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 Il referendum costituzionale e la seconda freschezza di Renzi

Mi pare che ci sia un’asimmetria che salta agli occhi – e dovrebbe contribuire ad aprire gli occhi anche a chi poco si intende di questioni tecniche – nei due schieramenti sul referendum.
Mentre i contrari dicono “votiamo no perché la riforma fa schifo”, la formula più gettonata dei favorevoli è “votiamo sì anche se alcune cose potevano essere fatte meglio” (qualcuno, come Cacciari, ha espresso il concetto in maniera più rude). Mentre dal fronte del no, per quanto eterogeneo esso sia, arriva un unanime giudizio negativo, non si è ancora sentito nessuno dello schieramento favorevole, che al contrario è ben omogeneo, pronunciarsi in maniera netta: la riforma è la migliore possibile; o anche, la riforma è bellissima; o anche, soltanto, è una bella riforma.
Lo stesso Renzi ha dichiarato al cospetto di Vespa che la riforma poteva essere scritta meglio. In particolare, l’art. 70. Certo, ha aggiunto il riformatore, noi l’avevamo scritta “molto meglio”, ma i passaggi in aula l’hanno peggiorata.
Viene da domandarsi chi mai comprerebbe un appartamento da un costruttore che gli dicesse: “abbiamo fatto un buon lavoro, anche se qualche pilastro poteva essere più solido e si poteva mettere cemento di migliore qualità”. Oppure: “noi l’avevamo progettato meglio, ma poi i muratori hanno fatto di testa loro”.

Ci starebbe bene un breve dialogo de Il Maestro e Margherita:
«Mi hanno mandato dello storione di seconda freschezza» dichiarò il barista.

«Anima mia, questa è un’assurdità».

«Cosa sarebbe un’assurdità?»

«La seconda freschezza è un’assurdità! Di freschezza ne esiste una sola, la prima, che è anche l’ultima. E se lo storione è di seconda freschezza, vuol dire che è marcio».

Sorgente: quarto pensiero: Il referendum costituzionale e la seconda freschezza di Renzi

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