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Un premio a chi trova lavoro ai disoccupati Parte la fase due del Jobs act. Ecco gli esempi – Corriere.it

corriere.it/ – Da novembre incentivi fino a 5 mila euro alle agenzie che ricollocano chi non ha un posto. La somma dipende dal tipo di contratto e dal profilo del  del candidato. Contano età, luogo di residenza e livello di istruzione. Assegni doppi sui contratti a tempo indeterminato al Sud di LORENZO SALVIA

1. Come viene calcolato il premio
Quanto vale trovare un posto di lavoro? Tanto, specie di questi tempi. Ma adesso un algoritmo ce lo dice con precisione, caso per caso. Patrizia ha 45 anni, vive a Milano, è infermiera. Ma è disoccupata da quasi un anno e mezzo. Chi le trova un contratto a tempo indeterminato avrà un «premio» da 1.700 euro. Tutto cambia se ci spostiamo a Reggio Calabria. Qui c’è Antonio, 52 anni, licenza media, meccanico e anche lui disoccupato.
Il suo è un caso più difficile. Statisticamente più difficile.Perché nella sua terra la disoccupazione è più forte, perché ha un titolo di studio più basso, perché per il suo mestiere c’è meno richiesta. E infatti il «premio» è più alto. Chi gli fa firmare un contratto a tempo indeterminato avrà 4 mila euro. Più del doppio rispetto al caso di un’infermiera milanese.

Quelli che avete letto non sono numeri tirati a caso. Il bussolotto da cui vengono fuori è quello dell’assegno di ricollocazione che parte a novembre. È l’ultimo pezzo del Jobs act e ne apre la «fase due», visto che si sta esaurendo la spinta della «fase uno», quella degli sconti sui contributi per le nuove assunzioni. Funziona così: chi trova un posto di lavoro a chi è disoccupato da almeno 4 mesi riceve dallo Stato un assegno fino a 5 mila euro.

La somma non va al lavoratore ma ai centri per l’impiego, pubblici, e le agenzie per il lavoro, private ma riconosciute dal pubblico. Un incentivo per spingere gli uffici a raggiungere il risultato. L’importo dell’assegno sarà variabile a seconda del tipo di contratto e del profilo del candidato. A ogni disoccupato verrà assegnato un punteggio da 0 a 1. Più difficile è il caso, più alto è il punteggio, e più alto è il premio.

A calcolare l’assegno è un algoritmo che usa diverse variabili: età, sesso, luogo di residenza, titolo di studio, esperienze lavorative, durata della disoccupazione. «Dietro questi numeri – spiega Maurizio Del Conte, presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che cura il progetto – non c’è un giudizio di merito e tanto meno morale.

Si tratta di un semplice calcolo statistico, costruito sui dati del passato». Di fatto l’algoritmo trasforma in un numero quello che è un ragionamento di buon senso.

Una rivoluzione anche coraggiosa per il vecchio mondo del collocamento, che a novembre partirà in via sperimentale.

Ogni disoccupato avrà il suo «prezzo». Con la speranza che lo aiuti a trasformarsi in un lavoratore.

2. Diplomato e disoccupato dal 2015. Contributo fino a 2.900 euro

Djamel, 48 anni algerino, vive a Milano, ed è diplomato. Ha lavorato fino al mese di maggio del 2015 come dipendente di un’impresa di installazione impianti. L’assegno è pari a:

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