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CSOA Askatasuna: 20 anni di lotte e antifascismo sotto la Mole Antonelliana

Torino, la città della Fiat e dalla famiglia Agnelli. Non ti aspetteresti che proprio qui, nella vecchia capitale del Regno sabaudo, il 16 novembre 1996 veniva occupato un edificio in corso Regina Margherita, a pochi chilometri dalla Mole Antonelliana e dalla centralissima piazza Castello, a cui sarebbe stato dato il nome di CSOA Askatasuna.

Questo spazio sociale, che col tempo è diventato uno dei più conosciuti dai militanti dell’Italia intera, in questi 20 anni è stato il punto di riferimento per il mondo antagonista torinese. Nelle sue stanze, ancora oggi, ci si incontra per portare avanti lotte e per far prevalere quel senso di socialità che, troppo spesso, viene messo da parte. Il tutto partendo da tematiche quali l’antifascismo e l’antirazzismo.

Dall’Askatasuna però sono partite anche altre campagne che avevano come obiettivo quello di portare solidarietà e far conoscere anche altre esperienze che si svolgono fuori dal perimetro del capoluogo piemontese. Un esempio su tutti può essere quello della lotta No Tav in Val Susa.

Per festeggiare questo importante anniversario, e per dare una spinta per le azioni future, da sabato 21 ottobre fino al prossimo 17 dicembre, sono in programma una serie di iniziative che spazieranno dai dibattiti, alla presentazione di libri fino alle serate musicali. Alcuni giorni fa abbiamo intervistato gli attivisti del CSOA Askatasuna e li abbiamo fatto alcune domande in vista di questo importante anniversario.

1) Da dove deriva il nome “Askatasuna” che avete deciso di dare a questo spazio occupato?

Il nome Askatasuna significa Libertà in Euskara, la lingua del popolo basco. Abbiamo deciso di dare questo nome al nostro centro sociale perché c’è sempre stata solidarietà nei confronti di Euskadi (Paesi Baschi) e molta affinità con una lotta popolare per l’autodeterminazione di un popolo fiero, che non hai mai mollato, come noi, quindi non potevamo scegliere un nome migliore per rappresentarci.

Un tempo nessuno sapeva pronunciarlo, i giornali facevano strafalcioni, oggi dopo vent’anni lo conoscono e lo sanno scrivere tutti. Un bel passo in avanti che rappresenta la nostra attività politica e che rende un po’ anche onore a Euskal Herria

2) Quando e perchè si è presa la decisione di dar vita ad un luogo come il csoa Askatasuna?

Askatasuna nasce nel 1996, il 16 novembre per l’esattezza, quando occupammo l’ex Asilo degli Gnomi abbandonato da oltre 10 anni. Lo stabile fu oggetto di diverse occupazioni negli anni passati, compresa una da parte del collettivo Spazi Metropolitani, il collettivo che diede poi vita al Csa Murazzi.

L’occupazione avvenne durante un corteo istituzionale, dal quale ci staccammo e ne portammo buona parte a salutare ed entrare nella nuova occupazione.

Molti di noi venivano dall’esperienza del Csa Murazzi, il mitico centro sociale che ha fatto la storia a Torino (attivo ancora oggi nonostante alcune mosse fastidiose da parte della magistratura) ma che non ha mai potuto misurarsi con un quartiere, visto che si trova ai Murazzi.

Decidemmo così di dar vita ad un’occupazione che si potesse misurare con il sociale, fare politica sui bisogni della gente, per questo rendemmo subito il giardino dell’Askatasuna, agibile e curato, ed aperto al quartiere. Ancora oggi è l’unico spazio verde nel borgo, in settimana lo utilizza l’asilo nido, nel week end noi“.

3) Che rapporto avete con la città di Torino di cui rappresentate, da 20 anni a questa parte, lo spirito militante?

Torino è la nostra città, nel bene e nel male. Il nostro rapporto è da sempre quello di esserne la parte coerente, quella che non è mai scesa a compromessi da nessun punto di vista con il potere cittadino, ovvero la Fiat.

Né dal punto di vista produttivo, né tantomeno da quello culturale. Abbiamo sempre rappresentato, o meglio incarnato, l’alternativa alla sinistra di palazzo che non disdegna mai un invito nel salotto bene.

Siamo sempre stati autonomi, in tutto e per tutto, ed è per questo che siamo considerati una spina nel fianco a chi vuole governare in città: abbiamo sempre provato ad essere la forza sociale di Torino, con coerenza e generosità, e questo ci è sempre stato riconosciuto da chi lo doveva fare“.

4) Siete molto vicini alla Val Susa, luogo in cui, da più di 20 anni, si sta portando avanti la lotta No Tav. Avete intessuto una qualche “relazione” particolare con coloro che si oppongono alla costruzione della Torino-Lione? Che rapporto avete con i valsusini?

La tua domanda denota scarsa conoscenza, ma non è grave. Diversi compagni e compagne dell’Askatasuna sono valsusini o hanno vissuto in Valle di Susa, quindi il rapporto con essa è più che naturale.

Abbiamo partecipato a tutte le iniziative del movimento No Tav fin da quando non si parlava di Movimento fondando il primo comitato notav: il comitato di lotta popolare di Bussoleno.

Per farti capire meglio, potremmo dirti che un compagno nostro ha inventato e realizzato la bandiera No Tav.

Invitiamo a leggere un libro e vedere un video che abbiamo realizzato sui primi tempi, fino al 2005, del movimento No Tav: Fermarlo è possibile (si trova in rete e su youtube)

5) Ad agosto scorso il Gabrio, altro importante centro sociale di Torino, ha subito un blitz della polizia. Qual’è l’atteggiamento delle istituzioni locali verso questi spazi autonomi cittadini? Dopo l’elezione a sindaco della pentastellata Chiara Appendino è cambiato qualcosa?

Per semplificare, le istituzioni cittadine hanno sempre osteggiato i centri sociali, perché portatori di un modo di fare politica che identifica in loro stesse, il problema da risolvere.

Tutte i consigli comunali hanno chiesto lo sgombero in questi vent’anni e qualche volta ci hanno ragionato concretamente, come nell’ultimo mandato di Chiamparino.

Il nostro essere una forza politica propositiva in città e non solo uno spazio sociale occupato, hanno sempre spento le velleità del sindaco o di chi per lui.

Ma abbiamo sempre avuto ragione: in questi anni il degrado della politica sociale, quella relativa al welfare in città è tragica e fa si che la nostra Torino sia la capitale degli sfratti di gente che non si può permettere un affitto.

Dietro alle code dei musei che tanto si declamano (e che sono positive) c’è un mondo che le istituzioni fanno finta di vedere e qualche vota di affrontare ma solo con interventi a spot.

L’elezione di Chiara Appendino potrebbe cambiare qualcosa, ma ancora non abbiamo visto nulla di questa discontinuità annunciata, ma sai poi noi non abbiamo molti problemi: il cognome degli ultimi tre sindaci finisce in –INO, quindi abbiamo già slogan e cori pronti.

A parte tutto, un qualcosa l’ha portato ed è la botta che ha preso l’allegra famiglia del Pd che gestiva tutto in città, questa senza dubbio è positiva“.

6) Che cosa avete organizzato per festeggiare questi 20 anni di occupazione?

Abbiamo organizzato molto: concerti, cene, mostre, dibattiti, presentazioni di libri.

Il programma:

programma 20 anni askatasuna

Sorgente: CSOA Askatasuna: 20 anni di lotte e antifascismo sotto la Mole Antonelliana – OltremediaNews

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