmente raddoppiato: da 17 a 35 centesimi, +100%.

E gli scambi sono stati enormi: solo lunedì è passato di mano il 14,7% del capitale con u n rialzo del 28% e nelle ultime 5 sedute oltre il 50%. E la capitalizzazione è risalita a 1,017 miliardi.

La presentazione

Oggi, dopo i comunicati stampa, l’ad Marco Morelli presenta i dettagli del piano agli analisti finanziari a Milano, quindi partirà il roadshow e si aprirà la data room per i potenziali soggetti interessati. Prima degli analisti Morelli ha incontrato i sindacati per discutere il tema più delicato: i posti di lavoro da tagliare.

«Da quello che sappiamo dovrebbero essere 1.600 nuovi esuberi che si aggiungono ai 1.400 del vecchio piano non ancora eseguiti. Ci saranno anche 300 assunzioni», anticipava lunedì notte Lando Sileoni, segretario generale della Fabi.

 L’assemblea cruciale

Una banca più leggera, più digitale e senza sofferenze bancarie sarà la equity story che Morelli, accompagnato da Jp Morgan e Mediobanca, presenterà ai mercati: di fatto una start-up bancaria ma con 5 milioni di clienti a cui vendere soprattutto mutui e risparmio gestito. Il nodo è il patrimonio necessario, pari a 5 miliardi.

Che va trovato a tutti i costi se non si vuole rischiare il «bail in», un evento che avrebbe conseguenze drammatiche. Il board si è tenuto le mani libere nella richiesta all’assemblea, per poter mixare ingresso di investitori stabili (anchor investor), conversione dei bond subordinati e aumento di capitale vero e proprio, con o senza diritto di opzione.

Se ci sarà l’ok dell’assemblea – serve il 20% del capitale – la ricapitalizzazione potrebbe partire dopo il referendum del 4 dicembre (probabilmente lunedì 12) per chiudersi entro l’anno.

E se vince il «sì», tutto sarà più facile. Se invece prevarrà il «no» alla riforma costituzionale, potrebbe esserci turbolenza sui mercati. E allora l’aumento slitterebbe all’anno nuovo.

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Il chiaroscuro della nostra giustizia

Sorgente: Montepaschi: 2.600 esuberi in tutto Oltre 500 filiali da chiudere Attesa per il voto di Piazza Affari – Corriere.it

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